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Ogni delitto lascia una traccia indelebile

La scheda di Uruk:

1453. Quella casa in Tuesday Market (The House in Tuesday Market, 1929), di J.S. Fletcher [febbraio 2022] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

Il signor Gaisford pensa di aver fatto un affare comprando a buon prezzo la vecchia casa in cui vive. La sua soddisfazione comincia tuttavia a vacillare quando un ospite che si definisce un sensitivo percepisce qualcosa. In un angolo dello studio, sulla destra del camino, aleggia una presenza spettrale legata a un evento tragico che ha segnato quel luogo. Allo scettico proprietario riesce alquanto difficile prendere sul serio l’idea di abitare una dimora infestata. Eppure, forse per effetto della suggestione o forse no, inizia a sua volta a percepire un’influenza nefasta. E i timori diventano ancor più fondati quando la governante gli riferisce un episodio inquietante avvenuto poco tempo prima. A questo punto il signor Gaisford non ha bisogno di ulteriori stimoli per notare, nell’angolo in questione, una cassapanca di legno massiccio sigillata con venti grosse viti. Troppe, perché il contenuto possa rivelarsi meno che spaventoso.

L’incipit:

Il vero inizio di questa vicenda (se proprio dobbiamo essere precisi) fu alle otto e cinque della sera di domenica 15 novembre 1925, quando il mio vecchio amico e in quel momento ospite, Lamon Trappes (che si trovava in casa esattamente da due ore e che, dopo cena, io avevo accompagnato nel mio studio per un caffè e una fumata) si alzò all’improvviso dalla poltrona su cui lo avevo invitato a sedersi e lanciò una veloce occhiata alla porta.
— Ehm… dico, Gaisford! — sbottò con un tono che rendeva evidente un disagio che nemmeno la sua gentilezza riusciva a nascondere. — Non pensare che voglia comportarmi in modo scortese, ti prego, ma non potremmo accomodarci in un altra stanza?
Io non mostrai la minima sorpresa, anche perché non ero rimasto per nulla stupito. Conoscevo Trappes da tempo, dagli anni della scuola. Adesso era diventato un attore professionista, e di una certa levatura. Era anche altre cose, però: un sognatore, un artista dilettante, uno scrittore di versi di un curioso genere mistico e un lettore di libri che a me sembravano a dir poco astrusi. Una persona che avesse avuto una mente pratica e concreta l’avrebbe definito uno svitato. Ma io sapevo che era straordinariamente sveglio e che reagiva a ogni tipo di stimolo esterno, tanto che un amico comune aveva definito Lamon Trappes un sensitivo. Non so se questa definizione, quando la sentii, mi risultò sufficientemente chiara; so però che, in base a un qualsiasi, ordinario metro di giudizio, Trappes era uno strano soggetto; uno che, tra l’altro, bisognava sempre assecondare.

L’autore:

Joseph Smith Fletcher (1863-1935), britannico, ha lavorato come giornalista per varie testate prima di dedicarsi alla scrittura. Nella sua vastissima produzione ha toccato i generi letterari più diversi, incontrando all’epoca il favore del pubblico e affermandosi come uno dei più prolifici autori di detective fiction. Tra i protagonisti delle sue storie poliziesche, l’investigatore privato Ronald Camberwell.

Extra

All’interno, il racconto Peccati capitali di Patrizia Lello, vincitore del premio NebbiaGialla 2021.

L.

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