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Visto che oggi sul Zinefilo parlo del fanta-fucile di questo film, ne approfitto per schedarne la novelization targata “Segretissimo” (Mondadori).

La scheda di Uruk:

1335. Eraser. L’eliminatore (Eraser, 1996), di Robert Tine [25 giugno 1997] Traduzione di Piero Cavallari

La trama:

John Kruger è l’uomo in nero. L’Eliminatore. Colui che cancella. Un agente specializzato nella protezione dei testimoni federali. L’incubo della criminalità organizzata. Questa volta , però, anche la sua vita è in pericolo: qualcuno vuole togliere di mezzo lui e Lee Cullen, la donna che sa troppo. Ma Kruger non è disposto a giocare il ruolo della vittima. E da preda diventa cacciatore.

L’incipit:

Royal Oak potrebbe trovarsi ovunque negli Stati Uniti. È il tipico sobborgo americano: classe media, reddito medio, tranquillità media. Una quindicina di chilometri soltanto lo separano dal centro di Detroit eppure questo sobborgo tranquillo e modesto sembra essere distante anni luce dalla criminalità e dalla disperazione dei ghetti metropolitani. Ma quella sera d’estate, in una traversa senza uscita di North Alexander Avenue, due persone, un uomo e una donna, sono torturati a morte all’interno della loro casetta a due piani.
Il rumore di un pugno che colpisce la carne è inconfondibile: le nocche che si abbattono sulle ossa producono un suono secco e riducono in poltiglia muscoli e tessuti. I quattro mafiosi, Paulie Cutrone e i suoi tre scagnozzi, giovani picciotti che obbedivano agli ordini di capi spietati, avevano fatto irruzione nella casa poco dopo mezzanotte e avevano sorpreso nel sonno le loro prede.
Johnny Casteleone, Johnny C per tutti quelli che bazzicavano nel porto di Baltimora, si era reso conto di ciò che stava per accadere nell’attimo stesso in cui la mano di Paulie gli aveva tappato la bocca. Per certi versi, era da mesi che si aspettava che l’inevitabile succedesse, ma non aveva mai abbandonato del tutto la speranza di riuscire a sfuggire al lungo braccio della Mafia.
Johnny C aveva infranto la regola più sacra di Cosa Nostra: aveva denunciato il suo boss e aveva mandato in galera diversi capimafia testimoniando davanti al gran giurì. Nell’ambiente della malavita organizzata tale crimine doveva essere punito in un solo modo: una morte lenta ed estremamente dolorosa.
Per Paulie e Bennie era stato un gioco da ragazzi trascinare di sotto Johnny C e la sua fidanzata.
— Tony, mettiti sulla porta e tieni d’occhio la strada — ordinò Paulie a uno dei suoi uomini.
— Okay — rispose Tony prima di allontanarsi nel buio.
Sotto lo sguardo vigile del loro capo, gli altri due scagnozzi legarono e imbavagliarono Johnny C e Darlene per poi spingerli rudemente fino al salotto del piccolo appartamento. Johnny, di fronte allo sguardo terrorizzato della sua ragazza, fu assalito dagli scrupoli. Prima che un pezzo di nastro isolante gli tappasse la bocca, riuscì a balbettare: — Minchia, Paulie, lasciala andare… Lei niente ti fece. E niente sa.
Per tutta risposta, Johnny ricevette un violento manrovescio che gli spaccò le labbra e gli fece assaporare il proprio sangue.

L.

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