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Il settantasettesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo gennaio il primo manoscritto dei Dossier Cthulhu.

La scheda di Uruk:

77. Sherlock Holmes e le ombre di Shadwell [Cthulhu Casebooks 1] (Sherlock Holmes and the Shadwell Shadows, 2016) di James Lovegrove [gennaio 2021] Traduzione di Michele Piumini

La trama:

Una serie di morti misteriose sta flagellando l’East End. Il cadavere scheletrico che viene rinvenuto la mattina del 3 novembre 1880 è il quarto a presentare i segni apparenti di un’estrema denutrizione e il volto pietrificato in uno sguardo di puro terrore. Ai macabri episodi, avvenuti a intervalli regolari, sempre in una notte di luna nuova, nel quartiere di Shadwell, sembrano essere associati gli avvistamenti di strane ombre che si muovono in modo innaturale, suscitando malessere e paura in chiunque le avvicini. Non sono tuttavia i soli eventi eccezionali in corso; un altro, destinato ad avere sviluppi impensati, è l’incontro fra un chirurgo militare rientrato dall’Afghanistan e un consulente investigativo dotato di un talento unico. A Sherlock Holmes e al dottor Watson il destino ha riservato il compito di fronteggiare una minaccia ben più grave di qualsiasi atto criminale: il manifestarsi di forze oscure in una vicenda, fino a oggi rimasta segreta, che riscrive la storia del grande detective.

L’incipit

“Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti.”
Sono parole di un altro scrittore, un certo H.P. Lovecraft, nelle quali io, dottor John H. Watson, mi riconosco pienamente, più di quanto facciano in molti. In effetti, non sono mai stato felice di non riuscire a comprendere certe esperienze come nell’autunno del 1880, quando tornai in Inghilterra dall’Afghanistan, segnato nella mente e nel corpo. Le lesioni fisiche subite durante una spedizione in una città perduta nella provincia di Kandahar e rincontro con la popolazione locale erano già stati abbastanza spiacevoli. Ancora peggiore, tuttavia, di gran lunga peggiore, era il danno psicologico. I ricordi dell’incidente mi tormentavano con l’intensità abbagliante di un incubo. Onde attenuare la forza di quei ricordi e preservare quanto rimaneva della mia salute mentale, mi ritirai in quella che non riesco a descrivere se non come una folle abnegazione. Giurai solennemente a me stesso che gli episodi di quei giorni non avevano mai avuto luogo, che ero stato vittima di allucinazioni, un’aberrazione febbrile del cervello. Nulla di tutto ciò era stato reale.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: L’arte del mash-up di Luigi Pachì:

Il Giallo Mondadori Sherlock di questo mese vi propone il primo romanzo di una serie piuttosto famosa all’estero e molto particolare per la sua ambientazione. L’autore è James Lovegrove, da noi già ospitato nei volumi 26 e 32 e che in questa mia appendice vorrei farvi conoscere meglio. Cominciamo col dire che si tratta di un cinquantaquattrenne nato a Lewes, una cittadina settanta chilometri a sud di Londra. Attualmente vive a Eastbourne, sulla costa meridionale dell’Inghilterra (la piccola fattoria dove si era ritirato Sherlock Holmes si trova a circa otto chilometri da lì). Ha anche vissuto a Londra, a Chicago e nel Devon, non lontano dal Dartmoor, anche se mi ha confidato di non aver mai visto aggirarsi da quelle parti enormi cani fosforescenti. Ha studiato letteratura inglese a Oxford, è sposato da ventiquattro anni con la moglie Lou ed è padre di due figli di sedici e tredici anni. Oltre a scrivere, ama leggere, andare al cinema e portare a spasso il cane; predilige i giochi da tavolo e adora uscire con la sua famiglia. È anche istruttore professionista di Pilates.

L.

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