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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori“.

L’illustrazione di copertina è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1028. Pericolosamente vivo (Woman on the Roof, 1967) di Mignon G. Eberhart [13 ottobre 1968] Traduzione di Lia Volpatti Papandrea
Inoltre contiene anche:
Devi morire (Time Bomb, da “EQMM”, agosto 1968) di William Bankier

La trama:

Un lussuoso attico che domina Manhattan è lo scenario di un autentico racconto del terrore. Sue Desart, una bella ragazza, il cui fidanzato risulta disperso nel Vietnam, ha sposato Marcus Desart, assai più maturo di lei. La prima moglie di Marcus è morta da quattro anni, assassinata in quello stesso attico. Ed ecco che lo stesso Marcus muore di morte violenta, precipitando dalla terrazza, a pochi passi dal luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere della moglie. Il punto culminante di questa angosciosa vicenda, una caccia mortale in cui l’assassino fa la parte del gatto e Sue quella del topo, conferma le doti insuperabili di Mignon G. Eberhart come artefice del giallo-suspense classico. Come sempre nei suoi romanzi, le tessere del mosaico, gli indizi, sono tutte lì, in evidenza, a disposizione del lettore-investigatore… e, come sempre, l’identità del colpevole si rivela come una sorpresa, un istante prima che cali il sipario.

L’incipit:

L’ombra sulla terrazza, a volte, sembrava assumere la forma di un corpo di donna disteso per terra. La neve di cinque inverni e le piogge di quattro estati avevano lavato e levigato le piastrelle rosse del pavimento. Erano passate cinque primavere, quattro estati e quattro autunni e, quasi ogni giorno, la terrazza era stata pulita, lavata a fondo. E anche se una volta, in quel punto, c’era stata veramente un’ombra, ormai sarebbe dovuta essere scomparsa.
Eppure, per un attimo, Susan Desart ebbe la sensazione di vedere l’ombra di colei che l’aveva preceduta: una donna che Susan aveva sempre ammirato. Nessuno avrebbe potuto fare a meno di provare simpatia per Rose Desart, a parte l’allucinante eccezione della persona che l’aveva uccisa, là, in quell’angolo della terrazza, vicino al cancello che si apriva sul tetto e che era stato troppo saldamente chiuso perché Rose potesse sfuggire al suo assassino.
Il cancello era attiguo all’ingresso della scala di sicurezza; questo ingresso era nascosto e bloccato da una lunga siepe di ligustro, piantata dentro a una cassetta. Forse era proprio il ligustro che proiettava quell’ombra.
Ma quella giornata di aprile era fredda e senza sole e minacciava di piovere da un momento all’altro. Norton ci potevano essere ombre, assolutamente. Susan scacciò queste fantasie, si inginocchiò e incominciò a smuovere la terra in una delle cassette di fiori che erano allineate sulla veranda, sotto le grandi finestre dell’attico dove lei viveva con il marito, Marcus Desart. I vasi di gerani color rosa salmone giacevano alla rinfusa sulla terrazza, così come li aveva lasciati il fioraio.
Le tende non erano ancora state montate e le poltrone e i tavolini per la terrazza erano ancora giù nel magazzino, dodici piani più sotto. Ma quella mattina Susan aveva ordinato le piante e ora doveva toglierle dai piccoli vasi e trapiantarle nelle cassette. Con una paletta smosse un po’ di terra e dolcemente piantò il primo geranio. Mentre stava ultimando questa operazione, un uomo la salutò dall’interno della casa.

L.

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