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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori“.

L’illustrazione di copertina è di Mario D’Antona: grazie a politepolarbear per la segnalazione.

La scheda di Uruk:

286. Dopo le esequie [Hercule Poirot 29] (After the Funeral, 1953) di Agatha Christie [24 luglio 1954] Traduzione di Loredana Giachetti
Inoltre contiene:
Il pugnale d’avorio (The Ivory Dagger, 1951) (nona puntata, con la fine del XXXIII capitolo e l’inizio del XXXVIII) di Patricia Wentworth – Traduzione di Adriana Pellegrini

La trama:

Richard Abernethie muore lasciando una cospicua sostanza. Tutti i parenti che presenziano al suo funerale ne beneficiano. Per quanto gli annunci del giornale parlino di “improvvisa fine” senza accennare a dubbi sulle cause del decesso, qualcuno sospetta che Abernethie non sia morto di morte naturale. Il vecchio Entwhistle, notaio di famiglia, è in un dilemma, esteriormente gli Abernethie sono tutti in buone condizioni economiche; ma chi può escludere che tra loro ci sia invece qualcuno in disperato bisogno? Gli avvenimenti successivi accentuano le perplessità del notaio, il quale decide di ricorrere a Hercule Poirot, suo vecchio amico. L’investigatore belga interviene a risolvere il quesito con la sua solita arte magica, e riesce a trarre un “senso” da un “non senso”.

L’incipit:

Camminando sulle gambe malferme, il vecchio Lanscombe passò di stanza in stanza ad alzare le tende. Ogni tanto socchiudeva gli occhi miopi e guardava attraverso i vetri delle finestre.
Presto sarebbero rientrati tutti dal funerale. Cosi pensando affrettò il passo: c’erano tante finestre!
Villa Enderby, una grande costruzione vittoriana di stile gotico, aveva in ogni stanza tendaggi di pesante broccato o di velluto, e qualche parete ancora tappezzata di seta.
Quando raggiunse il salotto verde, il vecchio maggiordomo alzò lo sguardo al ritratto appeso sopra il caminetto: rappresentava il vecchio Cornelius Abernethie per il quale era stata costruita villa Enderby. La bruna barba di Abernethie sporgeva aggressiva, la mano era appoggiata a un globo, chissà se per desiderio del vecchio padrone oppure per un ghiribizzo dell’artista che, forse, aveva voluto conferire al quadro un valore simbolico.
Ogni volta che il maggiordomo Lanscombe volgeva l’occhio all’effigie di Comelius Abernethie, pensava a lui come a un uomo forte e potente, ed era contento, in fondo, di non averlo mai conosciuto di persona. Il suo padrone era stato il signor Richard; un buon padrone, morto anzi tempo, nonostante le cure del medico. In fondo il signor Richard non si era più rimesso dopo il grande dolore provato per la morte del figliolo, il giovane signor Mortimer.
Lanscombe scosse la testa pensando a tutto questo, mentre entrava nel salottino bianco. — Terribile! — si diceva. — Una vera catastrofe. Un uomo cosi giovane, forte e sano! Nessuno gli avrebbe predetto una fine cosi immatura. E il signor Gordon morto in guerra? Una disgrazia dietro l’altra… Troppo per il padrone! — E tutto sembrava essere accaduto appena una settimana prima.
La terza tenda del salotto bianco si rifiutò di scorrere. Rimase li a metà; forse le molle erano rotte. Si, doveva essere proprio cosi. Erano tende vecchie, ecco tutto, vecchie come, del resto, ogni oggetto in quella casa. D’altra parte non si potevano far accomodare. — Cose passate di moda — diceva all’occasione l’operaio interpellato e scoteva il capo con aria ironica. Come se le vecchie cose non fossero invece molto migliori delle nuove! Lanscombe lo sapeva bene. Le cose moderne! Tutti giocattoli che ti si rompono in mano. Il materiale non è più quello di un tempo, e neanche la mano d’opera.
Avrebbe dovuto prendere la scala per accomodare la tenda ribelle. Ma non se la sentiva per via delle vertigini e cosi, per il momento, lasciò tutto com’era. Ci avrebbe pensato più tardi; il salottino bianco non dava sulla facciata della villa, quindi, dalle automobili che sarebbero tra poco tornate dal funerale, nessuno avrebbe notato alcunché. Il salottino bianco era un salotto per signora, e a Enderby, da molto tempo, non c’erano signore. Peccato che il signor Mortimer non si fosse mai sposato. Sempre in viaggio: in Norvegia per la pesca, in Svezia per la caccia e in Svizzera per gli sport invernali! Invece di sposare qualche graziosa fanciulla e starsene quieto in una casa rallegrata dai figli. Da troppo tempo non c’erano bambini in casa!

L.

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