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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di aprile (n. 1443) presenta un romanzo che appare originariamente in Italia nel 1994, come numero 2387 della collana “Il Giallo Mondadori”.

La scheda di Uruk:

1443. Troppi suicidi [Dalziel e Pascoe 11] (Bones and Silence, 1990), di Reginald Hill [aprile 2021] Traduzione di Mauro Boncompagni
– Inoltre contiene il racconto:
Il torrone alle mandorle di don Gavino, di Pietro Furlotti

La trama:

Pinte di birra e whisky doppi non sono il miglior biglietto da visita per il testimone di un delitto. Nemmeno se si tratta del sovrintendente investigativo Andrew Dalziel, che dopo aver alzato parecchio il gomito si trova a intervenire sulla scena di un omicidio. Almeno, lui è convinto di aver colto sul fatto un noto imprenditore che, con la pistola fumante ancora in pugno, ha ucciso la moglie dopo averla sorpresa in casa dell’amante. Il problema è che l’accusato e perfino il suo rivale sostengono una versione diversa, che cioè sia stata lei, in preda a una grave depressione, a spararsi mentre i due cercavano di fermarla. Non meno problematiche sono le lettere anonime inviate da una donna misteriosa decisa a togliersi la vita. Comincia così per Dalziel, e per l’ispettore Peter Pascoe che lo affianca, una difficile indagine sulle pulsioni più oscure dell’animo umano.

L’incipit:

Caro signor Dalziel,
lei non mi conosce. Perché dovrebbe? Qualche volta, credo di non conoscermi neppure io. Camminavo nella piazza del mercato poco prima di Natale, quando, all’improvviso, mi sono fermata di scatto. Vede, mi sembrava di essere tornata nuovamente indietro nel tempo, quando avevo dodici anni e passeggiavo nei campi vicino a Melrose Abbey, tenendo bene in equilibrio una brocca di latte che avevo appena preso alla fattoria. Davanti a me, vedevo la nostra tenda e la nostra automobile. Mio padre si rasava guardandosi nello specchietto laterale dell’auto e mia madre era curva sul fornello da campo. Sentivo l’odore della pancetta affumicata che friggeva nella padella. Era un odore così fragrante da far venire l’acquolina in bocca; suppongo di aver persino accelerato il passo, a quell’immagine. Poi ricordo di aver inciampato in un ciuffo d’erba e di essere caduta a terra, spargendo il latte dappertutto. Credevo che fosse la fine del mondo, ma i miei genitori si sono limitati a sorridere e a rifocillarmi con un abbondante piatto di pancetta, uova, pomodori e funghi. Alla fine, sembrava proprio che mi volessero più bene per aver rovesciato il latte che non per averlo portato a casa.
Come le dicevo, mi sono fermata di colpo guardando nel vuoto come una sciocca e bloccando il marciapiede, mentre dentro di me mi sentivo nuovamente dodicenne, una ragazzina amata e protetta. Vorrà sapere perché, immagino.
Perché passavo dal bar della piazza proprio mentre il ventilatore stava soffiando all’esterno, nella fredda aria del mattino, l’aroma della pancetta fritta.

L’autore:

Reginald Hill (1936-2012), britannico, è stato un giallista raffinatissimo, oltre che saggista e autore radiofonico e televisivo. Premiato più volte dalla Crime Writers’ Association, si è firmato anche Patrick Ruell, Dick Morland e Charles Underhill. Tra i suoi personaggi, i detective Andrew Dalziel e Peter Pascoe, protagonisti di oltre venti romanzi, e l’investigatore privato Joe Sixsmith.

L.

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