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Tornano le bancarelle ed ecco un vecchio numero de “I Capolavori dei Gialli Mondadori“, con l’illustrazione di copertina firmata da G. Sarno.

La scheda di Uruk:

167. Perry Mason e il micio sbadato [Perry Mason 21] (The Case of the Careless Kitten, 1951) di Erle Stanley Gardner [19 marzo 1961] traduttore non indicato
Inoltre contiene il racconto:
Una notte a Chicago (One Night in Chicago, da “Black Mask”, ottobre 1939) di William Irish

La trama:

Due innamorati contrastati da una zia arcigna, un gattino avvelenato e sbadato e un uomo assassinato bastano a mettere in movimento Perry Mason e la sua segretaria, ma l’eterno dissidio tra Avvocato del Diavolo e le autorità inquirenti questa volta minaccia davvero di sfociare in tragedia per i temerari segugi.

L’incipit:

Ambretta seguiva attentamente con lo sguardo la pallottola di carta che Helen Kendal faceva scorrere lungo lo schienale della poltrona. Ambretta era un bel micino e doveva il suo nome al colore giallo e luminoso degli occhi. A Helen piaceva molto guardare quegli occhi. Cambiavano continuamente: a volte si contraevano, formavano sottili fessure cupe, a volte si dilatavano in polle opache color dell’onice. Fissando quegli occhi neri e gialli, Helen subiva una specie d’incanto ipnotico. 1 suoi pensieri fuggivano lontano e lei dimenticava tutto quello che le stava attorno. Perfino zia Matilda, eccentrica e dittatoriale, perfino Jerry Templar…
Quel giorno, Helen ripensava quasi involontariamente al passato. Un passato di molti anni addietro, quando, bimba di dieci anni, aveva visto il gattino che aveva allora finire in cima a un tetto. Subito, un uomo alto, dagli occhi buoni e sorridenti, aveva afferrato una lunga scala e, ritto sull’ultimo gradino, aveva aspettato con infinita pazienza che il batuffolo bianco e grigio si decidesse ad accoccolarglisi sulla mano protesa.
Lo zio Franklin! Helen ripensava a lui secondo l’immagine di quel tempo. Non come le avevano insegnato a fare, in seguito, gli altri. Così zio Franklin non era più il cattivo marito che aveva abbandonato zia Matilda. Non era più quel Franklin Shore che i quotidiani avevano chiamato “Il Banchiere scomparso”, riportandone il nome a caratteri di scatola. Non aveva nulla in comune col finanziere che, incurante del successo, della ricchezza e della famiglia, aveva preferito perdersi senza un centesimo in tasca, ignoto fra gli ignoti. Quel mattino, Helen pensava a lui soltanto come allo zio Franklin. L’uomo che aveva rischiato la vita per salvare il micio a una bimbetta angosciata. L’uomo che era stato, per lei, l’unico papà che avesse mai avuto. Un padre gentile, comprensivo, umano. Dopo tanti anni, Helen lo ricordava con un affetto che lo zio aveva certamente ricambiato, nonostante tutte le apparenze.

L.

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