Tag

, , , , ,

La collana “Il Giallo Mondadori” di maggio (n. 3203) presenta la ventottesima avventura del sovrintendente Roderick Alleyn.

La scheda di Uruk:

3203. Complotto all’ambasciata [Roderick Alleyn 28] (Black as he’s Painted, 1974) di Ngaio Marsh [maggio 2021] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama

Il presidente del Ng’ombwana, nazione africana emergente, è atteso a Londra in visita ufficiale. Guai in vista per i reparti speciali incaricati della sua protezione, un po’ perché l’illustre ospite ha un lungo elenco di nemici e ha già subito vari attentati, un po’ perché è allergico alle misure di sicurezza. Se da un lato non può essergli permesso di andarsene in giro come un turista qualsiasi, dall’altro nessuno osa spiegargli la situazione per evitare di offenderlo. Caso vuole che il sovrintendente Roderick Alleyn sia un suo vecchio compagno di scuola, senza dubbio la persona adatta a parlargli in confidenza. L’esito del colloquio passa tuttavia in secondo piano quando i timori più foschi si materializzano. Durante un ricevimento all’ambasciata della neonata repubblica viene commesso un delitto, ma l’uomo riverso a terra con una lancia cerimoniale conficcata nella schiena non è il presidente del Ng’ombwana. Esiste dunque una minaccia reale e incombente. Che si annida molto più vicino di quanto Alleyn possa sospettare.

L’incipit:

L’anno era giunto alla primavera, la giornata alla mattina, e Dio poteva anche trovarsi in cielo, ma per quanto riguardava Samuel Whipplestone quegli elementi erano del tutto trascurabili. Versava in uno stato d’animo di totale afflizione e disorientamento. Gli erano state regalate due massicce salsiere d’argento in stile georgiano, con i saluti d’addio. Aveva preso definitivamente congedo dal proprio lavoro al Foreign Office di Sua Maestà nello stesso identico modo che era toccato ai suoi colleghi. Si era preparato al fatto che per lui non sarebbe più stato necessario alzarsi alle sette e mezzo, lavarsi, radersi e fare colazione alle otto, ma ormai non aveva più senso continuare quella farsa. In poche parole, aveva sognato la pensione illudendosi che ci si sarebbe adattato benissimo, e ora si rendeva conto che non era affatto contento. Si sentiva una persona priva di qualsivoglia spinta. Non gli restava alcun obiettivo da perseguire in vita. Era un uomo finito.
Verso le dieci, si ritrovò incapace di sopportare un solo istante di più la compiaciuta familiarità del suo appartamento “di servizio”. E in effetti era a quell’ora che il personale “di servizio” arrivava per le pulizie, un rituale che lui normalmente evitava e che adesso era ostacolato dalla sua presenza.
Era scioccato all’idea di aver abitato per vent’anni in quelle stanze spente, opprimenti, buie e senza la benché minima attrattiva. Profondamente turbato per quell’improvvisa scoperta, decise di uscire nella primavera londinese.

L’autrice:

Nata nel 1895, Ngaio Marsh, neozelandese, ha studiato al Canterbury College School of Art e ha lavorato per anni in teatro come attrice, autrice, produttrice e regista, esperienza questa che traspare anche nei suoi polizieschi, soprattutto nel sapiente utilizzo dei dialoghi e nella descrizione di scene e personaggi. L’autrice ha vinto il Grand Master Award nel 1978 ed è scomparsa nel 1982.

L.

– Ultimi post simili: