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Splendido volume d’annata della collana “Il Giallo Mondadori” di Alberto Tedeschi.
L’illustrazione di copertina come sempre è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

296. Voi non ci crederete (Another Little Drink, noto anche come Premeditated Murder o A Trap for Bellamy, 1940) di Peter Cheyney [2 ottobre 1954] Traduzione di Itala Vigevani
– Inoltre contiene:
La corrente del diavolo [terza puntata] (The Devil’s Current, 1953) di Kem Bennett – Traduzione di Silvia Boba

La trama:

In Voi non ci crederete, Peter Cheyney ci presenta un altro “eroe” degno di figurare accanto a Lemmy Caution e a Slim Callaghan. Questo romanzo ha tutte le qualità che fanno di Cheyney un autore unico nel suo genere. Velocità, mistero, emozione, dialogo scoppiettante, atmosfera e comicità. E poi, s’intende, ci sono le donne di Cheyney e la tecnica di Cheyney… — Sentite, Fenella — dice Bellamy, l’investigatore — siete una vera seduttrice. Che ne direste di aiutarmi in una piccola impresa? — Perché no? — risponde lei. — Mi sono sempre piaciute le avventure. — E Bellamy. — L’immaginavo. E a me piacciono le ragazze con un po’ di spirito avventuroso! Può anche darsi che ci rimediate un cinquantone. — Fenella sospira. — Che cosa non affronterei per un cinquantone? Lo sapevo che mi sareste piaciuto a prima vista. A proposito, non è vero quel che dicono di voi, eh? — Bellamy sospira. — Be’, non so… ne dicono tante! Dicono persino che io abbia assassinato qualcuno. Il buffo è questo: credo che abbiano ragione. Ve ne importa? — Oh, no! Che cos’è mai un delittuccio del genere… tra amici? — Vero? — fa Bellamy. — Allora beviamoci sopra. — La bevuta ha luogo, e dopo di essa hanno luogo fatti su fatti, fino a quando uno di quegli scioglimenti a sorpresa, di cui solo Cheyney ha il segreto, non verrà a restituire al lettore il fiato, rimastogli sospeso durante tutto lo svolgersi della vicenda.

L’incipit:

Bellamy scivolò giù dall’alto sgabello e, camminando incerto, s’avvicinò alla vetrata, per guardare la neve che imbiancava la Conduit Street. Il barista versò un whisky e soda e cominciò a lucidare il banco cromato. Bellamy si volse e, appoggiandosi alla finestra, lo guardò.
Nick Bellamy era alto, magro e bruno, e riusciva a mantenere un’aria distinta, sebbene il suo vestito grigio denunciasse a chiare note d’aver conosciuto tempi migliori. Le occhiaie profonde lo facevano sembrare stanco, e forse vizioso. Gli occhi scuri e grandi erano tristi.
— Come mai non viene nessuno?
— chiese con voce bassa, dal tono gradevole. — Il signor March non è stato qui, Sidney?
Andò verso il banco.
— Sono giorni che non lo vedo — rispose Sidney. — Crederlo o no, secondo me è al verde, come tutti quanti. E spendeva con signorilità, quando ne aveva.
Bellamy s’arrampicò sullo sgabello. Prese il bicchiere e fini il suo whisky. Guardò Sidney per averne un altro. Poi cominciò a cantare stonato:

Eccolo qui il buon vecchio whisky:
Mandalo giù, mandalo giù…

— No, signor Bellamy — disse il barista. — Cantiamo l’altra.
Bellamy si chinò sul banco. Sidney sporse la testa fino quasi a toccare quella di Bellamy e assieme cominciarono a cercare il motivo. Cantarono cosi:

Se il sergente ti ruba il rum… non ci badar
Se il sergente ti ruba il rum… non ci badar
Una parte gli spetta ed ha ragion
Ma lo vuol tutto, porco ubriacon.
Non ci ba… dar…

Finirono con un acuto straziante. Rellamy vuotò il bicchiere.
— Signor Bellamy — gli ricordò il barista — mi dovete cinque sterline e quattro scellini.
Bellamy lo guardò sconcertato. — Oh, Signore! Cinque sterline e quattro scellini… Deve essere una bugia.

L.

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