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In attesa della Cleopatra di Christian Jacq, ripesco questo romanzo Rizzoli fatto uscire in occasione dell’anniversario in assoluto meno festeggiato in Italia: la Campagna d’Egitto di Napoleone (1798) grazie alla quale è esplosa e dura tuttora la passione per la cultura egizia.

La scheda di Uruk:

Cleopatra. La regina del Nilo (Cléopatre. Reine du Nil, 1957) di Michel Peyramaure [gennaio 1998] Traduzione di Cristiana Borella e Francesco Campana

La trama:

Fu regina e fu dea, la «nuova Iside». Si sentiva allo stesso tempo greca ed erede delle millenarie tradizioni egizie. Fin da bambina imparò a districarsi tra gli intrighi della corte dei Tolomei e a sopportare le amarezze dell’esilio. Sognò di regnare su un grande impero orientale che avrebbe fatto risorgere quello di Alessandro Magno. Conquistò gli uomini più potenti della sua epoca, Cesare e Antonio, e si lasciò da loro conquistare. Era bella, rafinata, amante delle arti e della filosofia, volitiva e immensamente ambiziosa. Ma i sogni di Cleopatra, l’ultima «regina del Nilo», si infransero contro la ferrea volontà di potenza di Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, l’uomo che sconfisse Antonio e che lei non sarebbe mai riuscita a sedurre. Si rifugiò consapevolmente nella morte – e assurse alla leggenda.
Con ampiezza di erudizione e autentico talento di narratore, Michel Peyramaure fa rivivere sotto i nostri occhi questo destino favoloso, dipingendo lo splendore dell’Egitto dei Tolomei, i fasti della corte di alessandria, il furore delle passioni e dei combattimenti. I bagliori del tramonto che tingono questo grande affresco storico sono quelli della fine della civiltà egizia, di cui Cleopatra incarna ancora oggi il fascino immutabile.

L’incipit:

Cleopatra si è soffermata a lungo sulla terrazza del palazzo di Alessandria, come faceva un tempo, al principio dell’estate.
Quel soffio avvolgente e freddo come un panno umido che si alzava tutti i giorni alla stessa ora dal lago Mareotis, quel soffio che annunciava la sera, era come un invito alla cena e al sonno. Lo respirava a lungo, lo lasciava filtrare sotto i suoi veli da ragazzina, posare il suo muso freddo sulla sua pelle. La sera le feste non erano mai molto allegre: appena il pranzo cominciava ad animarsi veniva congedata. Dal suo letto, poteva udire gli echi dei grandi banchetti, sistri, arpe e tamburelli, piccole grida di gola delle danzatrici possedute dal ritmo. Adesso che ha quattordici anni può stare alzata più a lungo. Da qualche tempo la sua presenza ai divertimenti dopo cena viene tollerata e allora, quando il turbine delle danzatrici si è placato, e i commensali iniziano a chiamarle con voce un po’ roca, ma soltanto allora, una schiava viene a sussurrarle qualcosa all’orecchio e ad accompagnarla per mano.
Questa sera, potrà trattenersi più del solito? Le piacerebbe rimanere fino all’ultimo, fino all’ora in cui non occorre più rinnovare l’olio delle lampade semispente, che la prima brezza fredda fa oscillare. Forse, questa sera, sì… Gabinio è arrivato, con un certo Antonio, un comandante di cavalleria che si dice avvenente come la reincarnazione di Dioniso e che, corre voce, ha fatto piazza pulita come se fosse niente, davanti a Pelusio, della temibile cavalleria giudaico-egiziana di Antipatro. Sarà coraggioso come Gneo, il figlio di Pompeo?
Amava molto Gneo. A Roma giocavano insieme, nei giardini della villa di Tolomeo, suo padre, da quando quest’ultimo vi si trovava in esilio. Era alto e un po’ grossolano. Gli piaceva vantarsi. Un giorno, lo aveva sfidato a forzare, a notte fonda, le porte della villa, e Gneo aveva accettato la sfida con spavalderia. Dopo che l’ultima lampada negli appartamenti reali era stata spenta, e la prima ronda era passata, lei aveva sentito grattare alla porta della propria camera. E aveva dovuto, volente o nolente, fargli posto accanto a sé e arrendersi a ogni suo desiderio, dato che minacciava di mettersi a urlare. Un’ora dopo, l’aveva mandato via ma Gneo era tornato la notte seguente e così aveva fatto molte altre notti.
Parlavano sottovoce, facendo molta attenzione a non svegliare la piccola Arsinoe, sorella di Cleopatra, che dormiva nel letto accanto. Di giorno, si ritrovavano come sempre nel giardino, ma fra loro calava un imbarazzo che riuscivano a dissipare solo successivamente, quando restavano soli, nei pressi di una vasca sconsacrata e di un folto cespuglio di tamarindi dove dei merli nidificavano. Allora sì che tornava a regnare fra loro una tacita complicità, un segreto accordo superiore a qualunque timore. A volte, lui si alzava all’improvviso e la lasciava così, senza dire neanche una parola, per ritornare la sera stessa a grattare alla sua porta. Un mattino, la principessa venne a sapere che la ronda aveva messo in fuga un giovane ladro che si era introdotto nel giardino, e che Tolomeo aveva deciso di raddoppiare la guardia.
Poco tempo dopo, Gneo dovette partire per Atene dove lo attendeva suo padre. Cleopatra scoprì che si poteva morire di tormento. Lui le inviò un messaggio da Messina, in cui raccontava soltanto di tempeste e di venti altani. Poi, di nuovo, era stato il silenzio. Tolomeo era troppo occupato a dibattersi nelle mani degli usurai e a conciliarsi le buone grazie del Senato romano, per badare ai tormenti della propria figlia.

L’autore:

Michel Peyramaure è autore di una trentina di importanti opere storico-narrative. La pubblicazione di questo Cleopatra nel 1998 è un tributo al bicentenario della spedizione di Napoleone in Egitto, che diede un impulso fondamentale alla riscoperta in Europa di quell’antica civiltà sepolta.

L.

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