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Dopo aver presentato nell’aprile 1981 Il ritorno di Josey Wales, la bolognese La Frontiera edizioni decide di puntare ancora sullo scrittore Cherokee Forrest Carter, che però… tanto indiano non è. Anzi, non lo è affatto!

L’ho scoperto da Cassidy:

«Perché Forrest Carter altro non era che lo pseudonimo di Asa Earl Carter, segregazionista convinto, antisemita e tra i membri fondatori negli anni ’50 di una setta di signori bianchi che amavano indossare cappucci a punta dello stesso colore.»

Proprio Cassidy, dopo aver recensito il film Geronimo (1993), mi passa le preziose informazioni su un libro davvero particolare, che ha segnato la sua infanzia.

La Frontiera edizioni nello stesso 1982 presenta in Italia – con la traduzione della fedele Annarita Guarnieri – l’ultimo romanzo di Carter, Watch Me on the Mountain, dividendolo in due parti perché lunghetto: così lo stesso 1982 il testo esce nella collana “I Grandi Autori Western” con i titoli Geronimo e Cercami sulle montagne, poi è raccolto in un volume sempre della collana “I Grandi Autori Western” ma con scritto in copertina “Classici del West”, tanto per fare confusione.

La scheda di Uruk:

19. Geronimo. Cercami sulle montagne (Watch Me on the Mountain, 1978) di Forrest Carter [febbraio 1982] Traduzione di Annarita Guarnieri

La trama:

Dopo il successo che ha avuto anche in Italia l’epopea di Josey Wales, siamo felici di pubblicare la storia di Geronimo: è chiaramente un punto di vista, ma chi può essere più qualificato di Carter nel ricostruire, sia pure in un romanzo, la vita di un capo e di un guerriero che la storia dei bianchi ci ha tramandato solo come una belva sanguinaria? La sua interpretazione è probabilmente quella più vicina alla realtà, e noi potremo conoscere anche l’uomo Geronimo, il perché del suo odio sconfinato per i bianchi, il perché  del suo agire. E forse ci accorgeremo che se quel Josey Wales a cui ci siamo sentiti tanto vicini fosse nato Apache, si sarebbe chiamato Geronimo.

Dall’introduzione

Questa è l’ultima opera di Forrest Carter, purtroppo recentemente scomparso, che i nostri lettori hanno conosciuto ed apprezzato per i due romanzi da noi pubblicati, “The outlaw Josey Wales” e `The vengeance trail of Josey Wales”.
Carter, nelle cui vene scorreva per metà sangue Cherokee, aveva già dato prova, nelle sue due opere precedenti, di sentire molto da vicino e molto profondamente il problema della popolazione Indiana e dello sterminio da essa subito per mano dei bianchi, man mano che essi occupavano le terre da sempre appartenute al popolo rosso. Lone Watie, l’amico Cherokee di Josey Wales, e lo stesso Geronimo, che appare per brevi tratti nel secondo volume su Josey Wales, erano già stati strumenti di cui Carter si era servito per dare voce al suo pensiero ed ai suoi sentimenti su un tema a lui caro ma che era però rimasto marginale in quelle due opere.
In “Watch for me on the mountain”, con una biografia del più odiato, temuto e condannato guerriero Indiano della storia americana, Geronimo, Carter affronta in pieno il problema, senza mezzi termini, con una crudezza ed una precisione di particolari che possono alle volte sembrare eccessivi, ma che rispettano perfettamente la realtà storica della situazione e degli avvenimenti narrati.

L’incipit:

Il sole filtrava attraverso i fragili rami dei cespugli e raggiungeva la figura dell’Apache seduto al riparo di essi; quel cespuglio non aveva foglie e, pensando a questo, l’Apache Naiche sorrise fra sé: non c’era bisogno che si nascondesse, perché quando avrebbero deciso di ucciderlo lo avrebbero fatto comunque.
Quella di sedere così, al riparo, era una vecchia abitudine Apache.
Fra gli sciami di moscerini che lo circondavano, ogni tanto appariva qualche grossa mosca, che gli mordeva il volto e le mani, ma l’uomo non cercava di allontanarla mentre continuava a fissare lo sguardo su un punto del cielo lungo l’orizzonte, verso Sudovest, allineandolo poi con la scura macchia formata da un gruppo di cavalieri in avvicinamento e riuscendo in questo modo a giudicare la velocità con cui essi si avvicinavano.
Gli uomini a cavallo si stavano muovendo lentamente.
L’Apache si guardò alle spalle, osservando i wickiups sparsi in direzione Nord: le capanne erano disposte lungo delle linee irregolari che costeggiavano le sponde nude di un torrente; gli sparuti cottonwoods che crescevano qua e là fra i wickiups erano senza foglie, bruciati dal sole e riarsi dal vento.
Le sponde del torrente, disegnate dalla Natura in modo tale da poter contenere grandi quantità d’acqua, erano molto distanti l’una dall’altra, ma in mezzo ad esse scorreva un rigagnolo non più grande del dito di un uomo, e la cui acqua era amara e contaminata dall’alkali.
Tutt’intorno, nessuno si muoveva.

L.

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