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La Morte con la macchina da presa.

La scheda di Uruk:

101. Misteri a Hollywood, a cura di Mauro Boncompagni [marzo 2022] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
Charlie Chan e il cammello nero [Charlie Chan 4] (The Black Camel, 1929), di Earl Derr Biggers – Traduzione di Lia Volpatti
• TRAMA: Shelah Fane, stella in declino del firmamento hollywoodiano, viene assassinata durante un ricevimento nella sua casa sulla spiaggia di Waikiki. Nelle ore precedenti era rimasta turbata da una proposta di matrimonio e dall’intuizione di un indovino circa un oscuro episodio del suo passato. Toccherà a Charlie Chan, ispettore della polizia di Honolulu, indagare sul caso dispensando pillole di saggezza orientale.
Morire dal ridere (Keystone, 1983), di Peter Lovesey – Traduzione di Luciana Crepax
• TRAMA: Warwick Easton, attore inglese in cerca di fortuna, entra a far parte del gruppo di poliziotti maldestri creato dal re delle comiche Mack Sennett. Ma la vita sul set ai primordi del cinema non è fatta solo di gag e risate. Un incidente fatale durante le riprese e un omicidio inspiegabile spezzano l’incanto. E i guai dell’attrice di cui si è invaghito costringeranno Easton a improvvisarsi detective.
Il marito della diva (Husband, da ?, 1949), di Cornell Woolrich – Traduzione di Mauro Boncompagni
• TRAMA: Blaine Chandler, eroe di guerra decorato con una medaglia al valore, la Purple Heart, ama profondamente la moglie Alma, una star della settima arte che il successo ha però allontanato da lui. La sensazione di un distacco lento e ineluttabile lo sta distruggendo, finché non succede qualcosa che potrebbe sconvolgere il loro rapporto. O forse salvarlo.

L’incipit dell’Introduzione:

Non è un azzardo sostenere che la nascita del cinema alla fine dell’Ottocento coincida con l’affermazione della figura del Grande Detective nella storia del giallo. Che si sappia, Arthur Conan Doyle non ha mai narrato di eventuali avventure di Sherlock Holmes al cinema, ma il detective che viene spesso definito lo Sherlock Holmes americano, Craig Kennedy, ha indagato in The Film Mystery (1921) su quello che sembra il primo caso di omicidio commesso durante la lavorazione di un film. L’autore del romanzo, Arthur B. Reeve, conosceva a menadito il settore dell’industria cinematografica, avendo scritto numerose sceneggiature, comprese quelle per alcune sue opere.

L’incipit di “Charlie Chan e il cammello nero”:

Il Pacifico è il più solitario degli oceani e i naviganti che attraversano quell’immenso, tumultuoso deserto hanno quasi sempre la sensazione che la loro imbarcazione si sia persa in un’eternità di cielo e di acqua. Ma se invece navigano dagli atolli dei Mari del Sud verso la costa della California, tutto a un tratto quasi senza accorgersi si trovano a metà strada. Così accadde ai passeggeri dell’Oceanic quella silenziosa mattina di luglio, poco dopo l’alba. Dalla distesa d’acqua sorgevano, ancora confusi, i confini dei picchi rosati, incredibili, quasi irreali. A mano a mano che si avvicinavano, tuttavia, quei confini diventavano sempre più reali, finché i passeggeri, appoggiati al parapetto, con un brivido riuscirono a distinguere la verde isola di Oahu, segnata dal verde più scuro delle gole montane dove si nascondono le piogge.
L’Oceanic doppiò l’entrata del canale. Ecco Diamond Head, come un gigantesco leone accovacciato pronto a balzare sulla preda, se si vuole usare una similitudine ormai logora. Un leone accovacciato, sì, fin qui la similitudine regge, ma per quanto riguarda il balzo… be’, non si è mai verificata la benché minima probabilità. Diamond Head è un vulcano racchiuso fra le isole e già da tempo ha intuito l’inutilità di agire per impulso… anzi, di agire e basta.

L’incipit de “Morire dal ridere”:

— Che cosa vuoi fare alla Keystone? Il poliziotto?
— Siamo matti?
— Rispondi, sì o no.
— No.
— Arrivederci.
— Arrivederci e grazie.
— Prego.
— Me l’avevano detto che non eravate simpatico, signor Sennett.
Mack Sennett mi guardò da sopra il bordo della vasca da bagno. L’avevo vista almeno dieci volte al cinema, la sua faccia. Una faccia di bronzo con gli occhi penetranti. I capelli grigi gli stavano incollati sulla fronte. Aveva labbra grosse e sporgenti che gli servivano ad assumere un’espressione volgare e stupida quando faceva la parte del popolano ignorante. Era il capo della Keystone Studios. Il re della comica.

L’incipit di “Il marito della diva”:

“Questo programma vi è offerto dalla Koster & Korniloff, 22 22 Hollywood Boulevard. I negozi della Koster & Korniloff sono aperti tutte le sere fino a…”
Solo nella stanza, seminascosto in una grande poltrona, lui decise che non gliene importava un accidente degli orari di apertura della Koster & Korniloff, né di quali articoli si occupasse di vendere quella ditta. Ma mostrò la sua reazione solo disincrociando le lunghe gambe e incrociandole subito dopo nell’altro senso. Si sentiva in trappola e non sapeva come reagire. Vicino a sé aveva un recipiente di ceramica messicana pieno fino all’orlo di mozziconi di sigarette che si erano accumulati durante le ore. Varie carte da gioco erano sparse su un tavolino di fronte, e la loro disposizione indicava un solitario incompleto. Una rivista era caduta sul pavimento, a una certa distanza, e aveva assunto una forma che sembrava quella di una minuscola tenda, come se fosse stata scagliata lì dalla poltrona. Il nome della rivista, come si poteva leggere dalla copertina, era “Screen Chats”, e direttamente sotto il titolo compariva il più bel viso che si potesse immaginare, un viso circondato da un’aureola di capelli ramati che sembrava guardare il mondo con un’espressione malinconica. Blaine Chandler restituì quello sguardo in maniera altrettanto malinconica. O, se possibile, persino più malinconica.

L.

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