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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1263. L’importanza di chiamarsi Gideon [Gideon 17] (Gideon’s Art, 1971) di J.J. Marric (John Creasey) [15 aprile 1973] Traduzione di Sem Schlumper
Inoltre contiene il racconto:
Il poliziotto che amava i vecchi film (The Cop Who Liked Old Movies, da “EQMM“, ottobre 1972) di Jeff Sweet

La trama:

Come il Re Canuto sulla riva, il Comandante Gideon sta lottando per dominare una crescente marea di criminalità. Violenza, delitti passionali, furti, raggiri… l’elenco non finisce mai, e sembra che le nuove leggi generino nuovi reati. Ma Gideon non è soltanto un poliziotto, anche se, certe volte, gli viene una gran voglia di buttarsi allo sbaraglio nella strada e di farla fuori a botte, invece di starsene alla scrivania. La responsabilità del Dipartimento è tutta sulle sue spalle, egli deve indirizzare, controllare i suoi uomini, a volte imporre la disciplina con mano ferrea, poiché una vita dura come la sua non ammette cedimenti. Dopo tutto, i poliziotti hanno le medesime debolezze degli altri esseri umani, hanno le mogli, i figli, le innamorate… Un audace furto ai danni della National Gallery è al centro di questa nuova vicenda che vede Gideon alle prese con un caso senza precedenti. Il che, tuttavia, non gli consente di prendersi una vacanza da tutti gli altri problemi che lo assillano, da quelli inerenti ai suoi molteplici doveri di funzionario a quelli previsti e imprevisti che la vita impone a ogni bravo padre di famiglia.
Chi legge i romanzi di J.J. Marric ha la sensazione di aver soggiornato lungamente a Londra e di conoscere Scotland Yard, anche se non si è mai mosso da casa propria.

L’incipit:

— Valore, un quarto di milione, insomma — disse Jenkins.
— Di sterline – sottolineò Slater.
— E ho già chi compra — specificò, pignolo, de Courvier. — Fanno venticinquemila sterline a testa.
— Ma se dicevi che ne vale duecentocinquantamila — disse Slater.
— Appunto per questo, ne vale venticinquemila a testa per noi — ribatté de Courvier. — Magari
in dollari, se ti vuoi fare una lunga, bella vacanza all’estero.
— Vuoi dire che puoi vendere in America? – domandò, molto scettico, Slater. — Sarebbe la prima che sento.
— Non ho detto di poter vendere in America — rispose de Courvier. — Ho detto che ho il compratore. Per il solo furto, noi possiamo incassare venticinquemila sterline a testa. Se poi il mio cliente ci guadagna su, e forte, affari suoi.
Nella lunga pausa, i tre si guardarono l’un l’altro, Jenkins con la sigaretta incollata al labbro di sotto, Slater col sigaro mezzo fumato che gli spuntava in su dalla bocca tumida e carnosa, e de Courvier compassato, un signore, quasi, in quella poltrona zoppa, stile “reggenza”, dai braccioli sfilacciati e i colori sbiaditi, nella quale se ne stava seduto con la schiena appoggiata allo schienale. Da fuori, e fastidiosamente vicino, veniva il baccano di una perforatrice automatica. Le tendine sottili e tirate nascondevano i tre ai passanti. Passarono alcune donne, dei bambini, due signore che chiacchieravano tra loro, tre bambini che parlavano fitto. Poi, passò un uomo a passi studiatamente lenti, e Slater alzò gli occhi improvvisamente allarmato dall’istinto.
— Dove si dovrebbe consegnare? — chiese Jenkins.
— Porto io agli intermediari, che se lo tengono. Resterà in mano nostra per un paio di ore soltanto.
— D’accordo, ma dove lo teniamo in questo paio di ore?
De Courvier si strinse nelle spalle.
— Dove ci pare.

L.

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