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La collana “Segretissimo” (Mondadori) nel 2000 decide di presentare un “figlio” di Gérard de Villiers.

L’illustrazione di copertina è firmata da Victor Togliani.

La scheda di Uruk:

1423. Il Celta: La piovra nera [Le Celte 7] (La pieuvre noire, 1999) di Robert Morcet [12 novembre 2000] Traduzione di Giancarlo Carlotti

La trama:

Loic Le Goenec, detto il Celta, e il commissario Tavernier, detto Bulldozer, sono i pilastri dell’organizzazione segreta Phoenix, che conduce una durissima lotta contro la malavita internazionale. La mafia russa sta mettendo radici in Francia, in particolare sulla Costa Azzurra, e progetta di invadere Cannes con un esercito di prostitute slave. Mentre un clan rivale scatena una guerra sanguinosa, il Celta si mette sulle tracce di un CD che contiene i nomi di tutti i criminali coinvolti. E per trovarlo sarà costretto ad allearsi con un’agente russa, bella e spietata…

L’incipit:

Un vento gelido carico di fiocchi bianchi sferzò il corpo nudo di Igor Illic quando lo strapparono dal sedile posteriore della Rolls-Royce Flying Spur, nera e lustra come un carro funebre di lusso.
In quell’angolo sperduto di campagna, a un centinaio di chilometri da Mosca, il termometro segnava dieci gradi sotto zero, anche se l’inverno era finito da più d’un mese.
In lontananza, il lugubre gracchiare dei corvi si perdeva nella burrasca artica. La campagna innevata sembrava un panorama onirico, con quei campi sterminati coperti a perdita d’occhio da un sudario candido e alberi scheletrici. Il cielo color piombo rendeva ancora più cupe le nuvole.
La morsa implacabile del gelo mozzò il respiro a Igor Illic, che provò la sensazione atroce di essere surgelato da vivo. Le costole sporgevano nel torace come se fossero pronte a perforare la pelle cianotica a ogni passo esitante dell’ometto, che sembrava un pollo spolpato, con quel suo corpicino rachitico.
Il piccolo informatico cinquantaduenne faceva una figura meschina di fianco ai due colossi in nero che lo tenevano bloccato.
— È un vero piacere averti mio ospite, Illic. Spero che la mia dacia sia di tuo gradimento — esordì Nikolai Karpov con un sorriso crudele sulle labbra.
L’ometto assiderato incrociò con sgomento lo sguardo implacabile di colui che nel giro delle mafie russe era chiamato con rispetto e terrore “il padrino di Mosca”.
I due occhi neri affossati nelle pieghe di grasso di un viso rubizzo brillavano duna luce tanto minacciosa che nessuno osava sostenere il loro sguardo, soprattutto quando il boss era in collera. Nikolai Karpov apparteneva alla razza delle belve umane, e la sua mole mostruosa da lottatore di sumo l’inseriva d’ufficio nella categoria “rapaci pesi massimi”. Doveva avere sofferto molta fame per andar fiero di quella ciccia da pachiderma.
Nikolai non avrebbe mai dimenticato l’inverno del 1942, quando da partigiano tredicenne era sopravvissuto per giorni e notti nella foresta cibandosi di radici ghiacciate, braccato dai nazisti…
— Allora, Illic, rispondi: come trovi la mia villa? — insistette il mafioso con un sogghigno da squilibrato.
— Trenta stanze, due saloni, otto bagni, una sala biliardo e un cinema privato. Ah, dimenticavo, una piscina coperta riscaldata.
Il programmatore era morto di paura. Quell’ignobile giochetto del gatto col topo lo faceva tremare più della neve che scrocchiava sotto i suoi piedi nudi.
Sembrava un brutto sogno. Sapeva perfettamente quello che gli avrebbero fatto subire. Non poteva capitargli nulla di peggio.
— Più svelto, figlio di puttana — ordinò all’improvviso Vladimir, il figlio maggiore del padrino, appioppandogli un calcione alle reni.
A ventott’anni, l’energumeno aveva già alle spalle un curriculum che avrebbe fatto impallidire Landru. Quando si trattava di eliminare il prossimo, quel giovanotto dalla corporatura da culturista aveva fantasia da vendere.

L’autore:

La vita di Robert Morcet è avventurosa proprio come un personaggio dei suoi romanzi. Nato nel 1949 a Saint Ouen, nella Francia settentrionale, dopo il servizio militare in Marina ha fatto diversi lavori, come tornitore, fresatore e commerciante in Germania. Proprio in quest’ultimo periodo è stato implicato in quattordici rapine a mano armata, che gli hanno procurato dieci anni di prigione. Scarcerato nel 1985, ha cominciato a scrivere, riscuotendo nel 1987 un incoraggiante successo con il suo primo romanzo, Tendre voyou. Del 1989 è il libro su Edith Piaf nel venticinquennale della morte della cantante. Fin dal 1987, Morcet ha cominciato a lavorare alla serie del Celta, in cui si riflettono i suoi rocamboleschi trascorsi. Attualmente ha anche avviato l’attività di restauratore.

L.

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