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La collana TimeCrime (Fanucci) porta in libreria un altro grande thriller.

Da questo romanzo il film omonimo del 2018 di Simon Kaijser, con Guy Pearce e Pierce Brosnan.

La scheda di Uruk:

Spinning Man. L’impostore (The Spinning Man, 2003) di George Harrar [agosto 2018] Traduzione di Alessia Cantagalli

La trama:

La vita di Evan Birch, docente universitario di filosofia, scorre tranquilla tra la sua adorata famiglia e le lezioni ai suoi studenti cui cerca di inculcare l’amore per la verità. Tutto cambia il giorno in cui la polizia si presenta alla sua porta, ritenendolo responsabile del rapimento di una ragazza. Sembra un’accusa assurda, ma quando nella sua auto viene ritrovato il rossetto della giovane scomparsa, tutti i sospetti sembrano convergere su di lui. Anche la moglie e i figli di Evan cominciano a nutrire dubbi sulla sua innocenza. E mentre la polizia lo sottopone a una serie di interrogatori decisamente non convenzionali, il professor Birch tocca con mano quanto la verità possa essere inafferrabile, tanto da ipotizzare una soluzione estrema: inventare una propria versione e sostenerla strenuamente fino alla fine…
Ritmo frenetico e sorprendenti colpi di scena, in una storia in cui colpevolezza e innocenza sono molto più che sottili concetti accademici.

L’incipit:

I gradini di legno scricchiolavano sotto le scarpe bagnate di Evan Birch. Per tutto il giorno non aveva mai smesso di piovere, almeno non da quando era arrivato al campus per il servizio di orientamento alle matricole e finché non era finalmente riuscito a raggiungere il suo ufficio nel tardo pomeriggio. Più di qualcuno gli aveva detto: «È un dono del cielo, vero?» Questo genere di contraddizioni della superstizione umana lo affascinava: perché la pioggia era un dono del cielo mentre la siccità che era durata un’estate intera no?
Arrivato al bancone della segreteria, allungò una mano nel cestino di vimini per prendere una caramella Callard & Bowser. Ne tirò fuori una con un insolito incarto di plastica bianco. «Non ci sono le toffee?»
Carla agitò i capelli nel modo che gli piaceva tanto, come se un fremito di piacere l’avesse appena attraversata. «Anno nuovo, caramelle nuove, professore. Viva pericolosamente.»
Lui s’infilò la caramella in bocca e un sapore scadente di menta gli si attaccò alla lingua. Carla notò la sua espressione schifata e gli avvicinò alla bocca il cestino grigio della spazzatura. «Immagino che per lei sia un sapore insolito. Ci farà l’abitudine.»
Lui sputò la caramella. «Be’, Carla, mio padre diceva sempre che ci si abitua a tutto purché lo si faccia abbastanza a lungo. Ma perché uno dovrebbe volerci fare l’abitudine?»
Lei si leccò le labbra, il cui colore viola chiaro diventò un bel rosso acceso. Lui si chiese come si chiamasse quel rossetto e che sapore avesse, magari sapeva di uva o di qualcosa di più delicato. Una volta aveva provato a mettersi il rossetto, la mattina in cui Ellen aveva lasciato il suo Pesca satin matt aperto sul lavabo del bagno. Il nome l’aveva incuriosito. Si era sentito un po’ perverso a passarsi la punta di quel cilindretto rosa sulle labbra, e la sua immagine riflessa nello specchio gli era sembrata sorprendentemente sensuale. Con quel lieve tocco di colore sul viso, gli era parso che stesse emergendo una nuova e strana parte di sé. Non sapeva se avrebbe voluto conoscere quell’uomo con le labbra colorate e la pelle chiara che lo fissava attraverso lo specchio. Ma era sicuro che sua moglie non avrebbe voluto. Si era chiesto a quali piccoli impulsi perversi lei cedesse quando era sola. Temeva che non ce ne fosse nemmeno uno.

L.

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