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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori“.

L’illustrazione di copertina è, come di consueto, del grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1176. Tempesta al Rancho Rio (El Rancho Rio, 1970) di Mignon G. Eberhart [13 ottobre 1968] Traduzione di Lia Volpatti
Inoltre contiene anche:
Così non vale (It Just Ain’t Right, da “EQMM”, luglio 1971) di John F. Dreyer

La trama:

Chi ha ucciso Guy Fonzeca, il forestiero che aveva detto di conoscere Mady intimamente e che aveva tentato di comprometterla di fronte a testimoni? Che cosa ha spinto Mady a rimettere a posto l’arma del delitto, al Rancho Rio, dopo aver trovato Fonzeca, assassinato? El Rancho Rio, lo scenario di questa avvincente storia, appartiene a Craig Wilson, l’ex principale di Mady, ora suo marito. Craig era in viaggio d’affari, ma poiché è tornato inaspettatamente, il suo alibi, per l’ora del delitto, traballa. Fra gli altri personaggi: Susan, la figlia di Craig – figlia di primo letto Mirabel, zia di Craig; Boyce ed Edith, fratello e cognata di Craig; Indian Joe, il factotum del ranch; Rhoda, l’ex moglie di Craig, che conosceva Guy, la vittima; e Jim, l’ex fidanzato di Mady. Poi c’è il misterioso signor Banner, sorpreso da una tormenta di neve che ha isolato il ranch e tutti i suoi abitanti, dal resto del mondo. Durante la tempesta, l’assassino, che dev’essere uno di loro, colpisce ancora. Ed è chiaro che non si fermerà se non verrà scoperto. Con questo romanzo, Mignon G. Eberhart si riconferma una delle più incisive, intelligenti, acute scrittrici del suspense americano.

L’incipit:

A volte, nella notte, un gemito acuto, penetrante, simile a una sghignazzata beffarda, svegliava Mady. Si sentiva presa nel cerchio di questa beffa malvagia, come se attorno a lei ci fossero visi maligni, familiari eppure sconosciuti, che la deridevano. Allora si svegliava completamente e si rendeva conto che si trattava soltanto del grido notturno dei coyote. Craig Wilson, suo marito, l’aveva avvertita e le aveva detto che non avrebbe dovuto allarmarsi.
Ma quei suoni avevano qualcosa di soprannaturale e sembravano molto vicini. Poi il sogno svaniva, assieme ai visi intravisti. Craig le aveva spiegato che a volte, specialmente all’avvicinarsi dei freddi mesi invernali, i coyote, con quella loro andatura stranamente goffa eppure veloce, scendevano dalle colline lungo il letto asciutto del torrente. Andavano in cerca di preda e piombavano su El Rancho Rio. A volte riuscivano a rubare il pollame, ma in genere il cane del ranch riusciva a farli fuggire.
Mady si mise in ascolto e udì il rabbioso abbaiare del cane. La sghignazzata beffarda e acuta dei coyote si acquetò. Era come se la civiltà, sotto forma di cane da guardia, avesse respinto la barbarie, almeno per una notte.
Tornato il silenzio, Mady si mise ad osservare i disegni che la luce delle stelle, sorprendentemente chiara, andava formando sul pavimento, rivelando ora la stoffa dei tendaggi, ora i solidi contorni dell’antico cassettone spagnolo in fondo alla stanza. Tuttavia si sentiva stranamente sola, in quella fredda luce stellare e nell’enorme letto spagnolo di Craig. Lui era andato a San Francisco il giorno prima; sarebbe stato via soltanto un paio di giorni, ma Mady sentiva la mancanza della sua amichevole presenza. Craig si sarebbe liberato subito di Guy Fonzeca e di quella sua assurda, inspiegabile e spaventosa visita del pomeriggio.
Si addormentò di nuovo, quando nella stanza le ombre cominciarono a farsi più lunghe.

L.

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