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Prima di darlo via, schedo questo volume della storica collana “Grandi Tascabili Economici” (Newton Compton).

La scheda di Uruk:

442. La teoria della relatività di Einstein. Considerazioni gnoseologiche (Zur Einsteinschen Relativitätstheorie. Erkenntnistheoretische Betrachtungen, 1921) di Ernst Cassirer [24 settembre 1997] Traduzione di Giulio Raio

Presentazione della collana:

Un modo nuovo di intendere i tascabili. Volumi eleganti, curati nel contenuto e nella veste tipografica, di grande formato ma al prezzo più economico. Una collana per offrire al pubblico più vasto i grandi libri che non tramontano.

La trama:

Questa di Cassirer è un’esposizione chiara, completa e illuminante dei problemi filosofici sollevati dalla teoria della relatività e rappresenta dunque un contributo di capitale importanza alla discussione e alla collaborazione tra fisici e filosofi. Lo stesso Einstein lesse questo lavoro – che ha il merito di indicare, di fronte all’incertezza dominante, una direzione metodica e programmatica – arricchendolo di numerose note e osservazioni.
Il saggio con cui il -massimo esponente del neokantismo interviene nell’ampio dibattito aperto dalla teoria della relatività di Einstein e dalle sue ripercussioni sulla filosofia moderna.

L’autore:

Ernst Cassirer (1874-1945) insegnò nelle università di Berlino e di Amburgo. Di origine ebraica, fu costretto a lasciare la Germania e si trasferì prima in Svezia e poi negli Stati Uniti, dove morì. Tra le sue opere: Il problema della conoscenza nella filosofia e nella scienza dell’età moderna. Filosofia delle forme simboliche. Saggio sull’uomo.

L’Indice:

7 Introduzione di Giulio Raio
21 Nota biobibliografica
LA TEORIA DELLA RELATIVITÀ DI EINSTEIN
3 5 Prefazione
36 1. Concetti di misura e concetti di cosa
56 2. I fondamenti empirici e concettuali della teoria della relatività
82 3. Il concetto filosofico di verità e la teoria della relatività
92 4. Materia, etere, spazio
111 5. I concetti di spazio e tempo dell’idealismo critico e la teoria della relatività
138 6. Geometria euclidea e non-euclidea
157 7. La teoria della relatività e il problema della realtà
172 Riferimenti bibliografici

L’incipit dell’Introduzione di Giulio Raio:

Alla fondazione e alla costituzione di una teoria della scienza è possibile ricondurre – in prima approssimazione – l’intero movimento di pensiero neokantiano.
Una teoria della scienza è contenuta in
Kants Theorie der Erfahrung [La teoria kantiana dell’esperienza] di Cohen, principale scritto teorico del primo neokantismo marburghese. Una teoria della esperienza è possibile solo come teoria della scienza: per comprendere «come si costituiscono gli oggetti e le leggi della scienza matematica della natura» l’idealismo critico unifica «l’idealismo e il realismo nel concetto dell’esperienza.

L’incipit della Prefazione:

Il seguente studio non pretende di dare un’esposizione completa dei problemi filosofici sollevati dalla teoria della relatività. Sono ben consapevole che i nuovi compiti dinanzi ai quali è posta la critica della conoscenza si possono assolvere soltanto attraverso la graduale collaborazione dei fisici e dei filosofi. Il presente lavoro vuole soltanto tentare di dare inizio a questa collaborazione, di promuovere la discussione e, se è possibile, di indicare, di fronte all’incertezza ancor oggi dominante delle valutazioni, una direzione metodica determinata. Lo scopo di questo studio sarebbe raggiunto, se esso riuscisse ad aprire la strada a una reciproca intesa tra i filosofi e i fisici su quei problemi, intorno ai quali le loro idee sono ancora ampiamente divergenti. La stessa esposizione mostrerà come abbia tentato di tenermi il più possibile in contatto con la scienza fisica, anche nelle discussioni puramente gnoseologiche, e come gli scritti dei più importanti fisici del passato e del presente abbiano sostanzialmente contribuito a determinare in ogni momento l’orientamento della ricerca. I riferimenti bibliografici alla fine del volume non pretendono di essere completi: vi sono indicate soltanto quelle opere alle quali, nel corso dell’esposizione, mi sono ripetutamente richiamato e ricondotto in modo specifico.
Albert Einstein ha letto il manoscritto del saggio e lo ha arricchito di notazioni critiche, prese durante la lettura: non posso congedare questo lavoro senza esprimergli, anche in questa sede, la mia sincera gratitudine.

Ernst Cassirer
Hamburg, 9 agosto 1920

L’incipit:

1. Concetti di misura e concetti di cosa

«L’uso che in filosofia si può fare della matematica – così scriveva Kant nel 1763 nella prefazione al Versuch, den Begriff der negativen Grössen in die Weltweisheit einzuführen [Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantità negative] – consiste o nell’imitarne il metodo, oppure nell’applicarne effettivamente le proposizioni agli oggetti della filosofia. Non sembra che finora l’imitazione sia stata di una qualche utilità, per grandi che siano i vantaggi che inizialmente ci se n’era ripromessi (…). In compenso il secondo uso è stato assai vantaggioso a quelle parti della filosofia cui è stato applicato, le quali, per il fatto di essersi servite ai loro scopi delle dottrine matematiche, hanno raggiunto un’altezza cui altrimenti non avrebbero mai potuto aspirare. Si tratta però soltanto delle conoscenze pertinenti alla dottrina della natura (…). Per quanto riguarda la metafisica, questa scienza, invece di utilizzare taluni concetti o dottrine della matematica, si è al contrario spesso eretta in armi contro di essa, e là dove forse avrebbe potuto trovare delle basi solide su cui fondare le proprie considerazioni, la si vede invece sforzarsi di trattare i concetti del matematico come null’altro che sottili finzioni, le quali, tolte dal suo campo, avrebbero ben poco di vero. Si può facilmente arguire da quale parte sia il vantaggio nella disputa tra due scienze di cui l’una supera tutte le altre per certezza e chiarezza, mentre l’altra non fa che sforzarsi di pervenire a una tale certezza. La metafisica, per esempio, cerca di trovare la natura dello spazio e il sommo principio da cui si possa comprenderne la possibilità. Nulla può essere più giovevole a questa bisogna che derivare da qualche parte dei dati certi e dimostrati onde metterli a fondamento delle proprie considerazioni. La geometria ne fornisce alcuni che riguardano le qualità più generali dello spazio, per esempio il fatto che lo spazio non consta di parti semplici; e invece i metafisici si ostinano ad ignorare questi dati, riponendo la loro fiducia esclusivamente sull’equivoca coscienza di questo concetto che viene pensato in modo del tutto astratto (…). Anche la considerazione matematica del moto, unitamente alla conoscenza dello spazio, fornisce una quantità di dati atti a mantenere sui binari della verità la considerazione metafisica del tempo. Tra gli altri anche il celebre signor Euler ha indicato una via in questa direzione, ma ai metafisici sembra assai più comodo fermarsi alle proprie astrazioni oscure e difficilmente controllabili, piuttosto che far lega con una scienza che si occupa soltanto di conoscenze comprensibili ed evidenti.»

L.

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