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Mauro Boncompagni, colonna portante del Giallo Mondadori, presenta questo marzo la sua nuova opera di raccolta: il numero 97 de “Gli Speciali del Giallo Mondadori”.

La scheda di Uruk:

97. In viaggio con la morte, a cura di Mauro Boncompagni [marzo 2021] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
Il corriere scomparso (The Vanished Messenger, 1914), di E. Phillips Oppenheim – Traduzione di Camilla Guglielmi
• TRAMA: Mentre l’Inghilterra è sconvolta da una tempesta devastante che taglia le vie di comunicazione, un uomo sfida in treno le avversità per recapitare un messaggio di vitale importanza. Ma il suo occasionale compagno di viaggio si rivela un traditore che lo consegna con la sua preziosa valigetta al potente e imperscrutabile Miles Fentolin. Colui che da una sedia a rotelle è in grado di influire sui destini del mondo.
La luce gialla [Hugh Rennert] (Murder on the Tropic, 1935), di Todd Downing – Traduzione di Giorgio Monicelli
• TRAMA: Hugh Rennert si reca in una hacienda messicana su incarico di uno dei proprietari. Lo scopo ufficiale è agevolare una transazione, ma in realtà c’è ben altro. Atti di sabotaggio, per esempio. O la morte apparentemente naturale di uno dei tre soci. Fino a una serie di sparizioni e omicidi che seminano interrogativi cui Rennert dovrà dare una risposta. Uno su tutti, perché le vittime sembrano vedere una strana luce gialla prima di morire?
Il treno dei misteri [Thorpe Hazell] (The Affair of the Corridor Express, da “Pearson’s Weekly”, 22 aprile 1899), di Victor L. Whitechurch – Traduzione di Mauro Boncompagni
• TRAMA: Un ragazzo di dieci anni, unico figlio di un milionario, scompare da un treno in corsa diretto a Londra. Il suo accompagnatore assicura di aver setacciato senza esito ogni carrozza. E siccome il convoglio non si è mai fermato durante il tragitto, il caso sembra inspiegabile. Non per Thorpe Hazell, che sa guardare quello che gli altri non vedono e ha un’idea per risolvere l’enigma.

L’incipit dell’Introduzione:

Cosa ce di meglio della presenza di spirito in un incidente ferroviario, si chiedeva la rivista “Punch” nell’anno di grazia 1849? L’assenza di un corpo, rispondeva ironicamente H.R.F. Keating più di cent’anni dopo. Ma è proprio la presenza di un corpo, al contrario, che dà il suo fascino a uno dei più gradevoli sottogeneri del giallo, quello imperniato sul tema del viaggio o dello spostamento da una parte all’altra del globo con l’uso dei più svariati mezzi di locomozione. Perché se è dal contrasto che in genere nasce il brivido, qui il contrasto è sempre garantito, ed è proprio quello che esiste tra la prevedibilità del viaggio e l’imprevedibilità del suo esito, solitamente quell’evento definitivo e immodificabile che è il delitto.
Di imprevedibile però, nel tipo di viaggio prediletto dagli autori (e dai lettori) di
mystery, non c’è solo l’esito del viaggio, ma anche i personaggi che si incontrano strada facendo, specie quelli che hanno deciso di mettersi a girovagare per godersi un’agognata vacanza. E qui soccorre un acuta osservazione di Miss Marple in trasferta ai Caraibi, secondo la quale “si sa ben poco delle persone che si incontrano in un viaggio, se non quello che scelgono di dirci”. Perché nelle vacanze, come ci ricorda Christianna Brand in Tour de force, “niente è mai ciò che sembra. Specie la gente”.

L’incipit de “Il corriere scomparso”

La sera del 2 aprile, alle otto e tre quarti, c era pochissima gente sul binario numero 21 della stazione di Liverpool Street, forse perché tale binario è il più fuori mano e il meno frequentato di quella stazione capolinea. Peraltro il capostazione principale era lì presente con un ispettore di servizio. Un uomo bruno, con un lungo soprabito da viaggio e un cappello a cencio e con in mano una valigetta di pelle marrone, sulla quale spiccava in lettere nere il nome di John P. Dunster, se ne stava a pochi passi di distanza, fumando un sigaro e apparentemente assorto nella lettura dei numerosi avvisi che decoravano la parete sudicia dall’altro lato di quell’unico binario. Sopra un carrello carico di una sola valigia stavano seduti due facchini. Nessun altro viaggiatore era in vista, nessun bagaglio. Infatti, secondo l’orario, per parecchie ore nessun treno doveva partire o arrivare su quella linea. All’altra estremità della piattaforma, la sbarra di legno veniva aperta e un altro facchino si avvicinava, trascinando rumorosamente un carrello su cui erano caricate alcune valigie. Dietro il carrello veniva un giovanotto alto, vestito di grigio e con un cappello di paglia.

L’incipit de “La luce gialla”

— Dev’essere colpa di questo tempo. Ho i nervi a fior di pelle.
Edward Solier guardò con aria cupa un calamaio messicano, di onice, che stava sulla scrivania. Il suo corpo, magro e nervoso, abbandonato in una poltrona girevole dai cuscini di cuoio, aveva un’apparenza di falso benessere. Intrecciava e scioglieva continuamente le mani in grembo.
Lanciò un’occhiata al calendario accanto al calamaio e disse con impazienza: — Venti di giugno. Una primavera fredda, e ora siamo agli inizi di quella che ha tutta l’aria di essere un’estate insolitamente calda. Maledetto il clima di questa regione del Texas! Non è del mio parere, signor Rennert?
L’individuo di fronte a lui se ne stava seduto con le braccia incrociate sul petto. Il suo simpatico aspetto di uomo di mezza età esprimeva soltanto una cortese attenzione, ma i suoi occhi castani, picchiettati di grigio, osservavano l’altro intensamente.

L’incipit de “Il treno dei misteri”

Thorpe Hazell era nello studio del suo appartamento londinese. Sulla parete opposta a sé aveva fissato con delle puntine un pezzetto di carta di circa tre centimetri quadrati all’altezza degli occhi, e in quel momento si stava esibendo in una serie di incredibili contorsioni.
Con gli occhi fissi al pezzetto di carta, stava allungando il collo il più possibile e girava al contempo la testa in tutte le direzioni. Quei movimenti lo obbligavano a ruotare terribilmente gli occhi per tenerli incollati alla carta, ma d’altronde quel tipo di esercizio era consigliato per rinvigorire i muscoli del bulbo oculare e aguzzare la vista.

L.

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