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Con l’estate arriva la collana stagionale I Classici del Giallo Mondadori ORO, che questo luglio con il numero 11 presenta un’indagine del commissario De Vincenzi.

La scheda di Uruk:

11. L’impronta del gatto (1940), di Augusto De Angelis [luglio 2021]

La trama:

È una guardia notturna durante il suo giro di ronda a scoprire il cadavere. La vittima, con un foro di proiettile in mezzo alla fronte, giace davanti alla porta del palazzo milanese in cui risiedeva con la famiglia: stranieri provenienti dal Venezuela, in Italia da qualche anno e immensamente ricchi. Al cospetto dei congiunti riuniti, impenetrabili e quasi ostili, il commissario di polizia De Vincenzi percepisce qualcosa di torbido, di malsano, che gli comunica un oscuro senso di pericolo. Ma d’altra parte non ha ragione di sospettare. Non resta dunque che presentare le condoglianze e dare la caccia all’assassino. Gli apparirà presto chiaro, tuttavia, come le risposte siano da ricercarsi nei segreti del loro passato. Una faida, o forse una maledizione. Per il commissario sono diversi e intrecciati gli enigmi da risolvere. Compreso quello di un gatto che lascia impronte rosse di sangue.

L’incipit:

La chiave girò nella serratura con un rumore di ferro grattato e il portone si aprì.
La casa era vecchia e la serratura anche.
L’uomo varcò la soglia e i suoi passi risonarono sotto l’androne. Dietro di lui, il portone batté.
Appena nel cortile, dovette dare un calcio a un gatto, che gli era saettato fra i piedi.
— Maledetti!
La luce della lampada, sotto il porticato, lo illuminò, facendogli luccicare sullo sparato il brillante del bottone. Per quanto fosse un novembre freddissimo, portava la pelliccia aperta e andava senza cappello. I capelli castani erano ondulati e lucidi. Anch’essi alla luce brillavano.
Quando fu sotto il secondo androne, per entrare nel terzo cortile, si fermò di colpo. Un leggero fischio gli uscì dalle labbra sottili, ornate di due baffetti a coda di topo.
C’era un uomo disteso a terra, proprio a sbarrargli il passo.
Non pensò neppure un istante che potesse trattarsi di un ubriaco, perché aveva veduto qualcosa di rosso che gli rigava il volto. L’uomo stava supino e il sangue gli era uscito da un foro nero, in mezzo alla fronte, e gli era colato fin sul petto.
— Hanno fatto centro!
Si era fermato e non riusciva a muoversi. Calcolava il da farsi. In fondo, un cadavere non gli produceva alcuna impressione e quello era un cadavere. Ma lui doveva far proprio e soltanto i movimenti necessari. Sapeva benissimo a che cosa poteva andare incontro.
Finalmente trasse una lampadina dalla tasca della pelliccia e, chinatosi, l’accese in volto al morto. Subito spense.

L’autore:

Augusto De Angelis (1888-1944), scrittore, giornalista e autore teatrale perseguitato dal regime fascista, è considerato il padre nobile del giallo all’italiana. Da appassionato cultore di questo genere letterario, ha anche curato una collana dedicata alla narrativa poliziesca. Il commissario De Vincenzi è il suo personaggio più noto, protagonista di quindici romanzi ambientati nella Milano degli anni Trenta.

L.

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