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C’è un nuovo Squartatore per le vie di Londra.

La scheda di Uruk:

89. Sherlock Holmes. I delitti della notte (Sherlock Holmes and the Molly-Boy Murders, 2019) di Margaret Walsh [gennaio 2022] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Al 221B di Baker Street non è infrequente ricevere la visita di personaggi stravaganti. I due ben noti coinquilini sono tuttavia impreparati, al termine di una tranquilla colazione servita dalla signora Hudson nel salotto, all’ingresso dirompente di un ospite inaspettato. Sfondata la porta con impeto bellicoso, un colosso abbigliato alla maniera dei beduini del deserto intima a Sherlock Holmes, brandendo un’enorme spada, di non immischiarsi in faccende che non lo riguardano. Pochi istanti dopo, lo sconosciuto si è già dileguato. Allo sconcerto suscitato dall’irruzione si aggiunge la sorpresa di un telegramma proveniente dal Vaticano con cui si richiede una consulenza dell’investigatore sulle circostanze della morte violenta del cardinale Tosca. Una mattina così movimentata, del tutto indecifrabile per un disorientato dottor Watson, è peraltro solo il preludio a un vorticoso susseguirsi di avvenimenti fra Londra, Roma e l’Egitto. Sulle tracce di antichi rotoli trafugati e di una confraternita di cospiratori che mira a instaurare un nuovo ordine mondiale.

L’incipit:

Prendo di nuovo in mano la penna per raccontare un caso straordinario risolto dal mio buon amico, il signor Sherlock Holmes, anche se, data la natura degli eventi di cui parlerò, è del tutto improbabile che questo manoscritto sia mai pubblicato. Invero, ho dato la mia parola a uno dei protagonisti principali che ciò non sarebbe mai accaduto. Ma mi sento in dovere, nella mia veste di testimone di ciò che accadde, di registrarli per la posterità.
Era una fresca giornata di primavera, alcuni mesi dopo gli atroci eventi di Whitechapel che avevano sconvolto Londra e l’intero paese, e qualche mese prima della spaventosa vicenda di Baskerville Hall. Il sole si stava sforzando di dissipare la leggera nebbia che avvolgeva la nostra parte della città.
Holmes e io stavamo consumando una ricca colazione quando arrivò da noi l’ispettore Lestrade. L’ho descritto nel mio primo libro in cui raccontavo le nostre avventure come un ometto dal colorito giallastro e con la faccia da topo. In verità, non era la sua fisionomia a ricordare un topo, bensì il modo in cui i suoi baffi si arricciavano, a volte, sporgendo ai lati del viso come le vibrisse di un sorcetto. Aggiungo peraltro che erano baffi normali, ben curati, quali avrebbe potuto sfoggiare un distinto signore di Mayfair.
Il caso che mi accingo a narrare ha una rilevanza speciale, perché convinse il mio amico che Lestrade fosse davvero affidabile, tenace e discreto. Qualità che portarono al suo coinvolgimento nella soluzione di una successiva indagine, quella sugli inquietanti eventi che ebbero luogo nella brughiera del Dartmoor.

L.

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