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Il settantaquattresimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo ottobre un “Delitto e castigo” per il re dei detective.

La scheda di Uruk:

74. Sherlock Holmes. Le ombre di San Pietroburgo (Sherlock Holmes and the Shadows of St Petersburg, 2018) di Daniel D. Victor [ottobre 2020] Traduzione di Marilena Caselli
– Inoltre contiene il racconto:
Il tempo che fu, di Giacomo Mezzabarba

La trama:

Duplice omicidio nell’East End. Un prestatore su pegno e la moglie sono stati rinvenuti con il cranio spaccato a colpi d’ascia. Il movente è senza dubbio un tentativo di furto. È questa la notizia che l’ispettore Lestrade reca in un’oscura mattina di novembre al 221B di Baker Street. Un episodio del genere sarebbe semplice routine in un quartiere abbandonato alla miseria e alla violenza, ma alcuni dettagli accendono la curiosità di Sherlock Holmes. Il dottor Watson, poi, rimane addirittura sconvolto nell’udire il resoconto dell’orrendo crimine, per le analogie impressionanti con un certo romanzo di Dostoevskij di cui ha appena terminato la lettura. Possibile che esista un legame con la remota San Pietroburgo, dove quella vicenda immaginaria è ambientata? Forse l’autore si era ispirato a un caso realmente accaduto che dalla Russia torna minacciosamente attuale? Ipotesi che spalancano scenari vertiginosi e che il grande detective dovrà sottoporre alla prova dei fatti in un’indagine di rara complessità, mentre un Raskolnikov si aggira come uno spettro per le vie di Londra.

L’incipit:

— La ferita d’arma da fuoco subita dal signor Arthur Black non era tuttavia sufficiente a causarne il decesso. — Così si pronunciò l’assistente del coroner dell’East Sussex in un giorno di gennaio del 1893. Che cosa avesse posto realmente fine alla vita di quell’uomo doveva ancora essere accertato.
Al momento dell’inchiesta, quasi due anni dopo il presunto incontro fatale tra Sherlock Holmes e il professor Moriarty alla cascata del Reichenbach, il pubblico in genere, me compreso, riteneva ancora che Holmes fosse morto. Eppure, come ho sottolineato in altra sede, nonostante la sua scomparsa io non avevo minimamente perso l’interesse per le sfide della medicina forense che Holmes aveva acceso in me.
Il risultato fu che, durante l’assenza del mio amico, continuai a seguire i resoconti pubblici dei crimini e le conseguenti indagini. In effetti, grazie alle mie conoscenze tra le forze di polizia, capitava abbastanza di frequente che venissi consultato su varie investigazioni criminali per fornire la mia consulenza di medico. Quando gli uomini di Scotland Yard dicevano “Dottor Watson, avremmo bisogno dei suoi servigi”, io facevo del mio meglio per accontentarli. E, anche senza l’ausilio del mio amico fidato, mi piace pensare di aver potuto contribuire in modo utile, in numerose occasioni, alle indagini della polizia londinese.

Extra

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes incontra il Fantasma dell’Opera di Luigi Pachì:

«Era una splendida domenica mattina di settembre del 1890 e, come spesso capitava da quando ci eravamo sposati, mia moglie Mary e io ci recammo al mercatino di Spitalfields. A Mary piaceva curiosare tra le bancarelle per comprare oggetti con cui arredare la nostra casa e io assecondavo questo suo innocente desiderio, anche se, devo dire, mi capitava spesso di mettere mano al portafoglio per acquistare un paralume che personalmente non avrei mai scelto, o qualche altra bagattella di cui Mary si era infatuata. Ma mi stava bene così; a me importava solo che Mary fosse contenta, anche a costo di ritrovarmi senza un penny in tasca.
Non vedevo Holmes da diversi mesi. Il mio matrimonio ci aveva inevitabilmente divisi ed entrambi eravamo presi dalle nostre rispettive occupazioni: io a curare i miei pazienti nello studio che avevo rilevato a Paddington, lui a svolgere le sue indagini.
»

L.

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