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La collana “Il Giallo Mondadori” di gennaio (n. 3199) presenta una nuova indagine nelle tenebre del Medioevo.

La scheda di Uruk:

3199. La pietra di sangue [Fratello Athelstan 11] (Bloodstone, 2012) di Paul Harding [gennaio 2021] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama

È il dicembre dell’anno 1380 quando sir Robert Kilverby viene trovato senza vita in una stanza sprangata dall’interno. Con ogni probabilità a causarne la morte è stato un avvelenamento. E a rendere ancor più angosciante il delitto è la scomparsa dell’eliotropio, la pietra sacra che la vittima custodiva in uno scrigno. Nella preziosa reliquia, conosciuta come Passio Christi, sono cristallizzate gocce del sangue e del sudore versati da Gesù durante il supplizio della croce. Raccolta da Giuseppe d’Arimatea, dopo essere passata di mano in mano era giunta in Inghilterra come bottino di una razzia, accompagnata dalle voci di una maledizione incombente su chiunque osasse servirsene per scopi sacrileghi. A tali voci è poco incline a credere il frate domenicano Athelstan, parroco della chiesa di St Erconwald a Southwark. Ma il rinvenimento di una seconda vittima, decapitata con una spada quella stessa notte, sembra dare corpo alle dicerie, perché anche in questo caso esiste uno stretto legame con la reliquia trafugata. È bene dunque che fratello Athelstan respinga spiegazioni ultraterrene in favore di una ricostruzione logica dei fatti. Per ricominciare ancora una volta l’antico duello con un assassino in carne e ossa.

L’incipit

Sir Robert Kilverby stava per essere assassinato. Lui non lo sapeva, naturalmente, sistemato com’era in modo confortevole nella stanza calda e ospitale in cui si occupava della contabilità, con i costosi pannelli di lino che scintillavano alla luce danzante delle candele. Vero, il bagliore infuocato dei ceppi di pino che crepitavano nel focolare faceva svolazzare le ombre, e i volti bizzarri scolpiti su entrambi i lati del camino, simili alle figure animalesche sui canali di gronda, assumevano un aspetto più sinistro del solito. Non solo; in una simile atmosfera le scene raccapriccianti del martirio del vescovo Elfego sulle tele dipinte sopra i pannelli sembravano vivere di vita propria, ed era una vita macabra. Nondimeno, Kilverby si sentiva al sicuro in quella stanza fortificata, con la pesante porta in quercia chiusa a chiave e munita di catenaccio. Le finestre a bovindo, alte nelle pareti di stucco rosa, brillavano nella luce morente di quel giorno di dicembre, ma erano troppo piccole perché un malintenzionato potesse penetrare all’interno. Kilverby si strinse il mantello bordato di pelliccia sulle spalle ossute. Smise di mordicchiare la piuma dell’elegante penna d’oca e la posò sul vassoio in peltro che usava per scrivere. Distratto, fece correre lo sguardo sui ramoscelli dei sempreverdi che la sua adorata figlia Alesia appuntava sempre alle stoffe dai colori vivaci. Alesia era uscita nel giardino ghiacciato per raccogliere rametti di agrifoglio, edera e vischio, in omaggio a Gesù e all’arrivo imminente del Natale. Presto l’Avvento sarebbe terminato, così come il digiuno e il canto dei salmi funebri.

L’autore:

Paul Harding è uno pseudonimo dello scrittore Paul Doherty, nato a Middlesborough nel 1946. Doherty ha studiato alla Woodcote Hall e si è specializzato in storia nelle università di Liverpool e Oxford, discutendo una tesi su Edoardo II e la regina Isabella. Vive in Inghilterra ed è un maestro riconosciuto nel genere del giallo d’ambientazione storica. Con il suo vero nome e con diversi pseudonimi, tra cui Paul Harding e C.L. Grace, ha portato avanti numerose serie. In particolare, lo scrittore predilige il XIV e il XV secolo, periodi nei quali si svolgono rispettivamente le vicende del frate domenicano fratello Athelstan e del coroner sir John Cranston e quelle del medico e farmacista di Canterbury Kathryn Swinbrooke, ma ha spaziato anche in altri periodi storici, a partire dall’antico Egitto e dall’epoca di Alessandro Magno.

L.

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