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Dopo tanto tempo torno a schedare romanzi prima di darli via, per lasciare traccia di edizioni particolari.

Recentemente, per motivi di “studio zinefilo”, ho preso un lotto di libri Longanesi & C. d’annata su eBay, che presenterò qui man mano, soprattutto quelli della mitica collana “I Libri Pocket“.

La scheda di Uruk:

591. Qui commissariato di zona (1976) di Secondo Signoroni [1976-11-23]

La trama:

Una rapina come tante altre: furgone blindato, raffiche di mitra, duecentocinquanta milioni trafugati, un poliziotto e un bandito uccisi. Sembra un ritaglio di quella cronaca nera che sfortunatamente ci perseguita ormai quasi ogni giorno. Eppure c’è qualcosa di diverso: per una manciata di spiccioli (così i professionisti della mala considerano il bottino) di solito non ci s’impegna in uno scontro a fuoco. Inoltre questi esperti del crimine permettono che una loro complice, già vistosa di natura in quanto bionda e superdotata, scorrazzi per la città su un’auto arancione. È anche strano che le soffiate alla polizia conducano alla scoperta di uno dei banditi, sia pure morto. E infine come mai gli indiziati parlano tranquillamente al telefono di «corrieri di Marsiglia» e di droghe pesanti, infischiandosene della polizia che certo ha messo sotto controllo le loro conversazioni? All’improvviso le regole o le leggi dell’organizzazione criminale sembrano infrante. E la polizia arriva al momento sbagliato, nel luogo sbagliato, puntando sull’individuo sbagliato… È un caso? Oppure è il frutto di un’astuta strategia studiata da una mente fredda, ironica, spericolata, che ha enumerato, quasi per divertimento, i soliti trucchi del gioco criminale, solo allo scopo di ingarbugliarli? Quelli del Commissariato di Zona, decisi a vendicare il loro compagno ucciso e a impedire che la droga si riversi sulla città, non si risparmiano in una lotta dura, affannosa, dove i loro mezzi sono limitati. Devono lavorare a fiuto, a esperienza, a schiaffoni, se occorre; e adoperare l’intelligenza, che anche a loro risulta talvolta insufficiente.

Secondo Signoroni debutta con questo romanzo, premio inedito al «Gran Giallo Città di Cattolica» del 1975, mentre il suo secondo lavoro Moustache Petes, che ha ricevuto lo stesso riconoscimento quest’anno, sarà pubblicato da Mondadori.

L’incipit:

A Maria
che avrebbe saputo scrivere
quest’opera
meglio di me.

Normale amministrazione per gli agenti della Volante 2. La scorta a un furgone postale è spesso una formalità e tutto il pericolo si risolve in una noia mortale. Si contatta la vettura, la si segue a distanza e si fa la sentinella, col mitra imbracciato, durante il trasbordo del denaro. Rischio minimo e quattro soldi in più nella busta paga. I burocrati del bilancio hanno valutato questo straordinario tremila lire e i poliziotti se lo contendono allegramente. Due metronotte appoggiano l’operazione dall’interno del furgone, pronti a chiudere il portello d’acciaio se qualcosa va storto. Loro non appartengono alla polizia e possono usare le armi da fuoco con una certa libertà. Se impiombano qualcuno non vengono attaccati dalla stampa e non rischiano l’espulsione dal Corpo. I metronotte non fanno scuola di vita. Vengono pagati per tutelare la proprietà privata e bardati di conseguenza. Con le guardie della Mondialpol non si scherza. E alle spalle di tipi simili anche i poliziotti dei commissariati di zona si sentono più tranquilli.
L’appuntato Liverani accostò dolcemente a destra e parcheggiò l’autoradio dietro il furgone di una lavanderia. Aveva passato la cinquantina da un pezzo e in testa aveva un casco di capelli bianchi. Faccia dura e grinzosa, occhi grigi, spalle taurine: Liverani era tutto qui, ma ce n’era abbastanza. Per principio era restio a usare le armi da fuoco, ma parecchi teppisti avevano un ricordo piuttosto vivo delle sue mani.
«Ecco fatto, fra tre minuti abbiamo finito e andiamo a berci un caffè», disse spegnendo il motore.

L.

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