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Le ricche bancarelle dell’Estate 2021 hanno fruttato questo vecchio numero della collana quattordicinale “I Capolavori dei Gialli Mondadori” diretta da Alberto Tedeschi.
L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

145. L’eroe nero [Dark 2] (The Dark Hero, 1946) di Peter Cheyney [15 maggio 1960] traduttore non indicato
Inoltre contiene i racconti:
Irresistibile furfante, di Edgar Wallace

La trama:

Berg viene irretito da una banda di contrabbandieri d’alcool che ne fanno uno spietato «killer», assassino a tassametro. Fuggendo dapprima in Sud America e poi nell’Europa del Nord, l’Eroe Nero giunge in Norvegia dove s’innamora di Ingrid, partigiana antinazista, che trasforma il «killer» in un eroe della Resistenza, dopo una serie mirabile di imprese losche e ardite.

L’incipit:

Germania, aprile 1945
Berg, bocconi sul terreno, se ne stava così, passivo, il mento nella polvere, le mani appiattite contro la terra calda. Ogni tanto apriva gli occhi, chiudendoli poi subito, come per sfuggire agli abbaglianti raggi del sole e alla esasperante monotonia dei suoi pensieri sul progetto da attuare.
Offriva uno spettacolo impressionante: le caviglie che gli uscivano nude dai calzoni grigio scuro e bianco sporco, corti e laceri, erano così magre, che la forma delle ossa si rivelava come quella di uno scheletro. Gli zigomi sporgenti e il mento scarno formavano un macabro triangolo, dando al suo volto un’allucinante magrezza; gli occhi orlati di rosso erano infossati in profonde occhiaie e completamente opachi. Non aveva un briciolo di energia fisica; ogni sforzo, fosse pure il minimo, muovere un dito, o un piede, veniva dal cervello; un cervello . che sembrava aver raggiunto il massimo dell’esaurimento, che desiderava soltanto oblio, oscurità e pace, fuori dalle miserie di questa esistenza.
Ogni sua mossa, mentre strisciava lentamente, quasi impercettibilmente, verso la barriera di filo spinato, era frutto d’una prolungata battaglia fra la debolezza e la volontà. Interrompendo il faticoso avanzare, stette immobile, col mento appoggiato sullo scarno avambraccio, tentando di riordinare i suoi progetti, lottando continuamente contro un caleidoscopio d’immagini che gli si sovrapponevano nel cervello. Quando riaprì gli occhi, le ombre proiettate sul campo avevano assunto forme strane e grottesche. Un’ora passò così; l’uomo era ormai a tre passi dal reticolato. Alzando lo sguardo, poteva vedere il palo del telefono, da cui pendeva il cappio fatto col filo telefonico, che lui stesso aveva posto lassù, sei settimane prima, quando il progetto aveva preso una forma concreta nella sua mente, divenendo attuabile.

L.

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