Tag

, , ,

Dopo tanto tempo torno a schedare romanzi prima di darli via, per lasciare traccia di edizioni particolari.

Recentemente, per motivi di “studio zinefilo”, ho preso un lotto di libri Longanesi & C. d’annata su eBay, che presenterò qui man mano, soprattutto quelli della mitica collana “I Libri Pocket“.

L’illustrazione di copertina è firmata da Beppe Giacobbe.

La scheda di Uruk:

569. Melissa (My Wife Melissa, 1967) di Francis Durbridge [22 giugno 1976] Traduzione di Ines Bellei

La trama:

Dice il marito di Melissa: «Mia moglie era bella e l’amavo. All’improvviso, in modo brutale e spaventoso, la persi. Era stata uccisa e fu allora che dovetti rendermi conto di due fatti. Primo: nella lista dei sospettati dell’omicidio io figuravo come il principale. La polizia, infatti, pensava che non solo avessi avuto l’occasione di uccidere Melissa, ma anche motivi indiscutibili per farlo. Secondo: dovevo confessare a me stesso che non conoscevo, se non superficialmente, mia moglie. La sua vita sembrava fosse stata imperniata su un segreto strano e impenetrabile: cosi una parte di lei mi era sempre sfuggita… Infine la gente di cui dovevo avere fiducia continuava a ripetermi che avevo fatto qualcosa che non riuscivo a ricordare…»
Da questo capolavoro del maestro del giallo, autore della serie televisiva «Le avventure di Paul Temple», è stato tratto lo sceneggiato italiano interpretato da Esmeralda Ruspoli, Rossano Brazzi, Laura Adani, Turi Ferro, Massimo Serato, Aroldo Tieri e diretto da Daniele D’Anza.

L’incipit:

La sera in cui Melissa morì, ero tornato a casa da Fleet Street in uno stato di depressione indescrivibile. Non ero riuscito a procurarmi quell’incarico al giornale che da tempo cercavo di ottenere. Sapevo che Melissa sarebbe andata su tutte le furie, cosa che mi dava un senso di fastidio e di colpa al tempo stesso. Fu probabilmente per questa ragione che, mentre mi accingevo ad aprire la porta di casa, sentii una vaga avversione nei suoi riguardi.
La vista della cappelliera non migliorò il mio stato d’animo. Fu il primo oggetto che mi saltò all’occhio quando entrai in anticamera. Era una cosa grottesca, a righe rosse e dorate, legata con un enorme nastro di seta; naturalmente non c’era il cartellino del prezzo, ma, così a prima vista, dedussi che il livello già non molto alto del nostro conto in banca si era sicuramente abbassato di altre venti ghinee. Melissa era una patita di cappelli; a volte mi pareva che si divertisse ad acquistarli nei periodi in cui mi trovavo senza un lavoro fisso e solo il cielo sapeva a cosa le servissero, in quanto difficilmente li portava. «Il mio Amore mostra la sua intelligenza dal modo di vestire», diceva un poeta. «Per ogni stagione ha l’abbigliamento adatto.» Questo calzava a meraviglia: armadi pieni di vestiti costosi, ma senza la benché minima preoccupazione di come avremmo potuto pagarli.
Mentre attraversavo l’anticamera, mi giunse il suono della sua voce, leggermente pungente.
«Sei tu, Guy? Sei in ritardo.»
«In ritardo per cosa?»
«Per il party di Don. Non mi dire che l’hai dimenticato.»
L’avevo dimenticato. Imprecai sottovoce e mi diressi vero la camera da letto dove trovai Paula e Felix Hepburn. Paula aveva in mano un bicchiere che sollevò allegramente verso di me con una delle sue solite risatine contagiose. Cercai di sorridere. Devo ammettere che Paula mi piace, ciononostante in quel momento avrei rinunciato molto volentieri alla compagnia degli Hepburn.

L.

– Ultimi romanzi Longanesi: