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Trovata questa deliziosa raccolta n. 2 (luglio 1991) della collana “Il Giallo Classico“, contenente due numeri arretrati.

La scheda di Uruk:

7. Il mastino dei Baskerville [Sherlock Holmes] (The Hound of the Baskervilles, da “The Strand”, dall’agosto 1901 all’aprile 1902) di sir Arthur Conan Doyle [gennaio 1990] Traduzione di Alda Carrer
Inoltre contiene anche:
La stanza dell’incubo (The Nightmare Room, da “The Strand”, dal dicembre 1921) di sir Arthur Conan Doyle – Traduzione di M. Cristina Pietri

8. La valle della paura [Sherlock Holmes] (The Valley of Fear, da “The Strand”, dal settembre 1914 al maggio 1915) di sir Arthur Conan Doyle [febbraio 1990] Traduzione di Roberta Formenti

La trama:

Sherlock Holmes in questo volume risolve due dei casi più famosi di tutta la sua celebre carriera. Il primo, Il mastino dei Baskerville, è la storia di una maledizione che colpisce un’antica e nobile famiglia inglese. Una maledizione che provoca la morte di Sir Charles Baskerville nell’avita dimora dei Barskerville e che ha la sagoma vaga di un enorme mastino.
Il secondo caso, La valle della paura, in cui John Douglas, un uomo che si è arricchito in America con le miniere aurifere, viene assassinato nel castello di Birlstone, appare subito complicato per l’insolita tipologia del delitto. L’omicidio, infatti, è stato commesso con un fucile a canne mozze, un’arma decisamente insolita nel panorama criminale inglese. La soluzione appare difficilissima, ma si sa, per Sherlock Holmes non ci sono mai casi irrisolvibili.

L’incipit de “Il mastino dei Baskerville”:

Il signor Sherlock Holmes, che solitamente dormiva fino a tardi al mattino, escluso le non rare volte in cui stava alzato tutta la notte, era seduto a fere colazione. Io ero in piedi davanti al caminetto e presi in mano il bastone che il nostro visitatore aveva dimenticato la sera prima. Era di un bel legno robusto, con la testa rotonda, del genere che chiamano “Penang lawyer”. Appena sotto il pomo c’era un largo cerchio d’argento, di due centimetri buoni, e recava incisa la frase: “A James Mortimer, M. R. C. S., dai suoi amici del C. C. H. 1884.” Era proprio uno di quei bastoni che usavano i tradizionali medici di famiglia: dignitoso, solido e rassicurante.
— Ebbene, Watson, cosa ne deducete?
Holmes mi voltava le spalle e io non gli avevo dato alcun elemento sulla mia occupazione.
— Come sapevate quel che facevo? Dovete avere gli occhi dietro la testa.
— Mi basta una caffettiera argentata, ben lucida, che ho davanti a me — rispose lui. — Ma ditemi, Watson, cosa ne pensate del bastone del nostro visitatore? Siccome siamo stati così sfortunati da non incontrarlo, né sappiamo il motivo della sua visita, questo oggetto, rimasto qui per caso, acquista importanza. Datemi la vostra ricostruzione dell’uomo in base all’esame del bastone.
— Penso — dissi seguendo per quanto possibile i metodi del mio amico — che il dottor Mortimer sia un vecchio medico famoso e stimato, dal momento che alcune persone che lo conoscono gli hanno dato questo segno di apprezzamento.
— Bene! — fece Holmes. — Eccellente!

L’incipit de “Il mastino dei Baskerville”:

Il salotto dei Mason era un ambiente molto singolare: era parzialmente arredato con notevole lusso: i soffici divani, le basse sedie eleganti, le statuette voluttuose e le ricche tende che pendevano da grandi intelaiature di metallo lavorato, costituivano una degna cornice per la graziosa signora che era la padrona di casa. Mason, giovane ma facoltoso uomo d’affari, non si era in alcun modo risparmiato per venire incontro a ogni desiderio e capriccio della bella moglie. Era naturale che lo avesse fatto, dal momento che lei aveva rinunciato a molto per amor suo: la più famosa ballerina di Francia, l’eroina di una dozzina di idilli straordinari, aveva rinunciato alla propria vita di scintillanti piaceri per dividere il destino del giovane americano, i cui modi austeri tanto differivano dai suoi. Attraverso tutto quello che il suo denaro poteva comprare, lui aveva cercato di fare ammenda per ciò che lei aveva perso. Alcuni pensavano che avrebbe fatto meglio a non diffondere la notizia del matrimonio o a non permettere che venisse addirittura pubblicata, ma a parte alcune stranezze personali, la sua condotta era quella di I un marito che neppure per un attimo smetteva di essere un amante. Persino la presenza di estranei non gli impediva di manifestare il suo immenso affetto per la donna.

L’incipit de “La valle della paura”:

— Sono portato a pensare… — dissi.
— Anch’io — mi fece notare Sherlock Holmes con impazienza.
Credo di essere uno degli uomini più tolleranti del mondo, ma ammetto di essere rimasto infastidito da quell’ironica interruzione.
— Davvero, Holmes — esclamai gravemente — a volte siete davvero indisponente.
Ma lui era troppo assorto nei suoi pensieri per rispondere alla mia rimostranza. Chinò leggermente la testa sulla sua colazione che non aveva neppure sfiorato, fissando il foglio che aveva appena sfilato dalla busta. Poi prese la busta e la guardò attentamente alla luce.
— È la calligrafia di Porlock — disse, pensieroso. — Sono certo che si tratta proprio della sua scrittura, sebbene io l’abbia vista solo un paio di volte. La “e” greca con quel ghirigoro finale è una sua caratteristica. Ma, se è davvero Porlock, allora deve trattarsi di qualcosa di estremamente importante.
Stava parlando più con se stesso che con me, ma la mia irritazione sparì perché quelle parole avevano destato la mia curiosità.
— Chi è Porlock? — domandai.
— Porlock, mio caro Watson, è un nome falso, una mera invenzione; dietro questo nome c’è una personalità ambigua ed evasiva. In una precedente lettera, egli m’informò con franchezza che quello non è il suo nome, sfidandomi a rintracciarlo tra i milioni di abitanti di questa città. Porlock è importante, non per se stesso, ma per l’uomo con il quale è in contatto. Immaginate il pesce pilota e lo squalo, lo sciacallo con il leone… qualsiasi cosa di insignificante in relazione a qualcosa di formidabile. Anzi, non solo formidabile, Watson, ma anche sinistro… nel vero senso della parola. È per questo che mi interessa. Mi avete mai sentito parlare del professor Moriarty?
— Il famoso scienziato criminale, eminente tra i mistificatori come…
— Vergognatevi, Watson! — mormorò Holmes in tono di rimprovero.
— Stavo dicendo… come sconosciuto al pubblico.

L.

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