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Un’indagine segreta del re dei detective.

La scheda di Uruk:

88. Sherlock Holmes e l’empia trinità (Sherlock Holmes and the Unholy Trinity, 2015) di Paul D. Gilbert [dicembre 2021] Traduzione di Marco Bertoli

La trama:

Al 221B di Baker Street non è infrequente ricevere la visita di personaggi stravaganti. I due ben noti coinquilini sono tuttavia impreparati, al termine di una tranquilla colazione servita dalla signora Hudson nel salotto, all’ingresso dirompente di un ospite inaspettato. Sfondata la porta con impeto bellicoso, un colosso abbigliato alla maniera dei beduini del deserto intima a Sherlock Holmes, brandendo un’enorme spada, di non immischiarsi in faccende che non lo riguardano. Pochi istanti dopo, lo sconosciuto si è già dileguato. Allo sconcerto suscitato dall’irruzione si aggiunge la sorpresa di un telegramma proveniente dal Vaticano con cui si richiede una consulenza dell’investigatore sulle circostanze della morte violenta del cardinale Tosca. Una mattina così movimentata, del tutto indecifrabile per un disorientato dottor Watson, è peraltro solo il preludio a un vorticoso susseguirsi di avvenimenti fra Londra, Roma e l’Egitto. Sulle tracce di antichi rotoli trafugati e di una confraternita di cospiratori che mira a instaurare un nuovo ordine mondiale.

L’incipit:

6 marzo 1896: ecco una data che rimarrà impressa nella mia memoria, se non per sempre, di certo molto a lungo. Fu quello il giorno in cui Sherlock Holmes e io ci trovammo coinvolti in una delle nostre avventure più drammatiche e straordinarie, un’avventura che per poco non ci costò la vita.
Stavamo concludendo con tutto comodo la nostra colazione. Holmes aveva già apprestato la sua pipa d esordio della giornata, che di norma serviva a consumare gli avanzi di tabacco delle fumate del giorno prima che si erano accumulati sulla mensola del caminetto.
Aveva dunque caricato la vecchia pipa di radica e stava per dar fuoco a quelle acri polveri allorché un terribile frastuono ci pervenne dall’ingresso, al piano di sotto, seguito da un grido terrorizzato della nostra affezionata e pazientissima padrona di casa, la signora Hudson. Poi le scale parvero tremare e quasi cedere sotto i passi di un esercito, si sarebbe detto; un attimo dopo la porta andò in frantumi, staccata dai cardini da una forza di terremoto. Holmes e io facemmo appena in tempo a balzare dalle nostre sedie, ma non certo a prepararci a uno scontro. Ci trovammo davanti un individuo imponente e in atteggiamento a dir poco ostile, con un aspetto di cui avevo visto qualche esempio simile soltanto sulle pagine del “National Geographic”.
Incorniciato dal poco che restava della nostra porta ci si parava davanti un gigante abbigliato alla maniera caratteristica dei beduini del deserto, con tanto di lungo mantello e vesti ampie e coloratissime; il copricapo e la fascia che gli cingeva i fianchi risplendevano d’oro e di pietre preziose.

L.

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