Tag

, , , , ,

Mauro Boncompagni, colonna portante del Giallo Mondadori, presenta questo dicembre la sua nuova opera di raccolta: il numero 96 de “Gli Speciali del Giallo Mondadori”.

La scheda di Uruk:

96. Caccia al tesoro, a cura di Mauro Boncompagni [dicembre 2020] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
L’eredità introvabile (the Shakespeare Murders, 1933), di Neil Gordon (A.G. Macdonell) – Traduzione di Berto Cerlenchi
• TRAMA: L’avventuriero Peter Kerrigan viene a sapere dell’esistenza di due fratelli, uno dei quali sparito nel nulla alla ricerca di un fantomatico milione di sterline. Prima di cedere alla tentazione di scoprire di più, dovrebbe però rammentare che su certe favolose fortune incombe spesso l’ombra del delitto.
Il voto del capitano (The Sapphire, 1933), di A.E.W. Mason – Traduzione di Ada Salvatore
• TRAMA: Uno zaffiro di grande valore, sottratto in un tempio della Birmania, inizia un viaggio implacabile passando di mano in mano. Ed è talmente sinistra la sua influenza sulla vita di chiunque ne venga in possesso, a partire dallo sventurato capitano Crowther, che la pietra sembra portare con sé una maledizione da cui è impossibile liberarsi.
La Farfalla dei Massingham (The Massingham Butterfly, 1926), di J.S. Fletcher – Traduzione di Mauro Boncompagni
• TRAMA: Un gioiello di diamanti, antico cimelio di una nobile famiglia, è stato sostituito con una copia perfetta. Un bel guaio per il prestatore su pegno che l’ha accettata in garanzia, e peggio ancora se non è l’unica. Per risolvere il rebus si impone l’intervento di un esperto: non un gemmologo, ma uno specialista in criminologia come Paul Campenhaye.

L’incipit dell’Introduzione:

Chi scrive non ricorda di aver mai partecipato a una caccia al tesoro, ma sicuramente, nella vita reale e nella fiction, ce ne sono state molte e molte ancora ce ne saranno. Di primo acchito, il meccanismo della caccia al tesoro potrebbe far pensare a un gioco per bambini o, tutt’al più, a un passatempo in calce a una festa per pochi intimi, ma in realtà le regole che presiedono a una caccia al tesoro sono molto simili a quelle che governano il giallo. C’è una posta in palio che occorre assicurarsi (l’individuazione del colpevole), ci sono degli indizi che bisogna decodificare per arrivare alla meta (le piste investigative del detective) e c’è, infine, una competizione tra i giocatori per raggiungere in perfetta solitudine il traguardo non molto diversa da quella che, in parecchi gialli, è la sfida tra il detective geniale e il povero poliziotto frastornato dalla complessità di un’indagine.

L’incipit di “L’eredità introvabile”:

Peter Kerrigan, mentre in una bella mattina di primavera discendeva bighellonando Euston Road, osservò un omino con in capo un feltro nero che gli veniva incontro. Un istante dopo, un fannullone appoggiato alla ringhiera fece un passo avanti e, urtando come per caso l’omino, lo borseggiò del portafoglio. Peter non rimaneva indifferente a nulla che avesse rapporto con i suoi simili e non seppe sottrarsi a un senso di ammirazione per la destrezza del ladro nell’estrarre il portafoglio dalla tasca della vittima e trasferirlo nella propria. Da quel fatto non era però trascorso neppure un minuto, che il ladro si trovò a sua volta urtato accidentalmente da Peter, il quale con somma delicatezza gli ritolse il corpo del reato. Si scusò per l’urto involontario e segui fischiettando l’omino.

L’incipit de “Il voto del capitano”:

Non posso illudermi pensando che il mondo sia in attesa di leggere ciò che sto per narrare, poiché il mondo non ha la più lontana idea di questi avvenimenti. Ma io sento il bisogno di raccontare quanto nessuno conosce meglio di me, eccezion fatta per Michael Crowther: ma questi oggi non pensa più ad altro che all’anima sua.

L’incipit de “La Farfalla dei Massingham”:

Era il sabato mattina della settimana dei meeting estivi a Epsom nel 1908, Fanno in cui una outsider di classe, Signorinetta, vinse il Derby e le Oaks con grande sorpresa da parte di tutti e un notevole turbamento da parte di molti. Siccome allora non avevo un granché per le mani, mi ero recato ai Downs per tutti e quattro i giorni, e quel sabato mattina mi sentivo ancora in uno stato d’animo festivo mentre davo un’occhiata alla posta nel mio ufficio in Jermyn Street. Non c’era nulla di importante, e così stavo pensando di andare a Brighton per il weekend, quando il mio segretario, Killingley, entrò con un biglietto.

L.

– Ultimi post simili: