Tag

, ,

Dopo tanto tempo torno a schedare romanzi prima di darli via, per lasciare traccia di edizioni particolari.

Recentemente, per motivi di “studio zinefilo”, ho preso un lotto di libri Longanesi & C. d’annata su eBay, che presenterò qui man mano, soprattutto quelli della mitica collana “I Libri Pocket“.

L’illustrazione di copertina è firmata da G. Cassaro.

La scheda di Uruk:

582. Morte al bar (A Death at the Bar, 1972) di Charles Drummond (Kenneth Giles) [21 settembre 1976] Traduzione di Grazia Mari

La trama:

Harry Alwyn, proprietario di un bar, viene ucciso una notte, mentre il locale è chiuso. A Scotland Yard risulta che Alwyn ha spesso aiutato a nascondere o a rivendere il frutto di grossi colpi avvenuti negli ultimi tempi. Le indagini, dunque, vengono iniziate seguendo questa pista, e conducono dapprima a una strana famiglia che vive in una villa sulla riva del Tamigi e poi a un individuo equivoco che, nel tentativo di sfuggire alla polizia, rimane ucciso in un incidente d’auto. Giacché molti indizi gravavano su di lui, Scotland Yard decide di chiudere il caso. Non così il sergente Reed, che continua a frequentare il bar poiché, come sanno i lettori di Drummond, non si lascia mai sfuggire l’occasione per un bicchierino. Sin dal principio Reed ha individuato il vero colpevole, e spiega proprio a lui come ha fatto, dicendogli pure che non ha alcun bisogno di arrestarlo

L’incipit:

L’anno nuovo era cominciato da dieci giorni, erano le nove del mattino e nevicava, mentre il sergente Reed, con il naso rubizzo che faceva capolino tra la falda del cappello e il bavero rialzato del cappotto, percorreva lentamente Lamb Lane, nella City, a Londra. La sua meta era una trattoria, dove si davano appuntamento certe persone che, per ben fondati motivi, si sospettavano non del tutto estranee al doping dei levrieri da corsa. Un lavoretto di normale amministrazione, utile per passare una mezza giornata lontano da Scotland Yard. I bar, disgraziatamente, erano ancora chiusi, ma Reed si era munito di un corroborante, una bottiglietta di brandy nascosta nella tasca posteriore dei pantaloni, e ne stava meditando un rapido assaggio. Più avanti, sull’angolo di fronte a una pellicceria, c’era l’Ammiraglio Byng, così chiamato in memoria di quel celebre lupo di mare. Un posticino simpatico dove si mangiava molto bene, pensò Reed che ne aveva un’ottima opinione per quanto ci entrasse di rado, dato che si trovava sotto la giurisdizione del commissariato di polizia della City.
L’aveva quasi raggiunto, quando l’uscio si aprì e ne sgusciò fuori un ometto. Reed affrettò il passo: l’ometto si mise a trotterellare nella sua direzione e Reed gli sbarrò la strada con la sua figura corpulenta. «Polizia», disse. «Che cosa ha combinato, lei, eh?»
«Joe Pollick», si presentò l’ometto. «Primo barista. Il padrone è dietro il banco del bar della sala con la testa fracassata.»
«Mi accompagni a vedere!»
I bicchieri della sera prima erano stati lavati e messi a posto, ma il pavimento era ancora costellato di cicche. Bocconi lungo il banco del bar, impiallacciato di quercia, c’era un uomo alto e grosso, con la testa piegata in avanti, ridotta in modo tale da fare ribrezzo. Reed allungò con cautela una mano: il corpo era già rigido.

L.

– Ultimi romanzi Longanesi: