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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” dell’epoca della direzione di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

922. La catena al piede (Beware the Young Stranger, 1965) di Ellery Queen [2 ottobre 1966] Traduzione di Luciana Agnoli Zucchini
Inoltre contiene il saggio:
[Il “Giallo” nello Sport] Due campioni, due misteri, di Mario Minini
Inoltre contiene i racconti:
Il bambino di Santopadre, di Bianca Nulli
La maledizione incombe sui bari, di Enrico Salsa
La colomba e il falco (The Dove and the Hawk, da “EQMM”, giugno 1966) di Anthony Gilbert

La trama:

Nell’amena località di Port Palmetto, durante una baldoria fra ragazzi, una studentessa viene violentata e uccisa. La polizia appunta i suoi sospetti su Keith Rollins, l’ultimo che è stato visto in compagnia della vittima, prima della tragedia. Ma non esistono prove, e Keith viene rilasciato. Gli rimane il marchio di quel sospetto, anche se Nancy Vallancourt, che è innamorata di lui, è pronta a giurare sull’innocenza che egli proclama. Anche il babbo di Nancy, John, lo crede innocente, ma la sua fiducia riceve un duro colpo, quando lo stesso padre del ragazzo gli manifesta i propri dubbi in proposito. Poi accade una cosa orribile: Dorcas Ferguson, la ricca zia di Keith, viene assassinata. È lo stesso Villancourt a fare la raccapricciante scoperta e a trovare proprio Keith Rollins nella stanza del delitto, nascosto dietro una tenda. Il giovane si dà alla fuga, saltando da una finestra e aggravando così la sua già disperata situazione. Bisogna ritrovarlo, bisogna indurlo a costituirsi. È il solo modo per salvargli la pelle. Ma dove cercarlo? Con incredibile cinismo, il padre del ragazzo suggerisce una ipotesi allarmante a Vallancourt. «Sarà andato da vostra figlia» dice. E questo è il momento in cui il Rettore della Scuola Superiore frequentata da Nancy telefona a Vallancourt. Nancy non si è presentata alla scuola. Nancy è sparita. Si è forse recata a un appuntamento con Keith, ignara e indifesa, come la ragazza di Port Palmetto? E se Keith ha già ucciso due volte, che cosa lo tratterrà dal commettere un terzo delitto? Ancora una prova convincente della superiorità di Ellery Queen, narratore di classe.

L’incipit:

L’ultimo del quartetto a entrare negli spogliatoi fu Vallancourt. Mentre lasciava il «green» della diciottesima buca, si era sentito chiamare da una donna formosa ed eccessivamente pimpante, che conosceva a malapena.
Lei aveva voluto presentarlo a tutti i costi a tre amici non della città, seduti a un tavolino sulla terrazza. L’aveva presentato come «il nostro autorevole diplomatico, l’uomo che conosce tutti i segreti di quegli antipatici paesi d’oltre Atlantico».
Alto e magro, ben curato nella persona, Vallancourt era sulla cinquantina. Il volto era abbronzato, i capelli argentei.
Dopo uno scambio di chiacchiere banali, era riuscito a svignarsela con tatto e aveva subito dimenticato l’incidente.
Aveva ben altro a cui pensare, per esempio a sua figlia Nancy.
Dopo essersi svestito nello spogliatoio deserto, fece la doccia e si strofinò energicamente, prima d’indossare l’abito grigio scuro, di tessuto italiano, che aveva indossato quella mattina per andare al club.
Confessava a se stesso di essere turbato. La partita a golf con Keith Rollins, lungo i sei chilometri e più del percorso, non aveva attutito in lui la sensazione di sospetto, di disagio. Già altre volte aveva avvertito il segnale di quel radar particolare, quando erano stati in gioco il prestigio e gli interessi degli Stati Uniti, in certe capitali europee e anche nella vasta solitudine delle praterie ove andava a caccia grossa, luoghi nei quali il cacciatore è ridimensionato nei suoi limiti umani.
La sua diffidenza nei confronti di Rollins non dipendeva dal fatto che fosse ormai giunta l’ora di affrontare l’inevitabile mutamento dei rapporti che lo legavano a Nancy, mutamento per il quale era preparato.
Accoglieva anzi come un avvenimento gradito e giusto il suo passaggio dalla fanciullezza alla maturità. Pensava con piacere alla prospettiva di vedere il ceppo continuare nel tempo, attraverso i figli di Nancy…
Vallancourt credeva di essere solo, ma quando si girò vide Keith Rollins all’altro capo della fila di armadietti e lo sguardo, generalmente affabile, si raggelò lievemente.
Si chiese da quanto tempo l’altro lo stesse osservando.
Keith sorrideva mentre gli si avvicinava. Era un bel giovanotto di ventidue anni. Spalle larghe, viso dai tratti decisi, piuttosto angolosi, occhi irrequieti, di un azzurro cupo, quasi violaceo, sopracciglia folte, corvine come i ricciuti capelli.
Accese una sigaretta.
– Confesso che cela siamo squagliata tutti, quando abbiamo visto quella vecchia carampana prendervi d’assalto – fece. – Il signor Conway e il signor Hibbs sono al bar.
– Sono abituato alle vecchie carampane.
Anche Vallancourt sorrideva.
Osservandolo attraverso il fumo della sigaretta, Keith disse: – Giocate a golf come un campione, signor Vallancourt. Nancy mi aveva messo sull’avviso.
– Anche tu non sei da buttar via. Mi hai costretto a vere acrobazie, fino a quel colpo azzardato, sulla diciassettesima buca.
– Un’altra volta, forse, riuscirò a battervi.

L.

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