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Diciannovesimo appuntamento con il ciclo di antologie di “Segretissimo Special” (Mondadori) che presentano, in ordine cronologico, tutte le avventure di Chance Renard, il Professionista, nato dalla penna di Stephen Gunn (Stefano Di Marino).

La trama:

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

L’oppio di Herat
Quando accetta l’incarico per il Narcotics Bureau, Chance Renard non immagina dove lo porterà questa semplice indagine. Da Atene, l’omicidio di un informatore macchia di sangue la pista dell’eroina che, attraverso l’Iran, arriva dagli altipiani dell’Afghanistan. Un’operazione di guerra e di intelligence contro un nemico che non dovrebbe esistere. Un segreto che neanche la CIA vuole ammettere. E così, ancora una volta, il Professionista dovrà organizzare una missione “fuori quadro”…

Ghiaccio siberiano
Cinquanta tonnellate di eroina afghana. Una colossale partita di droga che sta per diventare merce di scambio tra la mafia di San Pietroburgo e Al Qaeda, in cerca di nuove forme di finanziamento. I servizi inglesi riuniscono una squadra per intercettare la transazione, ma la priorità è recuperare da un server nascosto informazioni vitali per l’esito dell’impresa. Una sporca storia di fanatismo e tradimento aspetta al varco Chance Renard, una sfida quasi impossibile per il Professionista…

L’incipit di “L’oppio di Herat”:

Gheorgi Aristides si abbandonò al piacere virile di sentire la lama del rasoio passare sulla pelle insaponata. Alle narici gli arrivavano le essenze profumate che dominavano il negozio del barbiere non lontano dalla sua abitazione in Leoforos Vasileos Konstantinou. Il rito di una rasatura a regola d’arte, praticata da un artigiano che, a suo modo, si considerava depositario di un’abilità che andava perdendosi come tutte le cose belle nel mondo moderno, era irrinunciabile per il mercante di antichità.
A cinquantadue anni Aristides era un uomo di successo anche in un paese dall’economia traballante e il governo instabile come la Grecia. La sua galleria d’arte non soltanto era famosa in patria, ma era considerata con rispetto e ammirazione anche a Londra, Parigi e Milano.
Chi voleva acquistare autentici pezzi di arte classica di provenienza certificata poteva rivolgersi solo a lui. C’erano persino importanti musei che pagavano forti somme per poter affittare alcuni dei suoi pezzi più prestigiosi, quali la collezione di efebi di Fidia, da esporre temporaneamente nelle loro sale. Ovviamente le spese di trasporto e assicurazione erano tutte a carico dei clienti e Aristides incassava una forte commissione per il semplice noleggio dei suoi capolavori.

L’incipit di “Ghiaccio siberiano”:

La Morte aspettava nel buio. Con pazienza e determinazione. Dopo giorni di sorveglianza continua del suo obiettivo sapeva riconoscerne il passo, e in qualche modo riusciva a cogliere i pensieri che lo tormentavano.
La Lugubre Mietitrice non aveva molto tempo a disposizione. Dopotutto le era stata concessa quella possibilità proprio perché i suoi giorni stavano per scadere. L’uomo che s’identificava con la Morte al punto da non averne più timore ne era consapevole. Per non illudersi mai che la relativa libertà concessagli in quelle settimane potesse durare a lungo, aveva escogitato un rituale tutto suo. A intervalli regolari si accendeva una delle pessime sigarette russe di cui aveva fatto scorta prima di partire dal vecchio aeroporto di Sheremetyevo 2, vicino a Mosca, e ne aspirava voluttuosamente diverse boccate. Quando arrivava a metà, l’appoggiava su un muretto lasciando che la brace consumasse da sola ciò che restava. Se il fuoco si spegneva non aveva importanza. Contava solo l’atto di interrompere quel piacere a metà. Il suo tempo era agli sgoccioli. Ogni piacere doveva essere assaporato intensamente e per breve durata. Il medico gli aveva sconsigliato di fumare, ma che cosa poteva capitargli? Un cancro ai polmoni? Sorrise all’idea. Il suo fisico era già minato da una forma di leucemia che lo stava progressivamente divorando. Cinque, sei mesi, diceva il verdetto. Spegnersi lentamente in un letto della prigione senza più respirare l’aria libera, magari con il pericolo di una dolorosa metastasi che lo avrebbe ridotto a un febbricitante vegetale ancor prima del tempo.

L’autore:

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di Drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, venti anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercatelo su Facebook, la fan page di Chance Renard-Il Professionista ed ecco il blog.

L.

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