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Un assassino implacabile per il commissario Buonocore.

La scheda di Uruk:

3215. Il giorno muore lentamente (2022) di Enrico Luceri [maggio 2022]

La trama:

Il corpo dell’uomo è riverso in cucina. Supino, le braccia allargate sul pavimento, la bocca spalancata in un agghiacciante grido senza suono. La ferita allo stomaco è stata inferta da un’arma da taglio, il colpo vibrato dal basso verso l’alto. Ma sono le mani del morto, cosparse di olio e bruciate, il dettaglio più raccapricciante. Nella camera da letto, poi, giace il cadavere dell’anziana madre. Una coltellata all’addome anche per lei, sangue dappertutto, e la gamba sinistra fracassata con il suo stesso bastone. Scena del duplice omicidio una casa popolare nel quartiere Ponticelli, a Napoli, concessa per gravi motivi di indigenza. Per il commissario Tonio Buonocore ci sono elementi a sufficienza per poter escludere una rapina finita male. Una ricostruzione preliminare degli eventi suggerisce l’ipotesi di un’azione premeditata. Compiuta da una persona che conosceva in qualche modo le vittime e le odiava al punto da infierire su di loro con inaudita ferocia. Un odio freddo e profondo che sembra provenire da lontano nel tempo. No, per il commissario qui non si tratta di qualche balordo che ha perso la testa, e le sue intuizioni di solito non sbagliano. È stata un’esecuzione.

L’incipit:

Il primo segnale di pericolo fu l’insegna lampeggiante di un negozio.
La donna scendeva i gradini D’Andrea a passi lievi, quasi saltellando, come se fosse allegra, non solo curiosa di passeggiare lungo via dei Mille per ammirare le vetrine addobbate. Si sentiva leggera come una ballerina, in quell’istante impercettibile in cui i suoi piedi abbandonavano un gradino e non trovavano ancora quello inferiore. Era stata incerta, fino a poco prima, se mantenere l’abitudine, o la tradizione (così la definiva Claudio), di vagabondare per Chiaia nel tardo pomeriggio del giorno dell’Immacolata, che inaugura il periodo delle festività natalizie. Poi aveva stabilito che interrompere quell’abitudine sarebbe stato un errore, ed era uscita di casa, dopo aver cambiato abito e pettinato accuratamente i capelli. Però era rimasta in lei una sottile diffidenza verso una lunga passeggiata in mezzo alla folla, fra suoni, rumori, voci che temeva l’avrebbero frastornata. Una diffidenza che si era dissolta nell’aria, e nel buio di quel tardo pomeriggio d’autunno, tramutandosi in un’inspiegabile euforia, mentre imboccava i gradini D’Andrea. E poi, a metà della scalinata, il suo sguardo era stato attratto da un’insegna che lampeggiava in basso, in un negozio anonimo di via dei Mille. E quello era stato il primo segnale di pericolo.
La scritta brillante correva dalla porta alla vetrina illuminata, era colorata di rosso e lampeggiava a intermittenza, con un ritmo che pareva farla ruotare su se stessa, e invece era immobile. Come la donna che si era fermata e la fissava, incapace di alcun pensiero. Una scritta rossa, lucida come il rossetto che non passava sulle labbra ormai da anni. Eppure il tubetto era sempre lì, posato sulla mensola del bagno. Non lo aveva gettato, o quantomeno infilato in un cassetto, sebbene fosse certa che non lo avrebbe più usato. Attendeva e basta, quel rossetto. Come lei, forse. E adesso aveva captato un segnale d’allarme.

L’autore:

Enrico Luceri, romano, laureato in Ingegneria, ha scritto romanzi, racconti, saggi, articoli, soggetti e sceneggiature cinematografiche.

Extra:

All’interno, il racconto La fine della nottata di Enrico Luceri.

L.

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