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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di settembre (n. 1448) presenta un capolavoro di analisi psicologica.

Il romanzo appare originariamente in Italia nel 1995 per Mondadori.

La scheda di Uruk:

1448. L’angelo della morte (The Private Wound, 1968), di Nicholas Blake [settembre 2021] Traduzione di Marilena Caselli

La trama:

Per un romanziere poter raccontare una storia che inizia come un idillio, prosegue con i toni di una commedia e termina in tragedia è un’occasione da non perdere. A meno che il protagonista della storia non sia lui. In questo caso vorrebbe che non fosse mai successa. Tutto comincia in maniera davvero idilliaca, nell’estate del 1939, quando lo scrittore Dominic Eyre torna nell’Irlanda occidentale per lavorare a un romanzo nei luoghi della sua infanzia. Un guasto alla macchina lo costringe a una sosta imprevista nella cittadina di Charlottestown, ed è lì, nel bar di un albergo, che si consuma l’incontro fatale. Lei, con i capelli scuri dai riflessi rossastri e i modi sfacciati, l’aria di una forza della natura a stento trattenuta, ha un marito parecchio più anziano e mostra da subito un certo interesse per il nuovo arrivato. Dominic ancora non lo sa, ma i loro destini si sono intrecciati fin dal primo sguardo. Per avviarsi ineluttabilmente alla catastrofe.

L’incipit

È ora che racconti questa storia, anche se non so se mi deciderò mai a pubblicarla. E non per timore di ferire le persone che vi sono coinvolte – quelle che avrei potuto ferire di più ormai sono morte – ma perché è una specie di confessione, e io non sopporto le confessioni scritte.
Quando ripenso alla meravigliosa estate del 1939 nell’Irlanda occidentale, quasi trent’anni fa, mi ritorna subito un’immagine alla mente. Sono steso su un letto, madido di sudore. Lei è in piedi accanto alla finestra aperta e tenta di rinfrescarsi alla luce della luna. Rivedo quella figurina da clessidra, le spalle inclinate, le gambe un po7 corte e quell’inquietante solco nella spina dorsale, seminascosto dai capelli rosso scuro che alla luce della luna appaiono neri. Dal basso, il fiume che parla nel sonno. Lei è nuda.
Immagino che ciò accada perché lei continua a tormentarmi la mente; in un certo senso, pretendeva molto poco quando era viva. Dovrebbe avere un suo santuario personale. (E senza di me, chi la ricorderà più?) Sì, è solo per pura gratitudine che dovrei raccontare questa storia. Una storia che per me iniziò come un idillio, proseguì con i toni di una commedia e terminò in tragedia.
Non certo il genere di storia che racconta Eyre, direbbero i lettori dei miei romanzi. Troppo romantica. E può darsi che abbiano ragione.
Ma è la mia storia, e vorrei tanto che non fosse mai successa. Volesse Iddio che non fosse mai successa.

L’autore:

Nicholas Blake è lo pseudonimo del poeta inglese Cecil Day Lewis (1904-1972). Accademico di chiara fama e nome di spicco nella storia della letteratura, si è conquistato un posto anche nella narrativa di genere grazie a una corposa produzione di mystery dall’impianto classico e dallo stile sofisticato. Protagonista di gran parte dei suoi romanzi è l’investigatore dilettante Nigel Strangeways, inizialmente modellato sulla figura dell’amico W.H. Auden.

L.

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