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Prima di darlo via, schedo questo numero d’annata.

L’illustrazione di copertina è firmata da Victor Togliani.

La scheda di Uruk:

30. Autunno Spia [settembre 2006] «Due città maledette per Malko Linge»
SAS Massacro ad Amman [SAS 23] (Massacre à Amman, 1971) di Gérard de Villiers – Traduzione di Bruno Just Lazzari
• TRAMA: L’allarme parte da Atene: si sta preparando un attentato contro il re di Giordania, per destabilizzare così l’intero Medio Oriente. L’informatore non fa in tempo a fornire altri dettagli perché viene colpito da un proiettile al cianuro. Ed è subito intrigo: Malko parte per una missione piena di trappole mortali, e solo seguendo il filo di un’affascinante Arianna riuscirà a dare battaglia a un sinistro Minotauro.
SAS Requiem per i Tonton Macoute [SAS 24] (Requiem pour Tontons Macoutes, 1971) di Gérard de Villiers [inedito in “Segretissimo”] – Traduzione di Roberto Marini
• TRAMA: “Papa Doc” Ouvalier, il sanguinario dittatore haitiano, è morto. Suo figlio vuole prendere il potere e il controllo sui tonton macoute, le infami squadre della morte. Anche il regime cubano è però interessato a conquistare quest’angolo dei Caraibi, contro l’influenza americana. La missione di Malko: scatenare una rivoluzione a Haiti. Ad aiutarlo un killer disoccupato, un ambiguo traditore e una donna sensuale.

L’incipit di “Massacro ad Amman”:

Sull’aeroporto di Atene stagnava un caldo pesante e umido, e le enormi vetrate sembravano moltiplicare le vampe del sole di maggio. Arthur Baker prese l’ultima sigaretta che era rimasta nel pacchetto, l’accese e tese l’orecchio. Gli altoparlanti stavano annunciando qualcosa.
“… l’arrivo del volo 271 della TWA proveniente dal Cairo e da Karachi…”
Finalmente! Due ore e mezzo di ritardo. Arthur bevve in fretta l’aperitivo e si alzò per andare al gate 8 a spiare i passeggeri.
Dovette pazientare altri dieci minuti. Finalmente, in mezzo a un gruppo di pakistani, scorse l’uomo che cercava. Per il viaggio si era vestito in borghese, ma aveva ugualmente l’aria di un militare.
L’uomo vide a sua volta Arthur Baker, ma finse di non riconoscerlo. Con l’aria del passeggero sfaccendato e solo, ciondolò alcuni minuti nei negozi di souvenir, al bar, e infine si sedette su una panchetta, posando accanto a sé la borsa di pelle.

L’incipit di “Requiem per i tonton macoute”:

Estimé Jolicoeur slacciò il suo vecchio cinturone di stoffa cui era appesa una Smith & Wesson 41 Magnum arrugginita e lo appoggiò sul bordo di una tomba, accanto al cappello di paglia e a un sacchetto di carta con dentro tre manghi. In piedi, l’haitiano si stiracchiò e sbadigliò. Erano esattamente le sei del mattino, e il sole non bruciava ancora. Nel giro di tre ore la temperatura sarebbe diventata infernale. Il cimitero di Port-au-Prince, come il resto della città, era una vera fornace. Se i sepolti non fossero stati protetti da spesse lastre di marmo o cemento, si sarebbero sciolti come burro. Ma per fortuna gli haitiani erano tradizionalisti: per seppellire dignitosamente i loro defunti si privavano del cibo e le ragazze della famiglia arrivavano a prostituirsi, all’occorrenza.
Estimé, pittore di iscrizioni funebri, ne sapeva qualcosa. Le ragazzine avute in cambio di un bell’epitaffio su una tomba nuova gli risparmiavano costosi ricorsi alle vecchie dominicane dei piccoli bordelli su Rue du Carrefour. La sua qualità di tonton macoute, inoltre, dissuadeva i suoi rari clienti non analfabeti dal correggere la sua ortografia approssimativa.
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L.

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