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Indiana Jones 2In occasione dei 35 anni de I predatori dell’arca perduta, e dello specialone sui vari film organizzato dalla Bara Volante di Cassidy, ne approfitto per ripescare i libri che presentano le novelization dei vari film.
Segnalo anche le altre mie iniziative per festeggiare il film:

  • Fumetti Etruschi” con la parodia di Paperinik
  • IPMP” con la locandina sui giornali dell’epoca.

La scheda di Uruk:

1984. Indiana Jones e il tempio maledetto (Indiana Jones and the Temple of Doom) di James Kahn [“Pandora” n. 237, Sperling & Kupfer 1984 / “Oscar Narrativa” n. 825, Mondadori settembre 1986] Traduzione di Tullio Dobner
– dalla sceneggiatura di Willard Huyck e Gloria Katz per il film omonimo di Steven Spielberg, con Harrison Ford e Kate Capshaw

La trama:

La storia di “Indiana Jones e il tempio maledetto” inizia in un club di Shanghai, dove Jones si incontra con il gangster cinese Lao Che per consegnargli una preziosissima giada. Dopo aver ricevuto in cambio, invece del diamante pattuito, una coppa di champagne avvelenato, Jones parte alla conquista della ricompensa che gli spetta e dell’antidoto che può salvarlo. Da questo momento, per lo spericolato archeologo e per i suoi due improvvisati compagni le peripezie e le emozioni non si contano più. In equilibrio fra la cruda violenza di antichi riti sacrificali e la magica atmosfera dell’Oriente, il romanzo riconferma l’enorme popolarità del suo personaggio e la fortuna di un genere ormai collaudatissimo.

L’incipit:

Il night club era pieno di gente e di fumo. Uomini e donne di ogni nazionalità, ma anche qualcuno che nessuna nazione avrebbe voluto come cittadino, sedevano ai tavolini disposti attorno alla pista da ballo. Sigaraie di coscia lunga, buttafuori dall’aria torva, cibo esotico, camerieri in smoking, risate, champagne, promesse infrante e sentore d’oppio mescolato al tabacco. Ecco di che cosa sapeva il fumo. Un posto decadente in tempi di decadenza. Eppure très gai, come l’ultima festa prima dell’apocalisse. Di lì a pochi anni il mondo sarebbe stato in guerra.
Lungo la parete laterale, curve in stile Art Déco e archi tipicamente orientali si allacciavano le une agli altri a formare séparé o balconate sopraelevate. Il bar si trovava sul fondo. Di fronte, di fianco alle porte della cucina, c’era la pedana dell’orchestra, leggermente rialzata e, accanto, proprio davanti alla pista da ballo, si trovava la scena.

L.

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