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1108-walter-wager-58-minutiApprofitto dell’omaggio a Die Hard 2 del blog La Bara Volante per presentare il romanzo da cui è molto liberamente tratto il film.
Questa è l’unica, rarissima, edizione italiana del romanzo, firmata da un autore che non ha avuto purtroppo alcuna fortuna nel nostro Paese.
L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1108. 58 minuti (58 Minutes – Die Hard 2: Die Harder, 1987) di Walter Wager [16 ottobre 1988] Traduzione di Lidia Perria
* [Da questo romanzo il film “Die Hard 2. 58 minuti per morire” (1990) di Renny Harlin, con Bruce Willis]
Inoltre contiene i saggi:
– [Top Secret] Vendesi Pentagono, di Fernando Villa
Un pentito a palazzo, di Giorgio Boatti
Spie astrali e talpe mentali, di Marina Mauri

La trama:

Tutti i radar attorno a New York sono bloccati, e per giunta la città è avvolta da una tempesta di neve. Questo significa che gli aerei sono costretti a restare in aria, in attesa di istruzioni che non arrivano. Mentre continuano a volare, consumano carburante, e se non verrà fatto subito qualcosa, cadranno. Qualcuno, un individuo gelido e spietato, ha provocato tutto questo, e solo un uomo, Malone, può fare qualcosa per salvare la situazione: è abbastanza disperato da tentare tutto, dato che su uno degli aerei c’è sua figlia. Due aerei si scontrano, esplodendo nell’aria, e altri stanno per fare la stessa fine, mentre Malone tenta la sua disperata corsa contro il tempo, cercando freneticamente il meccanismo che ha provocato il blocco dei radar. Walter Wager è uno dei grandi scrittori di thriller che l’America ci ha dato negli ultimi anni. Basterà ricordare il suo drammatico “Telefon”, un libro e un film indimenticabili.

L’incipit:

21 dicembre
Ore 17,09, sulla costa occidentale dell’Atlantico in tempesta.
Faceva freddo, sull’isola. Una neve leggera scendeva fluttuando dal cielo invernale blu ardesia, ma gli uomini e le donne che guardavano in basso dall’ottantacinquesimo piano del famoso grattacielo non se ne curavano affatto.
La vista da lassù era sempre spettacolare. Era anche familiare. Molti dei turisti sulla terrazza panoramica dell’Empire State Building annuivano in segno di riconoscimento, ammirando la grande città. La promessa era stata mantenuta. Il profilo della città era proprio identico a quello che compariva nei film. Anche attraverso la baluginante cortina di bianchi cristalli gelati, questa era senz’altro la leggendaria metropoli che erano venuti ad ammirare da una dozzina di stati americani e da’nove paesi stranieri.
Questa era New York, la sede del potere.
Era la celebre città che serviva da pietra di paragone per tutte le altre. Ammirata, invidiata e disprezzata, era qualcosa di più di un coacervo di dinamici innovatori e realizzatori noti in tutto il mondo. Questa città sfacciata e controversa era di per se stessa la celebrità, una creatura vitale e cosmopolita che non poteva o non voleva stare ferma.

L.

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