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Il settantaseiesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo dicembre dei misteri d’Oriente per Sherlock Holmes.

La scheda di Uruk:

76. Il mandala di Sherlock Holmes (The Mandala of Sherlock Holmes, 1999) di Jamyang Norbu [dicembre 2020] Traduzione di Grazia Maria Griffini

La trama:

Al porto di Bombay sbarca da un piroscafo un passeggero che nessuno si aspetterebbe di vedere in una remota colonia britannica. Non solo per il fatto che costui esercita abitualmente la sua professione nel cuore dell’Impero, ma soprattutto perché, almeno ufficialmente, non risulta appartenere più al mondo dei vivi, essendo scomparso nel gorgo di una cascata svizzera insieme all’arcinemico professor Moriarty. Eppure, sotto la falsa identità di un norvegese di nome Sigerson, viaggia in incognito proprio il “defunto” Sherlock Holmes. Il quale, appena messo piede a terra, sfugge per un soffio a un tentato omicidio, il primo di una serie di accadimenti che renderanno alquanto movimentata la sua trasferta agli antipodi. Ma le prodigiose doti investigative del segugio di Baker Street restano tali anche lontano dalle nebbie londinesi e avranno occasione di dispiegarsi al massimo grado dall’India al Tibet, fino alla città di Lhasa e oltre. Là dove, incastonato nell’enigmatico disegno di un mandala, si cela il segreto di un regno leggendario.

L’incipit:

Negli ultimi anni sono venuti alla luce anche troppi manoscritti inediti del dottor John Watson (di solito trovati in “una scatoletta da viaggio di latta, tutta ammaccata”, conservata nel caveau della banca Cox & Co., a Charing Cross) perché il paziente pubblico di Sherlock Holmes non accolga con sospetto, se non addirittura con incredulità, la scoperta di un ennesima storia. Devo pertanto fare appello all’indulgenza del lettore e pregarlo di sospendere il giudizio finché non avrà ascoltato la breve spiegazione di come, grazie soprattutto alle particolari circostanze della mia nascita, io sia venuto in possesso di questo curioso ma autentico resoconto dei due anni più importanti e sconosciuti della vita di Sherlock Holmes.
Sono nato nel 1944, l’anno della Scimmia di Legno, a Lhasa, la capitale del Tibet, in una famiglia di agiati commercianti. Mio padre era un uomo astuto e, avendo viaggiato in lungo e in largo per affari (Mongolia, Turkestan, Nepal, Cina), più di altri tibetani si era reso conto della fragilità del nostro felice, benché arretrato, paese. Consapevole dei vantaggi di un’istruzione moderna, mi aveva iscritto a una scuola di gesuiti a Daijeeling, una località climatica di montagna nell’india britannica.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Avventura in Tibet durante il grande iato di Luigi Pachì:

«Uno dei periodi più sfruttati dagli autori di apocrifi e pastiche sherlockiani è senz’altro quello che comunemente viene chiamato il Grande Iato. Come già spiegato in altre occasioni, è il periodo che va dall’aprile 1891 alla primavera del 1894 e nel quale il detective di Baker Street viene considerato deceduto, dopo lo scontro con il professor Moriarty presso la cascata del Reichenbach, nelle Alpi svizzere. Il tragico episodio è descritto nel racconto canonico Il problema finale, che per Arthur Conan Doyle avrebbe dovuto segnare per sempre la fine del suo personaggio. Holmes era infatti divenuto scomodo, in quanto l’autore aveva deciso di dedicarsi a generi letterari ben diversi, come il romanzo storico. Questa decisione mise tuttavia in difficoltà la rivista nella quale venivano periodicamente presentati i casi di Sherlock Holmes. Così lo “Strand Magazine” dovette correre ai ripari cercando materiale narrativo che ne emulasse le imprese.»

L.

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