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Da Ilaria la bancarellaria arriva un numero d’annata di “Segretissimo” (Mondadori) dell’epoca della gestione Laura Grimaldi.

La copertina è come di consueto firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

620. Bella da morire [Greg Ballard 1] (The Temple Dogs Guard My Fate, 1969) di Dennis Sinclair [16 ottobre 1975] Traduzione di Lidia Ballanti

La trama:

Ufficialmente, e sentimentalmente, Greg Ballard va a Hong Kong per riconquistare la bella moglie che l’ha lasciato dopo averlo sorpreso in flagrante adulterio. In realtà, è in missione quale membro di un’organizzazione segreta formata da agenti «dilettanti». Scopo dell’organizzazione: arrestare il mondo nella sua corsa all’autodistruzione nucleare. Missione di Greg: liberare un membro del gruppo che è stato fatto prigioniero. Sulla complessa scacchiera dove si muove il gioco, è difficile compiere una mossa senza che questa implichi un pericolo mortale e, soprattutto, è difficile riconoscere gli amici dai nemici. Qualcuno è disposto a raggiungere il potere avvelenando un enorme acquedotto e uccidendo così centinaia di migliaia di persone. Sta a Greg impedirlo. Il compito è reso ancor più titanico da un tifone che, ironicamente, si chiama Bella e che rischia di distruggere tutto con la sua furia. Ma se Greg sa muoversi anche quando gli uomini e gli elementi naturali sono scatenati, altrettanto gli è difficile prevedere e impedire le reazioni della persona che più gli sta a cuore. E così, anche a missione conclusa, dovrà sopportare il peso di una tragedia personale senza sbocchi.

L’incipit:

In principio era il caos. Poi la turbolenza dell’acqua diede origine alle due forze contrastanti dello Yin e dello Yang, e queste a loro volta crearono il sommo architetto Pan Ku. Egli lavorò per diciottomila anni, servendosi di un mazzuolo e di uno scalpello, per dare forma a un universo ordinato, avendo come soli compagni l’Unicorno, la Fenice, la Tartaruga e il Dragone. Lavorando, crebbe ogni giorno di un metro e mezzo finché si fuse definitivamente con la sua stessa creazione. La sua voce divenne il tuono che scosse la terra. I suoi capelli e la sua pelle si mutarono in grandi fiumi. Il suo sudore divenne la pioggia che rese fertili le terre aride.
L’Unicorno è svanito da lungo tempo. La Fenice non si vede più da oltre quattromila anni e c’è un vecchio detto: “Mentre la Cina è dilaniata dalla guerra e dalle lotte civili, la Fenice non può nidificare”. Rimane soltanto la lenta Tartaruga.
Ma ora è sorto un nuovo Dragone e il suo colore è il rosso. Appollaiato sotto l’estremità sudorientale delle sue ali spiegate c’è il penultimo avanzo del tramontato impero britannico: la colonia di Hong Kong. L’isola di Hong Kong è circondata da una moltitudine di altre isole, sparse in quella parte di mare della Cina meridionale come frammenti schizzati da sotto lo scalpello di Pan Ku.

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Greg Ballard colse per un attimo la visione scintillante di Hong Kong di notte, poi il Boeing perse rapidamente quota mentre dava inizio all’ultima virata per scendere sull’unica pista dell’aeroporto di Kai Tak, lanciandosi verso le acque della baia di Kowloon come una gigantesca matita illuminata. Questo bastò a Ballard per dargli una specie di crampo allo stomaco e uno sgradevole senso di squilibrio. Perché provava la sensazione di tornare in un posto in cui non era mai stato prima? All’improvviso, gli apparve con insistenza nella mente la faccia di Yuk-kuan, con la stessa espressione di quella notte, quattro anni prima, quando lei aveva aperto la porta e li aveva sorpresi, nudi nel letto; e mentre lui aveva visto tutto il mondo di Yuk-kuan sgretolarsi e crollare nei suoi occhi dolcissimi, quella sgualdrina della Adams era scoppiata in una sonora risata, come se il fatto di essere stati colti in flagrante adulterio non fosse stato che il punto culminante di una qualsiasi barzelletta sporca.
Era passato molto tempo, pensò Ballard, ma subito la sua mente di giornalista respinse quella considerazione banale. Tre anni trascorsi a Mosca con il dubbio costante, di settimana in settimana, che le continue obiezioni del Cremlino verso l’atteggiamento del suo giornale potessero risolversi da un momento all’altro con la sua espulsione immediata.
Ballard sentì un brivido alla spina dorsale mentre le ruote dell’aereo toccavano la pista, poi osservò la scia luminosa fuori del finestrino rallentare gradatamente, finché ogni luce prendeva la propria forma. Per un momento, mentre l’enorme apparecchio si fermava davanti all’aerostazione, Ballard si domandò se fosse venuto a Hong Kong per Peter Andrevich o perché quello era il luogo in cui avrebbe ritrovato la sua ex moglie.

L.

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