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La collana “Il Giallo Mondadori” di febbraio (n. 3200) presenta una nuova indagine per il commissario Buonocore.

La scheda di Uruk:

3200. Linea retta [Commissario Buonocore] (2021) di Enrico Luceri [febbraio 2021]
– Inoltre contiene il racconto:
Il tempo presente. Io e il commissario Buonocore, di Enrico Luceri.

La trama:

Sotto il lenzuolo bianco steso in mezzo alla strada c’è il cadavere di Roberto Salazar. Titolare di un’importante agenzia letteraria, l’uomo è stato investito e ucciso da un’auto mentre attraversava per gettare la spazzatura. Il pirata è fuggito. Uno sfortunato incidente, insomma, che non parrebbe richiedere l’intervento della Mobile. Solo che al commissario di polizia Tonio Buonocore queste circostanze sfortunate non sono chiare. Lui non crede alle coincidenze, mentre agli omicidi sì. E qui c’è qualcosa che intuisce e non riesce ad afferrare. Poi la vittima era una figura conosciuta, e in certi casi qualche approfondimento non guasta, soprattutto in un ambiente dominato da invidie e rancori. Ma l’essenziale per Buonocore è non lasciarsi influenzare dalle apparenze, non fermarsi alla superficie delle cose. Perché la linea retta è un inganno. A prima vista è la via più breve per unire due punti; in realtà, se la si esaminasse con una lente d’ingrandimento, si capirebbe che è formata da tante curve. Lo stesso vale per i rapporti fra le persone. Anche i più lineari nascondono tratti imprevedibili. E, a volte, segreti sconvolgenti.

L’incipit:

Napoli, fine ottobre 2011
Lunedì
Pioveva dalle prime ore del pomeriggio: gocce sottili, che alla luce dei lampioni sembravano lacrime. Rimbalzavano sui tetti delle auto parcheggiate accanto al marciapiede, bagnavano il selciato e pungevano la pelle come spilli. Il commissario Buonocore scrollò il polsino per scoprire il quadrante dell’orologio e si accorse che era già tarda sera. Si era appena levato un vento umido e freddo, autunnale come quella stagione che lui non amava. Alzò il bavero e si strinse nelle spalle. Non era mai riuscito ad abituarsi a cappelli, cappotti o impermeabili, e anche adesso indossava solo la sua giacca preferita sopra un pullover, indifferente alla pioggia che inumidiva i capelli. Annusò lana e stabilì che il vento soffiava dall’entroterra, perché non portava alcun odore salmastro. Ficcò in bocca una sigaretta spenta e la parcheggiò a un angolo delle labbra, fece un cenno con il capo alla coppia di poliziotti che aveva appena finito di tendere il nastro che isolava via Amilcare Rosano dal traffico del viale e si incamminò verso il lenzuolo bianco steso in mezzo alla strada. S’inginocchiò e lo sollevò dopo qualche istante di esitazione, in cui aveva riflettuto intensamente ma senza riuscire a mettere a fuoco il pensiero che lo tormentava da quando era giunto lì, dieci minuti prima. Il cadavere era quello di un uomo di mezza età. Il volto era gonfio e tumefatto, i capelli intrisi di sangue e acqua, una smorfia gli aveva contratto la bocca. Un occhio gonfio sporgeva dall’orbita.

L’autore:

Enrico Luceri, romano, laureato in Ingegneria, ha scritto romanzi, racconti, saggi, articoli, soggetti e sceneggiature cinematografiche. Fra le sue pubblicazioni, i romanzi Il mio volto è uno specchio (Il Giallo Mondadori n. 2967), vincitore nel 2008 del premio Tedeschi, Buio come una cantina chiusa (Il Giallo Mondadori n. 3082) e Le colpe dei figli (Il Giallo Mondadori n. 3126), i racconti Donne al buio nell’antologia Delitti in giallo (Il Giallo Mondadori extra n. 23) e Il miglior perdono è la vendetta (I Classici del Giallo n. 1329) e diversi articoli pubblicati in appendice alla collana dei Classici del Giallo fra il 2009 e il 2011.

L.

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