Tag

, , , ,

Prima di darlo via, schedo questo numero d’annata de Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina, come sempre, è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1409. Patrick Dawlish: imputato alzatevi [Patrick Dawlish 33] (Come Home to Death, o The Pack of Lies, 1958) di John Creasey, firmato in originale come Gordon Ashe [1° febbraio 1976] Traduzione di Barbara Missiroli
– Inoltre contiene il racconto:
Love Story (Love Story, da “EQMM”, dicembre 1975) di Henry T. Parry

La trama:

Patrick Dawlish, l’ex agente del controspionaggio britannico sempre pronto a lanciarsi in spericolate indagini poliziesche, è in partenza per il Sud Africa, quando una ragazza, Marion Ard, si rivolge a lui in cerca d’aiuto. Da qualche tempo, un uomo la pedina dovunque vada, trasformando la sua vita in un incubo. Chi è quell’uomo? Perché la perseguita? Marion è terrorizzata, ma Dawlish non ha tempo per aiutarla, e poi sospetta di trovarsi davanti una piccola mitomane. Comunque, la affida alla «tutela» di Tim Jeremy, suo amico e valido collaboratore, e parte tranquillo con la moglie Felicity. Ma il loro viaggio viene improvvisamente interrotto da una tragica notizia: Marion Ard è stata uccisa e la polizia ne ha ritrovato il corpo nascosto proprio nella casa di campagna dei Dawlish. Patrick deve precipitarsi in Inghilterra per svelare il mistero e anche per dimostrare la sua innocenza, dato che l’assassino ha manovrato in modo da far ricadere su di lui i sospetti di Scotland Yard. Un romanzo avvincente, dal ritmo serrato, nel quale Dawlish si trova alle prese con un intrigo diabolico e il suo «creatore», John Creasey, dà una delle migliori prove di sé.

L’incipit:

Quando la ragazza entrò in casa di Dawlish, aveva un’aria spaventata. Dawlish la trovò più giovane di quanto si fosse aspettato, al massimo ventidue o ventitré anni. Se i suoi lineamenti non fossero stati alterati dalla paura, si sarebbero potuti giudicare attraenti, ma in quello stato risaltavano soltanto i grandi occhi e le labbra tremanti. Aveva una figura ingannevole. La vita sottile, infatti, veniva nascosta da una coppia di golfini di un colore verde spento, e solo quando quello superiore, non completamente allacciato, si apriva, il maglioncino sottostante metteva in evidenza il suo seno.
Una delle sue principali caratteristiche doveva essere senz’altro l’ostinazione. Aveva tempestato Dawlish di lettere e di telefonate, e invariabilmente lui le aveva risposto che era spiacente, ma che non avrebbe potuto aiutarla. Anche in quel momento si sentiva costretto a negarle il suo aiuto, convinto che pure sua moglie Felicity fosse, per quanto a malincuore, dello stesso parere, data la loro imminente partenza.
Marion Ard era profondamente turbata e non aveva nessuno cui rivolgersi. — Vedete — diceva stringendo nervosamente le mani. — È tutto così difficile da spiegare… Non sono in grado di fornire alla polizia alcuna prova per dimostrare che quanto dico è veramente accaduto. Loro credono di avere a che fare con una mezza squilibrata, ma io non lo sono. Quell’uomo mi segue dappertutto.
Felicity stava guardando fuori della finestra, nel salotto della casa di campagna dei Dawlish. Davanti a lei si stendeva il giardino attraversato dal viale, che più a- vanti si perdeva fra magnifici alberi e cespugli in piena fioritura. In lontananza erano visibili gli ondulati campi del Surrey e una zona boscosa. Tutto era quiete e bellezza, e perfino i rintocchi delle campane arrivavano fin lì in toni smorzati.
— Oh, so benissimo che cosa state pensando — disse Marion alzandosi impetuosamente e rischiando quasi di rovesciare la tazza di tè che aveva in mano. — Voi pensate che io sia l’unica a vedere quell’uomo, che soffra di allucinazioni. Ma non è così! Vi giuro che non è così…

L.

– Ultimi “Gialli” coetanei: