Tag

, , , , ,

Da Ilaria la bancarellaria arriva un numero d’annata di “Segretissimo” (Mondadori) dell’epoca della gestione Laura Grimaldi.

La copertina è come di consueto firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

491. Operazione: famiglia a carico [Jasper Wood, alias TTX 75] (TTX 75 en famille, 1968) di Richard Caron [25 aprile 1973] Traduzione di Mario Morelli
Inoltre contiene anche:
– [Spionaggio tra Fantasia e Realtà] L’ambasciatore distratto, di Salvatore di Rosa
Otto John: parla il più celebre agente doppio, intervista a cura di Victor Alexandrov (quarta ed ultima puntata)
Otto John ha tradito?, di Victor Aleksandrov (prima parte)

La trama:

«Esiste a Washington una categoria particolarissima di impiegate: quella delle mogli di professione, con o senza figli.» E, ancora: «In realtà, c’è una sola cosa che faccia paura a TTX 75, agente della CIA: il matrimonio. Tra una missione e l’altra torna a Parigi, nel suo appartamento di scapolo, a godersi la libertà… Qualche volta, la notte, è tormentato da un incubo. Una donna dolce e innamorata lo attende sulla soglia, con gli occhi rossi e un paio di pantofole in mano; e, con la voce rotta dall’angoscia, gli dice: “Morivo di ansia, amore mio”. E allora TTX 75 si sveglia di soprassalto e accende una sigaretta: un po’ per calmarsi e un po’ per assicurarsi che vicino a lui non c’è nessuna donna dolce e innamorata, pronta a rimproverargli la cattiva abitudine di fumare a letto.» Su queste due premesse, la moglie «presa a prestito» e l’agente «allergico al matrimonio», Richard Caron ha costruito una spy-story spumeggiante, ironica, divertentissima e nello stesso tempo tirata sul filo del suspense e della violenza. Una spy-story tipicamente francese, che propone una vicenda rigorosamente storica sia nella sua analisi sia nella sua ambientazione e, accanto, un volo di fantasia su quello che succede agli agenti segreti – e sono tanti – che, per ragioni di servizio, sono costretti a prendersi a carico un’intera famiglia, completa di moglie e di figli. Quando poi l’agente in questione è TTX 75, definito dalla CIA «uomo d’azione», allora, veramente, il lettore non può far altro che prendere il libro e non mollarlo più.

L’incipit:

Il 29 giugno, cosa strana, trovai un posto dove parcheggiare la mia vetturetta dalla parte giusta della strada. Erano tre anni che non mi capitava una cosa simile a Parigi. Perciò sorrisi alla Vita, rivolgendomi a un posteggiatore timido, che distolse subito lo sguardo. Quella stessa mattina ero riuscito a fare due telefonate senza che mi rispondesse un numero diverso da quello che avevo fatto e, infine, siccome gli impiegati dell’azienda del gas non erano in sciopero, mi era stato possibile bere un caffè solubile veramente caldo. Colmo dei colmi, un fattorino della stireria mi aveva portato un mio vestito stirato, esattamente alla data fissata otto giorni prima… Ci sono dei momenti in cui ci si sente improvvisamente figli prediletti della dea Fortuna.
Sul portone della casa c’era una targa di ottone con la scritta: “Dott. F. Besson – 3° Piano, a destra”. La casa disponeva di ascensore. La serie di colpi di fortuna continuava.
Quando suonai, udii all’interno i rintocchi melodiosi di un carillon. Una persona molto giovane, dell’altro sesso, e niente male, in camice bianco, venne ad aprirmi e, tutta sorrisi, mi fece entrare in una sala d’attesa signorilissima, stile “Regency”. Davvero bella, tra l’altro, la soffice moquette, color verde scuro.
Nella sala c’era già una donna con un bambino.
Mi sprofondai in un comodo divano di velluto color tabacco. Nessuno osi mai venirmi a parlare male dei mobilieri inglesi! Non si tratta di campanilismo. Mio padre era americano: anche se di Boston. Le pareti della stanza erano tappezzate di stoffa azzurra, con rifiniture oro-vecchio, che attenuava la severità di una grande libreria di mogano lucido. Con un preciso colpetto, feci saltar fuori una “Kool” al mentolo dal pacchetto, accavallai le gambe e chiesi in francese:
– Posso fumare, signora?
– Prego, signore.
– Grazie.
La donna aveva risposto nella stessa lingua. Presi un fiammifero, riuscii ad accenderlo al primo colpo e aspirai voluttuosamente la prima boccata. La donna era piccoletta e magrina, con i capelli castani scuri. Francesissima. Il bambino, che poteva avere otto o nove anni, aveva i capelli biondi, gli occhi azzurri e tante efelidi. Se ne stava seduto sulla moquette, in mezzo alla sala, chino su un giocattolo.
Guardai attentamente la donna. Al primo momento poteva sembrare insignificante. Guardandola meglio, però, ci si accorgeva che il viso dai lineamenti regolarissimi era piacevole, che il tailleur troppo serio non riusciva a nascondere l’eleganza della sua figura, e infine che le donne, compresa quella, appartengono alla specie dei mammiferi. In poche parole, un tipino “bene”, del genere “bellezza seria”. Di quelle, insomma, che generalmente sono delle gran carogne! Comodamente seduta su una poltrona uguale al divano, guardava con aria indulgente il ragazzino. Spostai la mia attenzione verso il pargolo.
Il giocattolo con cui si stava divertendo era un piccolo razzo, un “Atlas” in miniatura… Il bambino scandì lentamente, in inglese, il conto alla rovescia:
– “Five, four, three, two…”
Aggrottai le sopracciglia, e la madre abbozzò un sorriso compiaciuto.
Arrivato allo “zero”, il pargoletto premette il bottone che liberava la molla. Il razzo percorse una breve traiettoria elissoidale e “bing!”, mi arrivò proprio in mezzo alla fronte.
– Ahi! – feci.
Il ragazzino scoppiò a ridere, rotolandosi per terra.
– Vi ha fatto male? – mi domandò la madre, tutta confusa, vedendo che mi tenevo la fronte, arrabbiatissimo.
– Per niente, signora. Mi sorprende semplicemente il fatto che ci siano delle persone così cretine da dare in mano ai bambini dei giocattoli cosi pericolosi! Comunque, non parliamone più! Non ho altro da dire!

L.

– Ultimi post simili: