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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“. L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

896. A ciascuno il suo capestro (No Business of Mine, 1966) di James Hadley Chase (firmato come Raymond Marshall) [3 aprile 1966] Traduzione di Maria Luisa Vannucci
Inoltre contiene il racconto:
Morte nel sole (Death in the Sun, da “EQMM”, marzo 1966) di Michael Innes

La trama:

Che sentimentale, questo Steve Harmas! Lui non ammetterebbe mai di esserlo, ma, a modo suo, lo è. Durante una permanenza a Londra, come inviato speciale del New York Clarion, ha conosciuto Netta, una animatrice di night club, e non l’ha più dimenticata. Sono passati anni, quando Steve legge sul giornale che una cavallina che, guarda caso, si chiama Netta è iscritta a una certa corsa. Non è favorita, tutt’altro, ma lui decide di puntare una bella somma su Netta vincente, e si trova con un gruzzolo di cinquemila dollari. Sul primo aereo in partenza per Londra, c’è Steve Harmas. La vincita gli ha offerto il pretesto che forse, inconsciamente, aspettava da tempo. Andrà in cerca di Netta – la ragazza, naturalmente – e dividerà con lei quella manna piovuta dal cielo. Ma, a Londra, lo aspetta una terribile sorpresa. Poche ore prima del suo arrivo, Netta si è tolta la vita. Steve non se ne capacita. Netta non era tipo da uccidersi, e lui vuole sapere, almeno, che cosa l’ha spinta a un gesto disperato. Si sa, gratta il giornalista e trovi l’investigatore, e il nostro si mette all’opera. Più indaga e meno gli appare chiara la vicenda. Ben presto si accorge che qualcuno sgradisce le sue investigazioni e vorrebbe che «badasse ai fatti suoi». E poiché Steve Harmas non molla, quel qualcuno ricorre alla maniera forte. Il giovanotto arriva a una conclusione: non è stato un suicidio, quello di Netta Scott, ma un assassinio. Un secondo delitto e l’incredibile sparizione di due salme complicano maggiormente la vicenda. Poi viene assassinato un investigatore che era stato assunto da Steve il quale è sempre più deciso a sbrogliare l’intricata matassa. Amici, se vi dicessimo qualcosa di più, rischieremmo di aiutarvi a scoprire la verità troppo presto. Voi conoscete James Hadley Chase: in fatto di finali a sorpresa, nessuno lo supera. E questa volta, non esitiamo ad affermare che ha superato anche se stesso.

L’incipit:

Mi chiamo Steve Harmas e sono corrispondente estero del «New York Clarion». Tra il 1940 e il 1945 alloggiavo al «Savoy Hotel» di Londra con alcuni colleghi e raccontavo ai lettori americani la storia della Gran Bretagna in guerra. Quando le truppe alleate sbarcarono sul continente, fui costretto a rinunciare al bar e alle comodità del «Savoy».
Convincermi a partire per una «zona d’operazione» non è una impresa facile, ma il mio editore insistette e alla fine mi decisi. A suo parere, l’esperienza sarebbe stata utile alla mia personalità, ma io ne scoprii soltanto gli aspetti negativi.
Dopo la disfatta della Germania, sentii di averne avuto abbastanza di guerre e di privazioni, perciò mi feci dare il cambio da un collega, e me ne tornai in America e alle sane bistecche completamente a sue spese.
Parecchi mesi dopo, mi offrirono di scrivere una serie di articoli sulla Gran Bretagna del dopoguerra. Il lavoro non mi interessava granché; oltretutto, in Inghilterra, in quel periodo il whisky scarseggiava, ma c’era là una certa Netta Scott, conosciuta durante la mia permanenza. che desideravo rivedere.
Con questo non mettetevi in testa idee sbagliale a proposito di Netta. Non ne ero innamorato: pensavo di doverle parecchio, poiché aveva allietalo il mio soggiorno in terra straniera, e inaspettatamente mi trovavo nella condizione di poterla contraccambiare.

L.

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