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Prima di darlo via schedo questo numero de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca della direzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata, come sempre, da Manuel Prieto.

La scheda di Uruk:

1958. E bravo Dortmunder [Dortmunder 6] (Good Behavior, 1986) di Donald E. Westlake [10 agosto 1986] Traduzione di Laura Grimaldi
Inoltre contiene il racconto:
Nel buio (Dark Corridor, da “EQMM”, febbraio 1986) di Brendan DuBois, riportato erroneamente Brenda Du Bois

La trama:

Zampetta sui tetti, in bilico sulla città addormentata, spaurito e ormai di mezza età, inseguito dalla torcia elettrica di un poliziotto giovane e veloce (che ingiustizia!), si cala giù da un muretto che dà su una lontana strada in basso e su un’autopattuglia della polizia, scivola e piomba in uno sgabuzzino, e di là in mezzo a uno stormo di suore riunite nella cappella di St. Filumena. È John Dortmunder, carico di arnesi da scasso e d’acciacchi, ma dal cuore d’oro. Si fa strappare la promessa di salvare da un’alta torre grigia di New York la giovane Suor Mary Grace sequestrata dal suo stesso padre per essere sottratta alla vocazione. Con l’aiuto di Andy Kelp e con l’incoraggiamento di May, Dortmunder va avanti pensieroso, improvvisando la vita. Con una “cordata” di poveracci, si scontra con il padrone di una multinazionale, con un branco di mercenari assatanati, con un sistema di sicurezza unico al mondo e con i misteri dell’elettronica. Ma lui continua ad andare, su per le scale, giù per le scale, dentro un ufficio, fuori da un ufficio, sotto il tiro di un fucile d’assalto, appena fuori dal tiro di un fucile d’assalto, irresistibilmente, caoticamente, comicissimamente. Un Dortmunder al suo meglio, in una storia perfetta.

L’incipit:

Dortmunder aprì la porta e un lontano sistema d’allarme fece CLANG angangangangangang… — Maledizione — disse Dortmunder, e richiuse la porta, ma Yangangangangang continuò ininterrotto. — Maledizione e rimaledizione — disse Dortmunder, mentre da qualche parte, in distanza, la sirena di un’autopattuglia faceva uuuop-uuuop uiggle-uiggle-uiggle uoooooooooppp, con l’ululato che saliva dalla griglia di strade di New York su fino al quinto piano attraverso l’aria delle due di notte, spazzando via il silenzio sulla terrazza dal pavimento incatramato. Il sistema d’allarme continuava a rompere i timpani, angangangangangang. UUUUOP UUUUOP. L’autopattuglia non era poi così lontana.
— Ciao — disse O’Hara.
Dortmunder guardò il suo complice. Complice in quel colpo, almeno. — Dove te ne stai andando?
— In Florida — rispose O’Hara di sopra una spalla. Era già a metà strada verso la scala antincendio.
Alzando la voce di appena un decimo di nota, nella speranza di essere sentito da O’Hara, ma non dai vicini, Dortmunder disse: — Forse non dovresti.
— L’ho già fatto — rispose O’Hara, cominciando a scendere la scala antincendio. — Fa troppo caldo, da queste parti. Vado a rinfrescarmi in Florida. — E scomparve dalla vista..

L’autore:

Donald E(dwin) Westlake, ovvero Richard Stark, ovvero Tucker Coe. Un nome reale, due pseudonimi, tre firme per tre filoni di narrativa diversi.

Partiamo da Tucker Coe. Tucker Coe, l’amaro. Con questo nome e con il romanzo “Kinds of Love, Kinds of Death” (“Oltre il muro”), nel 1966 Westlake vara una serie dedicata a Mitch Tobin, un ex-poliziotto espulso dalla polizia di New York per essersi fatto arbitrariamente sostituire da un collega in una missione che poi è costata la vita al collega stesso. Dopo di che, distrutto dalla fine ‘della carriera e dal senso di colpa, si ritira nell’ombra e si mette a costruire un muro attorno alla sua casa, simbolo concreto di quella barriera insuperabile che sente tra sé e gli altri.

Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo al 1963. È l’anno di pubblicazione di un romanzo (il primo di una serie) che Westlake firma col nome di Richard Stark. Richard Stark, il crudele. Il titolo è “The Hunter” (“Anonima carogne”). Il personaggio protagonista di tutta la serie è Parker.

E finalmente arriviamo a Donald Westlake. Westlake, l’umorista. Nasce a Broooklyn il 12 luglio del 1933. Trascorre l’infanzia ad Albany, studia nei Champlain e Harpur colleges. Presta servizio militare in Europa e quando torna in patria comincia a lavorare in una agenzia letteraria. Lascia questo lavoro per dedicarsi al teatro. Ma, nonostante i successi, si fa prendere dalla vocazione di scrittore e nel 1960 esce il suo primo romanzo, “The Mercenaires” (“I mercenari”). Dopo, consegna agli editori non meno di tre romanzi all’anno.

Alto, stempiato, con forte tendenza alla calvizie, nervoso, asciutto, scattante, occhi vivaci, attenti, arguti dietro gli spesai occhiali dalla montatura in tartaruga, Westlake, a vederlo, sembra un individuo senza pretese. Non segue la moda. Indossa per anni gli stessi vestiti, le stesse scarpe finché non cadono a brandelli. Unico vezzo, dei gemelli da polso che raffigurano Stanlio e Ollio. Vive con la famiglia nel New Jersey, al di là dell’Hudson, proprio di fronte a Manhattan. A Westlake appartiene il ciclo Dortmunder, sfortunato e geniale, protagonista assoluto dei romanzi: “The Hot Rock” (“Gli ineffabili cinque”); “Bank Shot” (“Come sbarcare il lunario”) e “Jimmy the kid” (“Come ti rapisco il pupo”). “Nobody is Perfect” (“Nessuno è perfetto”); “Why Me” (“Dortmunder scherza col fuoco”). I romanzi sono uno più esilarante dell’altro. Per i personaggi, patetici e sfortunati, per le trovate, per le gags, per la carica di umorismo, un po’ alla Wodehouse, un po’ alla Chaplin e tanto alla Westlake.

L.

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