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Uno scontrino attesta che ho comprato questo libro nel reparto dell’usato della compianta libreria MelBookStore di Roma (oggi ibs, se è ancora aperta) il giorno 4 settembre 2010: sono dunque dieci anni che il volume sta lì, sullo scaffale di una delle mie biblioteche casalinghe, insieme a valanghe di cartacei comprati per motivi ormai dimenticati. La mancanza di spazio in casa mi spinge a scelte drastiche, come per esempio gettar via tutto ciò che da dieci anni o più non ho toccato né preso in considerazione, a meno che non siano cari ricordi. E non è questo il caso.

Dunque è la spazzatura che attende il secondo numero della collana “Solaria Collezione” (Fanucci Editore) a cura di Sandro Pergameno. Ovviamente ad andare perduto è solo l’involucro, il contenitore: il contenuto, reso digitale dai pirati (i veri custodi dell’editoria italiana), vivrà per sempre. Senza occupare spazio…

La scheda di Uruk:

2. Progetto Diaspora (The Quiet Pools, 1990), di Michael P. Kube-McDowell [aprile 2020] Traduzione di Elisa Villa

La trama:

Il Progetto Diaspora è l’impresa più ambiziosa della storia dell’umanità, e al tempo stesso la più controversa. Un’immensa astronave, grande come una città, condurrà diecimila persone, uomini e donne, oltre il sistema solare, verso una nuova vita. Ma chi verrà scelto tra i miliardi di abitanti della Terra, e come verranno selezionati? Qualcuno si oppone al progetto, un personaggio enigmatico che si fa chiamare Jeremiah e contrasta l’esplorazione dello spazio per difendere l’universo dalla distruzione e dallo sfruttamento ecologico che ha rovinato il nostro pianeta. È in gioco il ruolo dell’umanità nell’ordine naturale dell’esistenza, e la vita stessa nel cosmo.
Progetto Diaspora, finalista nel 1991 al premio Hugo, è una seria e immaginifica analisi dell’umanità e del suo sogno eterno: l’esplorazione dell’universo.

L’incipit:

Dal posto di guardia sopraelevato presso l’entrata principale del centro di Houston della Allied Transcon, un giovane sicpol monitorava il camion che arrancava su per Galveston Road in direzione di NASA Boulevard. Grazie al visore telescopico poteva vedere che la cabina di guida della motrice robotizzata era vuota. L’argento opaco dell’autocisterna recava il familiare simbolo del Settore Chimico Shell.
«Registrare traffico in arrivo» disse il suo compagno di turno non appena il veicolo superò la linea di sicurezza. Di guardia con lui c’era un’entità dotata di intelligenza artificiale chiamata Isaac, una delle otto Sentinelle che costituivano il Sistema di Sorveglianza del centro.
«Fatto» replicò il sicpol. Una leggera pressione sulla barra di comando del visore telescopico fornì la risposta all’interrogativo trasmesso via radio dal posto di guardia sotto forma di scritta giallo pallido. «Identificazione okay. Trasportatore locale della Shellchem, viaggia vuoto.»
«Ne ho conferma dal Registro Nazionale Veicoli» disse Isaac. «Immatricolazione valida e perfettamente in regola.»
«Okay.» Il sicpol continuò a tenere sotto controllo l’autocisterna dalla finestra, cercando di leggere i graffiti scarabocchiati sulle fiancate. Durante le quattro ore del turno, sulla vecchia strada di superficie per il trasporto merci su gomma passavano più di cento veicoli, che facevano la spola tra Galveston e Houston. Se si esclude qualche occasionale sprazzo di fantasia o di bravura nella realizzazione dei graffiti, c’era ben poco da vedere.
Inoltre, il traffico terrestre era l’ultima delle preoccupazioni del Servizio di Sicurezza. Era molto più probabile che se qualcuno avesse voluto penetrare nella Allied Transcon avrebbe tentato di farlo superando con un balzo la triplice recinzione a bordo di un velivolo flyer; molto più probabile che se qualcuno avesse desiderato distruggerla avrebbe lanciato uno screamer dalla selva di grattacieli nel centro città o da una barca ondeggiante sulle acque avvelenate della baia di Galveston.
Ed era difficile prendere sul serio anche queste possibilità, nell’istante in cui la cisterna della Shellchem sterzava repentinamente a destra e risaliva rombando la rampa verso NASA Drive, accelerando per tutto il tragitto. In cima alla rampa, l’autocisterna spinse di lato un incolpevole flyer a due posti e si precipitò come un bolide lungo il viale d’ingresso in direzione del barbacane.
«Gesù» commentò incredulo il sicpol. «Si schianterà contro la barriera.»

L’autore:

Michael P. Kube-McDowell è in effetti lo pseudonimo dell’autore Michael Paul McDowell (nato nel 1954 nel New Jersey) che unì al proprio il cognome della prima moglie, Karla Jane Kube, al fine di evitare di essere confuso con un autore omonimo quando entrambi scrivevano sceneggiature per la serie televisiva Tales from the Dark-side.
Scrittore, giornalista, sceneggiatore televisivo, Kube-McDowell è un personaggio eclettico e un artista difficile da catalogare: assieme alla sua attuale compagna, Gwen Zack, fa parte di un gruppo folk-rock in cui suona la chitarra e altri strumenti. Nel campo della fantascienza è noto soprattutto per la trilogia della «Trigon Disunity», e per questo evocativo e avvincente The Quiet Pools, finalista nel 1991 al premio Hugo.

Sandro Pergameno

L.

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