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Sulle ricche bancarelle di questa Estate 2017 ho trovato questo numero d’annata de “Il Giallo Mondadori” dell’epoca di Gian Franco Orsi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Prieto Muriana.

La scheda di Uruk:

2109. Il paria di Los Angeles [Frank Hastings 14] (The Pariah, 1988) di Collin Wilcox [2 luglio 1989] Traduzione di Stefano Galli
Inoltre contiene il racconto: Nato per rubare (?, 1970) di Berkeley Mather

La trama:

Un assassino cerca le sue vittime per la strada, colpisce a caso poi svanisce nel nulla senza lasciare la minima traccia. E le persone che uccide sono derelitti senza volto, senza nome, abitanti dei quartieri miserabili, persone la cui morte è destinata a finire nell’archivio dei casi irrisolti. Il tenente Frank Hastings, della Polizia di San Francisco, incaricato del caso, ha solo due carte in mano: un testimone oculare e un’analisi computerizzata dei delitti insoluti compiuta dall’FBI. Un’analisi che rivela nessi statistici e permette, entro certi limiti, di prevedere le future mosse dell’assassino. Di sapere dove e quando colpirà ancora. Così Hastings si avvicina a poco a poco al bersaglio senza sapere che qualcun altro sta facendo lo stesso.

L’incipit:

Aveva già percorso quella strada, alcune ore prima. Nel pomeriggio. Era una prova. Da tempo sapeva quanto fosse importante provare, prima. Già da bambino, quando osservava il padre – ascoltando, imparando – capiva quasi istintivamente l’importanza di sapere cosa sarebbe successo; quando; come; in che ordine, con esattezza. Così ora poteva camminare senza guardarsi intorno.
Camminare senza guardare…
Sì, era necessario, davvero essenziale, che il suo sguardo non incontrasse quello di altre persone, che non si soffermasse su nulla. Perché gli occhi sono le porte dell’anima. Rivelatori. Come due gallerie, che portassero nell’ineffabile essenza, nella profondità del suo io.
Come, altrimenti, grandezza e vacuità, bene e male, avrebbero potuto penetrare attraverso gli occhi dentro il cervello, tra le pieghe della mente, e poi nell’anima stessa, la riserva di caccia di suo padre? Immagini trasformate in sensazioni, poi in carne, sangue, tessuti. Carne in lotta contro se stessa, la lotta senza fine del male contro il bene, del bene contro il male.
Passato trasformato in presente, giorno trasformato in notte, tutto si congiungeva lì, in lui, in quel luogo e in quel momento. Immagini trasformate in sensazioni, poi in azioni. Il male in lotta col bene. Il bene in lotta col male. L’eterna lotta di Dio.

L’autore:

«…Sin da quando ho pubblicato il mio primo romanzo giallo, il mio piano era di creare il personaggio di un detective affascinante attorno al quale costruire una serie di storie…». È Collin Wilcox stesso che parla, lo scrittore nato a Detroit nel 1924 e residente a San Francisco. L’eroe detective cui fa cenno è il tenente Frank Hastings, nato nel 1969 con il romanzo The lonely hunter (Il cacciatore solitario, G.M. 1208). Frank Hastings è tenente della Squadra Omicidi di San Francisco. Ex campione di baseball, ex-alcolizzato, divorziato da una moglie ricca che vive a Chicago con il figlio, Hastings è nipote, in linea diretta, di Marlowe e di Lew Archer. È un poliziotto duro e inflessibile, cinico per istinto di sopravvivenza, che nasconde sotto una scorza coriacea un cuore tenero e sentimentale, anche se amareggiato. La sua disponibilità è totale e quando deve risolvere un caso, non si risparmia. È un personaggio vivo, non di carta e inchiostro, ma di carne e sangue. È un moderno don Chisciotte, sempre in lotta coi mulini a vento, sempre alla ricerca della verità e dell’affermazione della giustizia.
Torniamo al suo creatore. Collin Wilcox appartiene, con Bill Pronzini e Joe Gores, a quella che giustamente potrebbe ormai essere considerata “la nuova scuola californiana”. Un gruppo di scrittori, cioè, che non dimenticano mai il mondo in cui vivono, che riescono a dipingere la realtà quotidiana con estrema violenza, perché la violenza appunto e purtroppo ne è la componente primaria, ma che d’altro canto non sono disposti a rinunciare alla speranza (o alla illusione?) che possa esistere anche un mondo migliore, creato da uomini migliori che fanno piazza pulita di tutti i mali, le piaghe e le cancrene della società.
Con Bill Pronzini, Wilcox ha scritto il romanzo Punto due (G.M. 1965), ed ecco ciò che Pronzini ha detto del suo amico-collega: «…È uno dei pochi scrittori moderni (un altro è McBain) che è stato capace di dipingere un affresco del lavoro investigativo della polizia unitamente a un’attenta e incisiva analisi psicologica e sociologica della gente che vive, ama e muore in una grande metropoli».
Collin Wilcox è laureato in lettere, e ha prestato servizio militare nell’aviazione. Scrive non più di un romanzo all’anno, «al massimo» dice «uno e mezzo». Scrive anche con lo pseudonimo di Carter Wick. Nel 1954 ha sposato Beverly Buchman dalla quale ha divorziato dieci anni dopo. Ha due figli che lo aiutano spesso ad apportare modifiche alla sua bella casa vittoriana. Infatti il bricolage è il suo hobby.
Wilcox è stato presidente dei Mystery Writers of America.

L.

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