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Prima di darlo via, schedo questo numero d’annata.

La scheda di Uruk:

25. Estate Spia [luglio 2004] «SAS dà battaglia sul Pacifico»
SAS: la pantera di Hollywood [SAS 15] (La panthère d’Hollywood, 1969) di Gérard de Villiers – Traduzione di Mario Morelli
• TRAMA: Il KGB non dimentica i vecchi agenti, anche quando si sono arricchiti negli USA come Gene Shirak. La sua nuova missione dopo 28 anni lo porterà nelle lande assolate del Messico con un misterioso indiano Navajo e una donna che adora le pantere. Però, c’è anche SAS a rompergli le uova nel paniere.
SAS: scalo a Pago Pago [SAS 16] (Escale à Pago-Pago, 1969) di Gérard de Villiers – Traduzione di Bruno Just Lazzari
• TRAMA: La CIA non tiene più d’occhio da tempo Pago Pago, da quando sono cessati gli esperimenti atomici francesi. Eppure Malko viene inviato sull’isola sperduta per ritrovare un agente scomparso. Scoprirà che anche uno degli ultimi paradisi sulla terra può nascondere un pericolo mortale…

L’incipit di “La pantera di Hollywood”:

“Darling” Jill Rickbell tolse delicatamente dalle mani del navajo la coppa di champagne che lui teneva goffamente in mano e gli si avvicinò fino a toccarlo. Il bolero e i pantaloni di seta cruda portati senza nulla sotto mettevano in evidenza i particolari più intimi del corpo della giovane donna.
— Venga qui, Zuni — mormorò “Darling” Jill.
L’indiano fremette come un cavallo coccolato, ma non si avvicinò. L’alcol, a cui non era abituato, gli faceva girare la testa, e il mondo dei bianchi lo spaventava.
Per di più era solo un domestico in quella casa così bella, che lui non sarebbe nemmeno riuscito a immaginare quando ancora si trovava nella sua riserva dell’Arizona, nel Deserto Dipinto. Non si sarebbe mai dovuto trovare lì, dietro il colonnato della piscina, con quella donna bianca che gli si offriva. “Darling” Jill si passò la lingua sulle labbra aride.
Il corpo del giovane indiano fasciato nei vecchi jeans e nella T-shirt bianca le faceva venire voglia di piantargli dentro le unghie.

L’incipit di “Scalo a Pago Pago”:

Il sottile serpente a strisce nere e gialle si contorceva disperatamente cercando di mordere Stephan, che lo teneva per la coda, a braccio teso.
Stephan era biondo e meravigliosamente abbronzato, con il naso aquilino e i lineamenti delicati. Camminava leggero sulla sabbia bianca, e stringeva il rettile fra il pollice e l’indice tenendolo lontano da sé. Era un serpente-corallo, lungo quaranta centimetri, dal morso mortale, pericoloso soprattutto in quel lembo di terra così isolato dal resto del mondo. Non cerano medici, all’isola dei Pini, e la clinica più vicina era a Numea. Anche chiamando per radio un aereo-taxi, si faceva in tempo a morire dieci volte.
— Oh! Guarda!
Susann, la giovane americana che dall’inizio della passeggiata continuava a divorarsi Stephan con gli occhi, si alzò di scatto e accorse. Al suo grido, gli altri turisti sparpagliati fra l’acqua smeraldina e le macchie d’ombra lungo la spiaggia si avvicinarono.
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L.

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