Tag

, , ,

Il 27 novembre 2018 la britannica Titan Books ha presentato edizione tascabile, ed anche in digitale, uno nuovo volume (inedito in Italia) della sua collana di apocrifi The Cthulhu Casebooks, in cui l’eroe di Arthur Conan Doyle si ritrova alle prese con l’universo narrativo nato dall’opera di H.P. Lovecraft: Sherlock Holmes and the Sussex Sea-Devils (2018), firmato da James Lovegrove.

Per sapere tutto del divertissement letterario adottato da Lovecraft e i suoi amici negli anni Trenta e Quaranta, si rimanda ad uno speciale sugli Weird Tales Pseudobiblia.

La scheda di Uruk:

Sherlock Holmes and the Sussex Sea-Devils (2018) di James Lovegrove [27 novembre 2018]

La trama:

Siamo nell’autunno del 1910 e per quindici lunghi anni Sherlock Holmes e il dottor John Watson hanno combattuto R’lluhloig, la Mente Nascosta che un tempo era stata il dottor James Moriarty. L’Europa sta cadendo inesorabilmente nella guerra, mentre un conflitto cosmico si avvicina all’apice, quando in una singola notte tutti gli eminenti membri del Diogenes Club muoiono orribilmente, all’apparenza per propria mano. Holmes sospetta sia il lavoro di una spia tedesca al servizio di R’lluhloig, ma la sua sete di vendetta gli costa l’amico di una vita.
I compagni si ritirano nella fattoria di Holmes nel Sussex, e non passa molto tempo prima che arrivi la chiamata di un cliente. Tre giovani donne sono scomparse dalla vicina città di Newford, e i locali non hanno alcun dubbio su chi sia il responsabile. Vuole la leggenda che strane creature anfibie vivano in una città in fondo al mare, e che ogni certo numero di secoli tornino sulla terra per catturare prede di carne. Mentre Holmes e Watson cercano questi terrificanti intrusi, si prepara la battaglia finale che li porterà ad affrontare i diavoli marini del Sussex, e forse Cthulhu stesso…

L’incipit della Premessa in traduzione esclusiva:

Eccoci dunque al terzo ed ultimo volume degli “Cthulhu Casebooks”. Qui troviamo Sherlock Holmes, ora nei suoi cinquant’anni avanzati, ancora impegnato nella sua guerra segreta contro le forze cosmiche ostili la cui sola esistenza rende falsa la nozione che l’umanità sia in qualsiasi modo la specie dominante, con un posto significativo nell’ordine delle cose. Noi umani siamo benedetti, non speciali. Questo è l’inquietante messaggio che fuoriesce da questi testi così come dagli scritti del mio lontano parente e quasi omonimo H.P. Lovecraft. Noi siamo, agli occhi di certe entità divine, poco più che bestiame. La loro divinità profana afferma che viviamo in un universo senza dio – un universo nel quale il Dio con la D maiuscola non è il grande padre che la Bibbia racconta, bensì qualcosa più simile ad un padre scroccone che non vuole avere nulla a che fare con i propri “figli”.
In ogni caso, alcune delle vicende di questo romanzo si svolgono nelle vicinanze della mia città natale Eastbourne. È ben noto ai lettori dell’opera del dottor Watson che Sherlock Holmes si è ritirato in quella parte del Sussex nel 1903 per impegnarsi nello studio dell’apicoltura, fra le altre cose. Il suo ritiro rurale è descritto, nella prefazione di Watson a “L’ultimo saluto di Sherlock Holmes”, come «una piccola fattoria nel South Downs». Ne “L’avventura della criniera del leone” abbiamo ulteriori dettagli, anche se non molto: la casa è una «villa […] che sovrasta una grandiosa vista del canale». Questo luogo è generalmente identificato a poche miglia da Eastbourne.
La mia casa è posta nel punto più ad ovest della città, a poca distanza dall’unico edificio dell’area che corrisponde alla descrizione data: ci passo spesso, andando a passeggio con il mio cane. È un luogo austero, spazzato dal vento, e posso immaginare che il grande detective si sia dedicato all’apicoltura al riparo del boschetto che delimita la proprietà.
I miei collegamenti genealogici con Lovecraft possono essere tenui, ognuno di noi si lega ad un certo albero dell’albero genealogico della propria famiglia. Comunque, i miei collegamenti familiari con la costa del Sussex, dove sono nato e ho vissuto la maggior parte della mia vita, sono ben radicati. Ho il gesso e l’erba fin dentro le ossa, lo scricchiolio dei ciottoli sotto i piedi, il gusto della brezza salata, il suono del vento, l’ombra delle nuvole che solcano il mare, il fruscio dell’erba che ondula sulle colline: queste sono le cose che penso quando penso a casa. Per questa ragione sento una connessione più forte del solito alla storia raccontata in queste pagine.

L’autore:

James Lovegrove è un autore entrato nella lista dei bestseller del “New York Times” per il suo The Age of Odin. È stato finalista all’Arthur C. Clarke Award nel 1998 e al John W. Campbell Memorial Award nel 2004. Recensisce per il “Financial Times” e oltre al genere fantasy ama scrivere apocrifi holmesiani.

L.

– Ultimi post simili: