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Un saggio d’annata nella mitica collana “I Libri Pocket” (Longanesi).

In copertina: foto di Carlo Bavagnoli.

La scheda di Uruk:

593. Magia degli animali (1976) di Patrizia Krachmalnicoff [7 dicembre 1976]

La trama:

Il linguaggio degli animali, come quello degli uomini, si esprime anche attraverso il comportamento e la mimica; e proprio studiando gli animati si capiscono meglio gli uomini. Così fra le formiche e fra le api vigono gerarchie estremamente rigide, con una forte specializzazione e divisione settoriale. Un esempio vivente del nostro futuro? La disciplina è ferrea: un’ape, che cerchi di introdursi in un alveare non suo, viene riconosciuta dalle api guardiane, che hanno sulle antenne dodicimila organi odoriferi, e immediatamente uccisa. Particolarmente interessanti, e spesso divertenti, sono il comportamento sessuale 1 e il corteggiamento: alcuni moscerini offrono un regalo alla femmina «incartandolo» in una pallina di seta; altre specie offrono una pallina contenente petali di fiori; fra i gabbiani dalle piume d’argento è la femmina che prende l’iniziativa circondando il prescelto di moine e tenerezze. Assai sviluppata sembra essere anche la capacità di curare il proprio corpo, con maschere di bellezza, erbe per il mal di fegato, fanghi termali per riacquistare la giovinezza perduta.
Non infrequenti sono i casi di telepatia, anche fra animali e uomini, che presentano aspetti curiosi, talvolta inquietanti.
L’autrice è nettamente in polemica con quanti vogliono negare questa realtà «magica» e, pur nel rigore scientifico di una precisa documentazione, non trascura quegli aspetti che ci consentono di amare e comprendere gli animali.

L’Introduzione:

«Magia» è una parola molto di moda, oggi, e viene conseguentemente usata in dosi massicce, con significati che sovente esulano da quello fondamentale e originario.
«Magia» dovrebbe essere, in realtà, come dice il dizionario, «l’arte di operar prodigi con incantesimi», la facoltà, insomma, riservata a poche persone dotate di poteri eccezionali, di compiere quelle azioni generalmente ritenute impossibili agli uomini, che la religione chiama miracoli. L’unica differenza, infatti, esistente tra magia e miracolo, credenze religiose a parte, sta nel fatto che per compiere un miracolo basta la volontà di chi lo compie, mentre per la magia sono in genere necessari alcuni «strumenti del mestiere», come filtri, polverine e intrugli vari. Questo, a grandi linee, perché naturalmente non mancano eccezioni e particolarità, in questo campo come in tutti gli altri.
Fatta questa premessa, che senso ha il titolo Magia degli animali? Dato, e per mio conto assolutamente non concesso, che gli animali siano esseri in assoluto, cioè globalmente, inferiori all’uomo (sarà opportuno fare, più avanti, qualche distinzione in proposito), la magia dovrebbe essere la facoltà che hanno alcuni animali di compiere azioni di cui generalmente è capace soltanto l’uomo. Ma, come vedremo, se si conserva rigorosamente questa accezione del termine, ci si accorgerà che i cosiddetti «maghi» sono infinitamente più numerosi fra gli animali «inferiori» che fra gli animali «uomo», e che certe loro «magie» si riscontrano ormai con tale frequenza e intensità da meritare il termine di «facoltà» e il riconoscimento della scienza ufficiale, oltre a quello degli zoofili.
Ma c’è un altro tipo di magia degli animali, che rientra in quell’uso non del tutto ortodosso del termine di cui parlavo prima, ed è una magia sentimentale-estetico-affettiva: la facoltà cioè di creare uno stato d’animo particolare.
Come si parla della «magia» di un tramonto o di una marina, o di qualsiasi spettacolo della natura particolarmente suggestivo, io penso che con altrettanto diritto si possa parlare della «magia» di un gattino che fa le fusa, anche se non ha nulla di sovrannaturale, o di un «cucciolo caldo» (Charlie Brown docet) che fa le feste sulla porta di casa, o di un cavallo lanciato al galoppo in riva al mare, o di un piccolissimo colibrì variopinto che si posa sul palmo della mano. Ma non è giusto limitarsi agli animali graziosi, perché qualsiasi animale può avere una sua «magia» particolare: anche il facocero o l’ippopotamo, così brutti e sgraziati da suscitare quasi tenerezza.
Perché questo tipo di magia non è provocato solo dalle doti estetiche, né solo da quelle intellettuali: ogni animale ha le sue qualità particolari che ne fanno un individuo a sé, unico e riconoscibile tra gli altri, ammesso che si abbia voglia di imparare a conoscerlo e di occuparsene per un poco.
Ecco dunque come intendo la «magia degli animali»: in modo non necessariamente ed esclusivamente scientifico, ma anche empirico ed affettivo, pur riconoscendo e tenendo conto di tutto ciò che la scienza ha scoperto e stabilito.
Il mondo degli animali è per molti assolutamente privo di interesse che non sia esclusivamente gastronomico o venatorio; la «magia» non è nulla per loro. La capiranno quelli che, come me, hanno vissuto a lungo con gli animali, imparando ad amarli, a rispettarli, e a fare il possibile per comprenderli.

L’incipit:

1
SUPERSTIZIONI, FALSE CREDENZE,
ANIMALI SACRI, PROCESSI PER MAGIA

Fin dai tempi più antichi gli animali, essendo in continuo contatto con l’uomo, sono stati soggetti alla sua osservazione, e, in modo addirittura macroscopico, alla sua incomprensione. L’uomo primitivo, non avendo altro modello all’infuori di se stesso, non poteva che trovare il comportamento animale strano, incomprensibile e misterioso, e fare quindi dell’animale l’oggetto delle credenze e delle superstizioni più assurde.
Naturalmente certe superstizioni, nate più tardi, sono probabilmente dovute a singoli incidenti occorsi a qualche personaggio importante, o a coincidenze curiose erette gratuitamente a sistema da qualcuno, e quindi variabili da un paese all’altro. In India, per esempio, dove la popolazione è rimasta in gran parte primitiva, abbondano superstizioni e leggende sugli animali più vari, e soprattutto sui più comuni e diffusi. Ed è strano che sia proprio questa popolazione, per gran parte in condizioni di miseria assoluta e perennemente affamata, la più ostinata a conservare il culto di certi animali di cui potrebbe comodamente cibarsi, e la cui uccisione è invece punita nel modo più severo.
Questa legge si estende anche ai turisti, e dei miei amici ne fecero un paio d’anni fa una triste esperienza. In viaggio attraverso l’India con un pullmino Volkswagen, ebbero una piccola collisione con una mucca che passeggiava per le strade di Bombay; dovettero pagare una forte multa e scappare velocissimi per non essere linciati dalla folla. Fecero però in tempo a sentirsi dire da un poliziotto che, se il fatto si fosse ripetuto una seconda volta, sarebbero finiti in prigione, e, per una terza volta, c’era la pena di morte.
Certo, queste cose fanno molto piacere agli amici degli animali di tutto il mondo, anche se non si può fare a meno di trovarle assurde e anacronistiche, così come è assurdo e anacronistico che le mucche, per sacre che siano, possano circolare liberamente per le strade di una città, con il traffico assolutamente caotico che c’è in genere nei paesi orientali.
Sia detto
en passant, nell’isola di Madera, dove cani e gatti non sono sacri, ma sono molto amati, è rigorosamente proibito lasciarli circolare soli per le strade, proprio per timore che possano essere investiti.
Ma ritorniamo all’india, dove le leggende e le superstizioni sono particolarmente interessanti e suggestive, soprattutto quelle sulle scimmie, considerate animali dai poteri sovrannaturali, forse per il loro comportamento spesso così simile a quello dell’uomo. I popoli primitivi considerano questa somiglianza fisica e comportamentale come una qualità divina, e conseguentemente divinizzano facilmente chi la possiede.
Uno degli dei indigeni, Hanuman, è un dio-scimmia, e la leggenda racconta che una volta sia stato aiutato a combattere un nemico proprio da un esercito di scimmie, e questo episodio è spesso rappresentato nei dipinti e nelle sculture locali.

L.

– Altri Longanesi dell’epoca: