Tag

,

Il 27 agosto 2021 inizia una collana di libri da edicola ad argomento storico, una serie di monografie dedicate a grandi nomi femminili della storia occidentale, il tutto all’insegna de «La vera storia al femminile» e «La storia distorta che vi hanno raccontato», frasi false e disoneste che servono solo ad alimentare un odio di genere già purtroppo presente nella nostra società.

Che nei secoli passati sia esistita una scuola storica che sminuiva il peso delle donne nella storia non vuol dire che esista ancora, e il fatto che tutte queste donne siano ancora oggi molto famose significa che nessuno storico “oscurantista” è mai riuscito ad offuscarne l’importanza.

Come triste e biasimevole abitudine della RBA Italia, il testo non ha alcuna firma, al massimo alla fine leggiamo in piccolo un copyright legato ad Ariadna Castellarnau Arfelis, il che non rende chiaro se sia questo il nome dell’autrice del libro.

Elenco delle “regine ribelli” in ordine cronologico:

  • Nefertiti
  • Aspasia di Mileto
  • Cleopatra
  • Agrippina
  • Giovanna d’Arco
  • Caterina Sforza
  • Luisa di Savoia
  • Giovanna di Castiglia
  • Lucrezia Borgia
  • Caterina d’Aragona
  • Maria Pacheco
  • Anna Bolena
  • Maria Tudor
  • Roxelana
  • Caterina de’ Medici
  • Margherita di Parma
  • Elisabetta I d’Inghilterra
  • Maria Stuarda
  • Maria Teresa I d’Austria
  • Caterina la Grande
  • Madame Pompadour
  • Martha Washington
  • Maria Antonietta
  • Giuseppina Bonaparte
  • La regina Vittoria
  • Anita Garibaldi
  • Isabella II di Spagna
  • Sissi
  • Isabella del Brasile
  • Cixi

L’incipit

In modo esplicito, o sotto forma di travisamenti letterari, la figura di Cleopatra è stata associata a quella di una donna peccaminosa, malvagia, una femme fatale divoratrice di uomini e ossessionata dalla bellezza. Nell’Antichità, autori come Lucano, Orazio o Plutarco ne dipinsero un’immagine fallace, chiamandola «il serpente del Nilo», «la sorella incestuosa di Tolomeo» o «la meretrice carica di trucco». Alcuni secoli più tardi, Dante la collocò nel secondo cerchio dell’inferno, quello dei lussuriosi, insieme a Semiramide, Didone ed Elena, mentre Boccaccio la rappresentò come l’incarnazione del vizio.
Questa visione così negativa è sopravvissuta fino ai giorni nostri, come risulta evidente ad esempio in ambito cinematografico, condannando la nostra protagonista a un’unica linea argomentativa.
La leggenda nera di Cleopatra fu creata dall’imperatore Ottaviano Augusto, il quale, attraverso la penna di numerosi poeti, storici e scribi, si prodigò a diffondere, dopo la morte della regina d’Egitto, tutta una serie di falsità destinate a delegittimare il proprio avversario Marco Antonio tramite la sua amante. Cleopatra finì quindi per diventare la responsabile della guerra, la tentazione straniera per la quale Roma fu sul punto di soccombere. La massima secondo la quale «la storia la scrivono i vincitori» diventa particolarmente rivelatrice se applicata alla vittoria di Ottaviano e alla sua potente macchina propagandistica, che ridusse Cleopatra a una narrazione di sesso, violenza e intrighi politici.
Per i suoi sudditi, invece, Cleopatra fu una sovrana astuta e intelligente che lottò tutta la vita per salvaguardare l’Egitto dall’ambizione romana. Così la raffigurò settecento anni dopo la sua morte il vescovo copto di origine egiziana Giovanni di Nikiû, come «la più illustre e saggia tra le donne, grande per sé stessa, le sue conquiste e il suo valore». Questa stessa visione della regina d’Egitto la ritroviamo nel mondo arabo, dove la propaganda romana non riuscì a penetrare. Storici arabi come Ali al-Masudi ne parlano come di una filosofa, matematica e medico, una grande sovrana protettrice del proprio popolo, senza fare alcun riferimento alla sua moralità o al suo potere seduttivo.

L.

– Ultimi saggi: