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In ritardo, Ellery Queen festeggia i 90 anni del Giallo Mondadori.

La prima apparizione italiana del romanzo risale al 1953, come numero 1 della collana “Serie Gialla” Garzanti, con lo stesso titolo e stessa traduzione.

La copertina è un omaggio a Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1416. Il rovescio della medaglia (Double, Double, o The Case of the Seven Murders, 1950) di Ellery Queen [gennaio 2019] Traduzione di Enrico Hirschhorn
Inoltre contiene il racconto: Un nome da ninja (2018) di Andrea d’Amico

La trama:

Ellery Queen era convinto di aver chiuso con Wrightsville. La città, annidata in una valle tra montagne e foreste del New England, è la sua patria spirituale e viveva per lui soltanto nel ricordo. Fino all’arrivo della prima lettera anonima. E della seconda. Il contenuto: ritagli di giornale in merito a una serie di morti avvenute proprio laggiù. Quella di un noto indigente, deceduto per cause naturali e risultato titolare di un cospicuo patrimonio. Poi quella per suicidio di un altrettanto noto possidente, rivelatosi indebitato fino al collo. Infine quella dell’ubriacone locale, caduto da una rupe a seguito di una misteriosa colluttazione. Collegando in un’ipotetica sequenza articoli del tutto innocui se considerati singolarmente, la mano ignota ha voluto evocare uno scenario delittuoso. Non c’è dubbio che una vicenda così bizzarra, dove il povero in realtà era ricco e il ricco povero, stuzzichi alquanto l’immaginazione. Ellery è forse il destinatario ideale di una tale concentrazione di veleni e sospetti, perché ha l’istinto di scrutare oltre il velo dell’apparenza. Ed è ciò che intende fare anche in questo caso.

L’incipit:

Ellery credeva ormai di averla finita con Wrightsville. Gliene era anzi venuta una specie di nostalgia, come quella che si ha per la casa della propria infanzia, vista attraverso la lente deformante del ricordo. Amava dire che, sebbene lui fosse nato nel centro di New York, Wrightsville era la sua patria spirituale – una città di placidi olmi, di ciottoli, di viuzze tortuose, annidata nel grembo di una vallata agricola e posta a ridosso di una delle più matriarcali catene di montagne del New England. Qui il verde perenne delle foreste cedeva solo al candore delle nevi; l’aria era profumata; la geometria dei campi si disegnava tra ridenti colline. La regione risplendeva nella memoria di Ellery come un diamante, o come uno smeraldo. Non come un rubino, perché il colore del sangue troppo si addiceva a quel ricordo.
La busta mandava un bagliore cupo di rubino.
Ellery tornò a esaminarla, senza toccarne il contenuto. Era di una carta azzurra, comune, come si poteva trovarne in ogni emporio d’America. Questa, ne era sicuro, proveniva dal reparto cancelleria del grande magazzino di High Village, a Wrightsville.
Non era indicato il mittente. Naturale che non lo fosse. La persona che aveva scritto l’indirizzo sulla busta, a matita e tutto in lettere maiuscole volutamente rozze, annunciava con questo soltanto la sua estrema riservatezza. Una lettera anonima. Ellery fu tentato di buttarla nel fuoco, che, d’aprile, era ancora acceso nel caminetto della sua stanza.
Lacerò delicatamente la busta nel senso della lunghezza. Conteneva alcuni ritagli di giornale, appuntati in un angolo con una comune graffetta d’acciaio.
Non c’era altro, nella busta.

L’autore:

Ellery Queen è lo pseudonimo dei cugini statunitensi Frederic Dannay (1905-1982) e Manfred B. Lee (1905-1971), che insieme hanno dato vita a una delle firme più prestigiose nella storia del giallo. Il personaggio da loro creato ha raggiunto una vastissima fama come autore di romanzi e racconti, e ha promosso il recupero di opere del passato e la scoperta di nuovi talenti curando antologie e riviste come l’“Ellery Queen’s Mystery Magazine”, per decenni il più importante periodico di narrativa poliziesca al mondo. È stato tra i fondatori dell’organizzazione Mystery Writers of America e ha vinto più volte il premio Edgar.

L.

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